pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei studi storici
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Zingari, la schiatta più nomade
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Popolo
ancor oggi nomade, diffuso più o meno in tutto l’ecumene, ma più
specialmente nei paesi dell’Asia anteriore e in Europa, massime nella
sudorientale.
Circa
le sue origini, appare oggi indubbio, contro alle molte ipotesi avanzate in
passato, che, quanto alla lingua, esso è di provenienza indiana. Infatti la
lingua o, meglio, l’insieme dei dialetti propri degli Zingari costituisce un
ramo che si staccò dal gruppo dei dialetti parlati nel NO dell’India e nelle
regioni dell’Indo Cush, a partire dal secolo
V°
dell’era volgare, trasportato dai nomadi attraverso la Persia e l’Armenia,
fino nelle regioni dell’Europa occidentale.
Naturalmente
l’idioma zingaro, detto anche “tsigano “, nel corso del lungo tragitto da
esso compiuto e durante i molti secoli da che viene parlato fuori della sua
patria d’origine, ha subito non lievi modificazioni, a seconda delle diverse
lingue con le quali si è trovato a contatto; talora si presenta con carattere
di lingua segreta, di cui solamente il vocabolario rivela la derivazione
indiana, laddove la grammatica risulta in gran parte tolta a prestito dalle
lingue dei vari paesi dove gli Zingari soggiornano.
Tutto
questo peraltro consta con sicurezza soltanto ai nostri giorni, in conseguenza
agli ampi studi storici-linguistici e antropologici di cui il popolo tsigano ha
formato oggetto per parte di tutta una seria di valorosi indagatori, tra i
quali, oltre il Pott, il Miklosich, il Finck e il Battailard, si possono
annoverare diversi ricercatori italiani, dal Predari al Raspati, all’Ascoli,
al Colocci, al Tagliavini, al Menarini, etc.
Prima
era invece opinione corrente che gli Zingari fossero d’origine egiziana, donde
i nomi di “gitanos”e di “ gipsies” , con i quali essi sono designati
rispettivamente in Spagna ed in Inghilterra, mentre in Francia sono conosciuti
sotto l’appellativo di “ bohèmiens” (Boemi), per una presunta derivazione
dalla Boemia, e mentre essi stessi si danno i nomi di “rom” e di “manush”,
aventi nella loro lingua il significato di “uomo”( il sanscrito “manu”,
il tedesco “Mann” e”Mensch).
Del
resto anche il tipo fisico più comune presso gli Zingari contribuisce a
dimostrare la loro origine indiana, quantunque nelle loro interrotte e
amplissime migrazioni e dati i loro costumi poligamici essi si siano
replicatamene mescolati con popoli d’altra razza, così da presentare alle
volte colorito chiaro della pelle, con capelli castani o biondi e con occhi
azzurri; ma, di regola, le loro fattezze sono precisamente le fattezze che
ricorrono presso gli indiani del nord, e cioè statura media, colorito olivastro
e, naturalmente, capelli neri e ricciuti e occhi con l’iride scura.
Si
calcola che gli Zingari possano ammontare a qualche milione d’individui, certo
non più di quattro o cinque.
Esercitano
di norma, oltre che il mestiere di saltimbanchi, di dicitori di buona fortuna e
di stregoni, i mestieri di calderai, di mercanti di cavalli, di panierai, di
intagliatori di legno, etc.
Gli
Zingari sono, oggi, comunemente divisi in tre gruppi principali: i “calderas”,
i “gitani”, i “ manouches” (corrispondenti ai “bohèmiens”).
Oggi
gli Zingari si trovano in Asia Minore, in Africa Settentrionale, nel Sudan, in
Etiopia, nelle due Americhe, in Australia.
In
Europa hanno avuto la vita difficile durante il nazismo(nell’area germanica),
in cui furono considerati alla stregua degli Ebrei, chiusi in campi di
concentramento, sterilizzati, etc.
Nella
Spagna, specialmente in Andalusia, i gitani ebbero ed hanno una vita autonoma;
in Italia e in Francia godono pure di ampia libertà.
La
Chiesa ha operato notevole penetrazione fra gli Zingari raccogliendo qualche
tangibile frutto.
Poco
si sa degli Zingari negli ex Paesi comunisti; generalmente è noto che i vari
Stati dell’est Europa: Romania, Moldavia, Bielorussia e altri, ove vivono
numerosi gruppi, cercano di costringere gli Zingari a fissa dimora e a un lavoro
utile, anche per porre fine alla questua dei bambini che laceri, sporchi ed
insistenti vagano per le strade, inviati dai loro stessi genitori.
Bellissime,
anzi meravigliose sono le feste, una tantum, che questa razza fa per qualche
ricorrenza come un matrimonio, un fidanzamento o per perdonare un affronto, dato
che sono molto suscettibili e vendicativi. Le donne indossano abiti sgargianti,
oro e gioielli a profusione, i canti ed i balli, con relative libagioni, sono
l’apoteosi di feste indimenticabili, forse perché così diverse dagli altri
popoli. Gli Zingari sono fieri, orgogliosi, molto uniti fra loro e si sentono
superiori a tutti.
La loro casa è il mondo e fare i nomadi è la loro vera vita!
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