pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei studi storici
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Tibet: un popolo innocente duramente calpestato nella sua dignità
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Non
si può tacere o far finta di nulla di fronte ad ingiustizie così evidenti, non
si può rimandare ancora, ogni tibetano sta attendendo, con pazienza, un
aiuto.
Oggi il Tibet è oppresso da una occupazione cinese, illegale e repressiva. Sua
Santità il Dalai Lama, Capo di Stato e guida spirituale del Tibet , un fermo
apostolo della non-violenza, premio Nobel per la Pace nel 1989, ha tentato per
otto anni di coesistere, pacificamente, con i cinesi, ma la sistematica
conquista del territorio del Tibet e del suo popolo, da parte della Cina, ha
provocato ripetuti atti di repressione. Il 10 marzo del 1959, la resistenza
tibetana è culminata in una insurezzione nazionale contro i cinesi.
L’Esercito di Liberazione Cinese ha schiacciato l’insurrezione, uccidendo,
in quella data, più di 87.000 tibetani nel solo Tibet centrale. Sua santità il
Dalai Lama, i membri del suo governo e circa 80.000 tibetani sono fuggiti dal
loro paese ed hanno cercato asilo politico in India, in Nepal e in Bhutan. Oggi,
vi sono più di 120.000 tibetani in esilio, inclusi oltre 5.000 che vivono al di
fuori del subcontinente indiano. Per sfuggire alle persecuzioni cinesi, dal
Tibet continuano ad arrivare moltissimi rifugiati tibetani. Le Nazioni Unite
hanno approvato tre risoluzioni sul Tibet, nel 1959, nel 1961, nel 1965, che
hanno espresso seria preoccupazione per la violazione dei diritti umani e che
hanno invocato: “ la cessazione di pratiche che privano il popolo tibetano dei
suoi fondamentali diritti umani e libertà, incluso il proprio diritto
all’auto-determinazione”. Un milione e duecentomila tibetani ( un quinto
della popolazione) sono morti come risultato dell’occupazione cinese. Migliaia
di prigionieri religiosi e politici vengono detenuti in prigioni e in campi di
lavoro forzato, dove la tortura è pratica comune. Le donne tibetane sono
soggette a sterilizzazione forzata e a procurati aborti. Il Tibet, un tempo
pacifico stato cuscinetto tra l’India e la Cina, è stato trasformato in una
vasta base militare, che ospita non meno di 500.000 soldati cinesi, e un quarto
della forza missilistica nucleare cinese, valutata, complessivamente, in 550
testate nucleari. Più di seimila monasteri, templi ed edifici storici sono
stati razziati e rasi al suolo, e le loro antiche e insostituibili opere
d’arte ed i tesori della letteratura sono stati distrutti o venduti dai
cinesi, durante le” riforme democratiche” prima del 1966 ed il rimanente
durante la Rivoluzione Culturale, secondo le autorità cinesi. La Cina, in
Tibet, proibisce l’insegnamento e lo studio del Buddhismo. L’odierna
apparenza di libertà religiosa è stata inaugurata, unicamente, per fini di
propaganda e per il turismo. I monaci e le
monache
continuano ad essere espulsi dai monasteri. Le risorse naturali del Tibet e la
sua fragile ecologia stanno per essere, irrimediabilmente, distrutte, come
risultato dell’invasione cinese. Gli animali selvatici sono stati,
praticamente, sterminati, le foreste abbattute ed il terreno è stato impoverito
ed eroso. Sin dall’invasione il Tibet storico è stato diviso dalla Cina
comunista. Le province tibetane dell’Amdo, e gran parte del Kham, sono state
incorporate nelle province cinesi di Qinghai, Gansu, Sichuan e Yunnan. Nel 1960
la Commissione di Giustizia Internazionale ha rilevato in Tibet sia atti di
genocidio, sia l’aperta violazione di sedici articoli della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo. Le autorità cinesi, in Tibet, praticano la
discriminazione e la segregazione ufficialmente e apertamente. La Cina porta
avanti una politica di trasferimento di coloni cinesi: 7 milioni e mezzo di
colini cinesi contro 6 milioni di tibetani. La soluzione finale di questa
pulizia etnica prevede l’insediamento di 40 milioni di coloni cinesi, in
Tibet, entro il 2020. Chi è il Dalai Lama? Il Dalai Lama può essere
considerato il simbolo vivente della cultura tibetana : è la principale autorità
spirituale del Tibet, nonché il detentore del potere temporale prima della
drammatica invasione cinese. Viene considerato dal suo popolo e da milioni di
buddhisti nel mondo una emanazione di Cenresing, il Buddha della Compassione.
Singolare era la procedura attraverso la quale venivano scelti, in Tibet, i
Dalai Lama. Così avvenne il riconoscimento del piccolo Tenzin Ghiatzo quale
reincarnazione del precedente XIII Dalai Lama. Nacque il 6 luglio del 1935 a
Takstern , nella provincia dell’Amdo ( nei pressi del confine con la Cina).
Poco dopo la morte del XIII Dalai Lama, dove giaceva il suo corpo, spuntò un
gigantesco fungo a forma di stella e apparvero ripetuti arcobaleni in direzione
nord-orientale e, qualche giorno più tardi, anche la testa del defunto Dalai
Lama si voltò verso nord-est. Esiste un lago sacro chiamato Lamo Lhatzo le cui
acque avrebbero il potere di mostrare il futuro; esse manifestarono ai grandi
Lama sopraggiunti la visione di un monastero dai tetti d’oro e di giada; dal
monastero scendeva verso oriente un sentiero che conduceva ad una casa con le
tegole color turchese, un cortile, un bambino ed un cane pezzato di bianco e
marrone. Apparvero, infine, tre lettere dell’alfabeto tibetano che indicavano,
si presumeva, le iniziali del luogo e della provincia esatti. Guidati dalla
visione, i Maestri viaggiarono per mille miglia fino al monastero Kumbum, dai
tetti d’oro e di giada e giunsero ad una casa dal tetto color turchese e
travestiti da mercanti, chiesero ospitalità. Egli riconobbe, subito, una
collana che il Lama aveva al collo che era appartenuta al precedente Dalai Lama.
Il bambino parlava il raffinato dialetto di Lhasa, città di residenza dei Dalai
Lama, dialetto che in quella provincia nessuno conosceva. I Maestri se ne
andarono e ritornarono poco tempo dopo e sottoposero il bimbo ad una serie di
prove, mostrando gli oggetti appartenuti al XIII Dalai Lama , confusi in mezzo a
copie abilmente contraffatte.
Ogni
volta il piccolo sceglieva quella giusta ed affermava che quegli oggetti gli
appartenevano. Quando partì, felice, con i Lama alla volta di Lhasa, aveva
soltanto tre anni e mezzo. Giunti a Lhasa vennero fatte ulteriori prove fra le
quali il riconoscimento sul suo corpo degli otto segni appartenenti a tutti i
precedenti Dalai Lama. Da quel momento, Tenzin Ghiatzo venne considerato supremo
capo spirituale e temporale del Tibet. Studiò scienze, matematica, inglese,
filosofia buddhista. Nel 1950, in ottobre la Cina comunista invase il Tibet. A
sedici anni non compiuti, Tenzin Ghiatzo fu costretto ad assumere il pieno
potere temporale, cercando un compromesso con i cinesi durato nove anni. Dopo la
strage del 1959 il Dalai Lama fu costretto a fuggire da Lhasa , seguito da più
di 100.000 profughi e, dopo un drammatico viaggio arrivò in India ove ottenne
asilo politico e dal 1960 vive a Dharamsala, sede del governo tibetano in
esilio, nell’India settentrionale, dove svolge una instancabile attività in
difesa del suo popolo e della preservazione della cultura tibetana. S.S. il
Dalai Lama ha praticato la politica della non-violenza, anche di fronte ad una
brutale aggressione, un’attitudine che lo ha portato ad essere insignito del
Premio Nobel per la Pace, nel dicembre 1989, primo cittadino asiatico a ricevere
tale riconoscimento. Ha toccato il cuore di moltissime persone di differenti
culture e religioni, con la sola semplicità. Ama, spesso, definirsi e firmarsi
molto semplicemente: Tenzin Ghiatzo, monaco buddhista. E la storia continua, ma
in modo drammatico. Il 14 maggio 1995, il Dalai Lama, riconosceva in Choekyi
Nyima, un bambino nato a Lhari, nel Tibet centrale, l’undicesima
reincarnazione di una delle più alte personalità religiose tibetane: il
Panchen Lama, era il 25 aprile 1989. Panchem Lama è un titolo che i tibetani
conferiscono alla seconda più importante personalità del Tibet. “ Panchem”
( si pronuncia Pàncem) significa “ Grande Studioso” e Lama è un termine
usato dai tibetani per indicare un maestro spirituale. I Tibetani ritengono che
il Panchem Lama sia il protettore di tutti gli esseri senzienti del mondo. Il
Panchem Lama aveva sei anni quando il Governo Cinese lo ha rapito assieme ai
suoi genitori. Egli è il più giovane prigioniero politico del mondo ed è,
ormai, sparito da più di quattro anni. Malgrado l’assoluta legittimità della
scelta del Dalai Lama che, in accordo con una tradizione antichissima, ha agito
in modo conforme al suo ruolo, le autorità della Repubblica Popolare Cinese
hanno accusato il Dalai Lama di voler creare, con il riconoscimento del piccolo
Panchem Lama, tensioni e conflitti in Tibet. Non appena il Dalai Lama ha
annunciato l’avvenuto riconoscimento, Choekyi Nyima ed i suoi genitori sono
stati prelevati dal loro villaggio e, da allora, se ne sono, letteralmente,
perdute le tracce. E’, inoltre, iniziata, in Tibet, una durissima campagna di
denuncia del Dalai Lama e di tutti quei tibetani, religiosi e laici, che si
dichiarano favorevoli alla sua scelta. Il Monastero di Tashilumpo, tradizionale
sede del Panchem Lama, è stato sottoposto ad un regime di rigido controllo di
polizia e diverse decine dei suoi monaci sono stati arrestati o espulsi per
avere pubblicamente epresso la loro solidarietà al Dalai Lama. Resta, comunque,
il fatto gravissimo che, dal maggio 1995, Choekyi Nyima e la sua famiglia sono
scomparsi e il governo cinese non ha mai voluto dire con precisione dove e come
stiano. Di fronte alle richieste di chiarimenti inoltrate da organizzazioni
umanitarie, gruppi di sostegni alla causa tibetana, movimenti sindacali, partiti
politici e parlamentari di numerose nazioni, le Autorità della Repubblica
Popolare Cinese hanno solo ammesso che il bambino ed i suoi genitori “ sono
stati affidati al Partito Comunista per essere protetti dai tentativi di
rapimento messi in atto dai seguaci del Dalai Lama e della sua cricca”. Il 25
aprile 2003 Choekyi Nyima compie 14 anni e da nove vive segregato, tanto che
Amnesty International lo ha definito “ il più giovane prigioniero politico
del mondo”. La vicenda del piccolo Panchem Lama si è aggiunta alla lunga
serie di torti e di violenze che la Repubblica Popolare Cinese sta infliggendo,
da 50 anni, agli uomini e alle donne del Tibet Il sequestro di un bambino di sei
anni, “ colpevole “ solo di essere stato riconosciuto come reincarnazione di
un importante maestro spirituale, dovrebbe spingere ogni coscienza democratica a
mobilitarsi perché questa intollerabile violenza , ad un minore, possa cessare
al più presto.
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