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I miei studi storici
La madre di Wojtyla era ebrea; quindi, a rigor di legge ebraica, era ebreo lui stesso... (cfr. Yoram Kaniuk, "Repubblica", 22 marzo 2000)
Un episodio significativo della vita di Giovanni Paolo II
La storia di Shachne Berger, il bambino ebreo che Wojtyla non volle battezzare per rispetto della sua identità religiosa
Era il
1946 quando Karol
Wojtyla rifiutò di battezzare Shachne
Berger, ebreo polacco rimasto orfano in
seguito all¹Olocausto, per rispettare la
sua identità e il suo credo religioso.
La storia del bambino ebreo affidato dai genitori ad una famiglia
cattolica per salvarlo dall¹orrore
nazista e che il futuro Giovanni Paolo II non volle battezzare per
rispettare la sua identità ebraica è emersa, dopo anni di silenzio,
grazie al racconto del protagonista al quotidiano il Corriere della
Sera.
La vicenda di Berger iniziò a Cracovia
nell'autunno del 1942, quando aveva appena due anni e i suoi
genitori, Helen e
Moses Hiller, decisero di
affidarlo ad una coppia cattolica senza figli che viveva nella zona
tedesca della cittadina di Dombrowa.
³Si chiamavano Yachowitch ed erano amici
intimi dei miei², ha raccontato Berger.
Dopo l'irruzione nazista del 28 ottobre nel ghetto di Cracovia, gli
Hiller decisero di agire. ³Il 15
novembre mamma era riuscita a portarmi fuori dal
ghetto e ad affidarmi ai suoi amici Cristiani, insieme a due grandi
buste - ha ricordato Berger. La prima
conteneva tutti i suoi oggetti di valore,
l'altra tre lettere².
La prima era indirizzata ai signori Yachowitch,
ai quali veniva affidato il bambino,
³istruendoli di educarlo come Ebreo e di restituirlo al suo popolo
in caso di morte dei genitori², secondo quanto riportato dal
quotidiano.
³La seconda lettera era indirizzata allo stesso
Shachne: gli spiegava che era stato un amore profondo
a indurre mamma e papà a metterlo in
salvo presso estranei e gli rivelava le sue origini, augurandosi che
crescesse orgoglioso di essere ebreo².
La terza conteneva il testamento di Reizel
Wurtzel, madre di
Helen, indirizzato alla cognata Jenny
Berger a Washington.
³Nostro nipote Shachne
Hiller, nato il 18 del mese di
Av ( il penultimo mese del calendario
ebraico, ndr ), il 22 agosto del 1940, è
stato affidato a brave persone - si legge nella terza lettera. Se
nessuno di noi farà ritorno, ti prego di prenderlo con te
ed educarlo rettamente. Queste sono le
mie ultime volontà².
Prima di congedarsi dagli Yachowitch,
Helen diede loro il nome e l¹indirizzo
di parenti (gli Aaron e i
Berger) che abitavano a Montreal e a
Washington. ³Se non faremo ritorno - si legge, quando
sarà finita questa follia spedisci loro
queste lettere².
Le tristi previsioni della madre di Shachne
si avverarono presto: nel marzo 1943 il ghetto di Cracovia venne
rapidamente liquidato e i genitori del bambino vennero deportati ad
Auschwitz, da cui non fecero più
ritorno.
Il bambino si era salvato, ma non era ancora fuori pericolo: ³Dal
1942 al 1945 eravamo costantemente in fuga, da una casa all'altra e
da una città a un nuovo villaggio - ha
ricordato. Molti Polacchi ostili e antisemiti sospettavano, dal mio
aspetto, che fossi Ebreo e se ci avessero
denunciati i miei genitori adottivi rischiavano la morte².
Nel frattempo, gli Yachowitch si erano
profondamente affezionati a Shachne. Ben
presto la ³madre adottiva² dimenticò le promesse fatte
ad Helen
Hiller e volle adottare ufficialmente il
bambino e farne un buon Cattolico. Volendo farlo battezzare, si recò
da un giovane sacerdote della sua parrocchia, rivelandogli la storia
del piccolo.
Di fronte alla volontà della donna, il sacerdote
le chiese quale fosse il desiderio dei veri genitori del
bambino quando lo avevano affidato a loro.
Quando la donna rivelò il contenuto del testamento, il
religioso si rifiutò di battezzare Shachne.
Il nome del sacerdote era Karol
Wojtyla.
Grazie al futuro Papa (Giovanni Paolo II),
Shachne poté partire per il Nord
America, dove l'aspettavano i parenti materni, ma riuscì ad essere
assegnato ai Berger solo nel 1950.
³Erano passati più di otto anni da quando, nel ghetto di Cracovia,
mia nonna aveva scritto il testamento - ha affermato. Alla fine il
suo desiderio si era realizzato².
Nell¹ottobre 1978, quando
Shachne era ormai diventato un Ebreo
osservante, si era sposato ed era diventato padre di due gemelli, la
signora Yachowitch, con cui era rimasto
in rapporti epistolari, gli raccontò tutta la verità: ³per la prima
volta, mi rivelava che aveva cercato di battezzarmi
ed educarmi come cattolico. Ma che
era stata fermata da un giovane prete,
futuro cardinale di Cracovia, Karol
Wojtyla, da poco eletto Papa².
³Le vie di Dio sono misteriose, meravigliose, sconosciute agli
uomini² ha detto il rabbino capo di Bluzhov,
rabbi Israel Spira, dopo aver appreso dalla professoressa
Yaffa Eliach
la storia di Shachne. Forse è stato IL
MERITO DI AVER SALVATO QUELL'ANIMA EBREA
che lo ha condotto a essere Papa. È una
storia che deve essere raccontata².
(Agenzia Zenit del 18 gennaio 2005)
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