pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei studi storici
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ARRIVEDERCI, CARO ROMANO
Ci siamo sentiti per
lo scambio di auguri per
Natale e ti avevo promesso che in primavera sarei
tornata a Villa Carpena
per stare un po’ con te, raccontarci cose di
fanciullezza, parlare un po’ di musica e di vecchie
amicizie. Il destino non ha voluto che potesse
accadere, però io ti sento vicino, accanto a me e
tornerò a Villa Carpena
perché so che tu sarai nel tuo studio, seduto sulla
tua poltrona e mi accoglierai con il tuo dolce,
Sto guardando la fotografia in cui siamo insieme nel tuo studio e le lacrime scendono copiose sul mio volto, troppi ricordi invadono la mia mente, impossibile frenare la nostalgia di un uomo stupendo come te, sincero, buono, comprensivo, modesto, ecco la più grande dote che prevaleva su tutto. Sei stato un grande Maestro, la musica per te era vita, sei stato riconosciuto e lo sarai sempre come uno dei maggiori interpreti internazionali del jazz. Ora sei lassù, con tutti i tuoi cari, finalmente riuniti e quante cose avrete da raccontarvi. Ti sembrerà di essere ritornato bambino quando con Vittorio, Bruno , Edda e Anna Maria vi recavate nella casa dei giochi nei giardini di Villa Carpena per dar sfogo alla vostra esuberanza, come tu mi raccontasti. Non dimenticherò mai i nostri incontri, le lunghe chiacchierate, due vecchi amici che si scambiavano ricordi intimi che porterò sempre nel mio cuore. Non ti dico addio, Romano, ma arrivederci. Pochi anni ci separano e tra poco pure io, Dio volendo e nella Sua infinita bontà, ci farà incontrare in un posto ove regna solo pace e felicità. Arrivederci, Romano, ti ho voluto bene e sarai sempre nelle mie preghiere e nei miei ricordi.
UNA DATA DA NON DIMENTICARE: 3 FEBBRAIO 2006: LA MORTE DI ROMANO MUSSOLINI
Il più giovane dei figli maschi del Duce e jazzista di fama mondiale si è spento a Roma, nell’ospedale” Sandro Pertini,” nella notte tra giovedì e venerdì alle 2,30 circa, all’età di 79 anni. Anche l’ultimo della dinastia se ne è andato, in silenzio, cercando di passare inosservato pure nella Sua morte, come ha sempre fatto nella Sua vita. Il Suo non fu un funerale, ma quasi un concerto, perché gli amici musicisti lo hanno accompagnato nel suo ultimo viaggio. Quando è arrivato il carro funebre sul piazzale della Chiesa dei Santi Angeli Custodi, in piazza Sempione, quartiere Montesacro, gremitissimo di folla, la band di Romano ha iniziato ad intonare un melodioso arrangiamento di “ Summertime”. L’emozione è stata fortissima, molti i visi rigati di lacrime, un dolore vero, sincero per un grande musicista che ora non è più. All’entrata ed all’uscita del feretro per l’ultimo figlio Del duce vi è stato anche il saluto romano di centinaia di persone che hanno accolto la bara al grido di “ Presente” e “Duce”. La chiesa era affollatissima, talmente gremita da non riuscire a contenere tutti coloro che volevano prendere parte alla cerimonia funebre. Un migliaio di persone hanno voluto dare l’addio a Romano, gente comune, ma anche diversi esponenti di AN e il ministro dell’Ambiente Matteoli. Tra i presenti Cicchitto di FI, Berselli di AN, i principi Carlo Giovannelli e Lillio Ruspoli. Sul sagrato della chiesa numerose corone, tra le quali quelle di Casini e di Alemanno. Tutte le tre nipoti di Romano e le due mogli hanno accompagnato il feretro, come pure Donna Assunta, la vedova di Almirante. Quasi a fine messa è arrivato Ignazio La Russa, capogruppo alla camera di AN ma, per la troppa gente, non è potuto entrare in chiesa. Improvvisamente un gruppo di camerati dai gradini della chiesa si è rivolto a La Russa dicendogli: “ Abbi il coraggio di fare il saluto “e poi “ “Non ti vergognare, fai il saluto”. Prevedibile il risultato ! I più commossi sono stati gli amici jazzisti : Cicci Fantuzzi e Lino Patruno, presente anche Renzo Arbore e tanti amici di vecchia data tra i quali Paolo Balbo, figlio di Italo, il Trasvolatore atlantico Maresciallo dell’aria, Guido Mussolini, figlio di Vittorio; Domenico Morosini, il direttore di Villa Carpena, il Museo di Predappio voluto proprio da Romano. E ancora vecchi amici d’infanzia come Franco Mattei. Romano ha avuto molti amici che ora rimpiangono la sua gentilezza, il suo tatto, la sua lealtà. E chi fra loro ha apprezzato il suo tocco al pianoforte e la sua musica originale, sa che lascia alcuni dischi stupendi, come: “Mirage”. Ma il più toccante è forse “ Last lost love”, Ultimo amore perduto. E per il Movimento della figlia musicò l’inno:” Libertà d’ Azione” ( su parole di Alessandra ). Oggi, 11 febbraio, alle ore 11 l’urna cineraria di Romano Mussolini è stata portata a Predappio, dopo la cremazione da Lui voluta. Ora è accanto al Padre, alla Mamma ed ai suoi fratelli. Incredibile descrivere la moltitudine di folla intervenuta per questo triste evento. Impossibile entrare in Predappio, le automobili, i pullman tutti fermi lungo la strada per chilometri. I giovani erano moltissimi, seri, compunti, commossi; tante lacrime su visi sciupati dagli anni, tutta la famiglia e parenti uniti nel grande dolore. Nessun segno di saluto romano o di ovazione per il Duce. Mai funerale fu così composto e rispettoso. Il dolore della seconda moglie Carla Puccini e della figlia Rachele, la prediletta di Romano a cui volle dare il nome di Sua madre, era straziante, non lo hanno mai lasciato solo dal giorno in cui entrò in ospedale. Tutta la famiglia si è vista prostrata dal dolore, come gli amici, la sua band, persone che hanno fatto chilometri per dare l’ultimo saluto al più famoso jazzista. E così cala il sipario su una dinastia che tanto dette all’Italia ma, come ricompensa, ebbe solo dolori e umiliazioni. Però, ora, sono tutti riuniti in un mondo di pace e di felicità, ove regna solo l’amore e l’odio e le vessazioni subite non hanno più ragione di essere.
RICORDI DI ROMANO MUSSOLINI UNA GIORNATA INDIMENTICABILE
Pochi giorni fa sono andata a Predappio e mai giornata fu più gratificante per il mio spirito. Dopo aver fatto visita alla tomba di Benito Mussolini ed essere stata presa da intensa commozione davanti al Suo sarcofago, confesso che qualche lacrima è scesa sul mio volto perché il mio amato Duce è sempre accanto a me, nei miei pensieri, nei miei ricordi di una gioventù ormai passata, ma meravigliosa. Il vedere, poi, nei negozi centinaia di giovani che osservavano interessati i vari oggetti: portachiavi, fez, magliette, accendini, insomma tutto ciò che recava l’immagine del Duce e le Sue celebri frasi, e notare con quanta gioia facevano acquisti, dopo aver fatto i conti poiché non erano ricchi, figli di papà ma, semplici ragazzi, operai, studenti, avrei desiderato abbracciarli tutti quanti e dir loro grazie perché, pur non avendo vissuto il Fascismo, hanno capito che solo Lui ha portato onore al nostro Paese. Camminando per la lunga via del paese mi sono trovata davanti al negozio della Famiglia Mussolini e sono entrata a fare altri acquisti: un bellissimo quadro raffigurante Venezia dipinto da Romano e un cinturone con fibbia di ottone formata dal capo del mio Duce, che ho subito indossato. Quando ho saputo dai gerenti che Romano Mussolini era a Villa Carpena sono risalita subito in macchina e via verso “La Casa dei Ricordi. Ho avuto la fortuna di arrivare in un attimo di pausa per i continui arrivi di turisti e sono stata accolta in modo gentile da una bella signora giovane che, come ha saputo del mio acquisto di un quadro di Romano, di averlo conosciuto tanto tempo fa, prima di farmi visitare la Casa mi ha portato nel Suo studio per salutarlo. Impossibile descrivere l’emozione provata quando, aperta la porta, seduto su una poltrona accanto alla scrivania, non ho visto Romano, ma Benito Mussolini, tale è la somiglianza col passare degli anni. Emozionatissima mi avvicino, gli porgo la mano e mi presento, certa che Lui non può ricordarsi di me e di mio fratello, ormai scomparso con cui era amico, ed invece il nome Ercolina lo fa sorridere e mi lusinga non poco per come porto i miei tanti, tanti anni. Si parla del passato, anche politico, cosa di cui Lui non ha mai voluto parlare ma, quando io ho detto che Suo padre era stato il più grande statista del 900, mi risponde: Non solo del 900 ma anche dell’800. Quando la Sua segretaria gli porge il quadro da me acquistato, sorride dolcemente, con i Suoi occhi un po’ tristi, per tutto il Suo passato doloroso e per i ricordi del tempo che fu. Mi sono sentita onorata per la dedica fattami: A Ercolina, con tanta simpatia e ammirazione. In quel momento non mi sono più sentita una vecchia signora che vive di ricordi ma una Piccola italiana che ha avuto un bacio dal Duce e che ha ancora tanto da dare alla gioventù, insegnare cose significhi onore, gloria, cosa è stato il Fascismo per la nostra Italia, ora, non allora, tanto martoriata. Ad un certo punto devo smettere il colloquio con Romano perché, grazie ad un gentile signore, desidera farmi visitare la casa solo con mio marito e due miei carissimi amici con la stessa ideologia politica. Come entro nell’anticamera mi sento pervasa da sentimenti, emozioni che non so descrivere. Mi appoggio alla parete, socchiudo gli occhi e vedo Donna Rachele accanto al suo grande tavolo di marmo bianco che prepara il cibo per i suoi figli, per l’adorato marito; sento un profumo di cera che emana dai pavimenti misto ad aromi di vivande; c’è pace, silenzio perché il Duce è in casa e non bisogna disturbarlo. Vittorio, Bruno, Edda, Romano e Anna Maria con i loro amichetti sono nella Casa dei giochi, in giardino, e ridono allegri come solo la fanciullezza ti può regalare momenti simili. Mi sento chiamare e di colpo ritorno alla realtà, anche se vorrei rimanere per sempre in quella atmosfera idilliaca. Quando entro nello studio del Duce subito noto un grande quadro di Bruno in divisa dietro la scrivania e penso quanto dolore Mussolini ha sofferto per la tragica morte di Suo figlio. Ma, quando entro nella camera di Benito e vedo la Sua divisa appoggiata sul Suo letto, il dolore è immenso e vorrei urlare tutta la mia rabbia, il mio odio per chi lo ha ucciso. Come una automa vago per la casa, quasi non sento ciò che sta raccontando il vecchio signore, vicino di casa, che ha conosciuto il mio Duce perché vorrei dire: fermati tempo, anzi ritorna al periodo in cui questa casa era allietata da una famiglia felice. Quando ritorno a salutare Romano ho la dolce sorpresa di vedere una macchina fotografica che è pronta a scattare il nostro incontro, l’incontro di due vecchi signori che hanno vissuto un periodo meraviglioso, finito, poi, così tragicamente. Salutiamo tutti, i turisti arrivano, le automobili non si contano, quanti saranno coloro che vengono a Villa Carpena per curiosità o per rivedere dove visse il più grande statista e Capo del governo italiano che tanto bene fece ad un popolo ingrato? Non si può sapere, però arrivano ogni giorno, italiani e stranieri, dunque il Fascismo non è “il male assoluto” come un rinnegato ci vuol far credere, bensì un uomo d’onore, coraggioso, tutto dedito alla Sua Patria e fra centinaia d’anni sarà sempre ricordato. Mentre mi allontano volgo lo sguardo, ancora una volta, a quella casa e, con la mente, vedo i ragazzi che dalla Casa dei giochi mi salutano con la mano, quasi un arrivederci e lo sarà, perché son certa li rivedrò tutti lassù, saremo insieme, lontani dal male e da qualsiasi dolore. Grazie, o mio Duce, per ciò che hai fatto, per ciò che hai dato ai giovani, per averci insegnato cosa vuol dire Patria, Onore e Famiglia !
COMMENTO SU ROMANO MUSSOLINI
Romano
Mussolini, figlio di
Benito Mussolini, il
DUCE, era un uomo stupendo, schivo, generoso, un
grande pianista. Ebbe
un’infanzia meravigliosa per l’affetto dei
genitori e specie del padre che aveva
un’adorazione per i figli e la
famiglia per lui era tutto.
Quando tornava a
casa, la sera,
Non ha lasciato eredità alcuna , né feudi, né conti all’estero. Era nato povero e morì povero. Solo un’eredità di accuse e di persecuzioni, difatti Romano per un po’ dovette usare uno pseudonimo: “Romano Full”, per potersi esibire in pubblico, quasi dovesse vergognarsi del proprio cognome. Subì molte umiliazioni, specie dalla RAI che non lo fece mai suonare alla televisione, quasi fosse un untore. Non ha mai voluto fare politica, non ha mai rilasciato interviste se non per parlare del Duce come un padre affettuoso e ricordi della Sua infanzia con i fratelli e le sorelle. Si è sempre tenuto lontano dalla politica, pur sapendo che con quel cognome, se avesse voluto, avrebbe avuto un seggio in Parlamento con facilità. E ne spiegò le ragioni: “ Sono un uomo libero da condizionamenti, un extra-partito, rifiuto scorte e protezioni, ritengo che la libertà valga più di ogni politica.” Iniziò a suonare il pianoforte da autodidatta, non di rado accompagnando il padre, dilettante di violino. La passione per la musica gli fu inculcata dal fratello Vittorio che aveva un grammofono a manovella e dischi di musica jazz. Dei figli del Duce fu il più dotato di talento artistico. Alla caduta del fascismo, rifugiatosi ad Ischia con la madre e la sorella Anna Maria, cominciò quella attività musicale che ne avrebbe fatto uno dei jazzisti più stimati del mondo. Negli anni 60 potè riprendersi il nome e fondare prima la sua “Band Romano Mussolini All Stars”, poi il “ Romano Mussolini Ensemble” . Ebbe successi strepitosi in tutto il mondo e si è esibito con artisti prestigiosi come: Chet Baker, Lionel Hampton, Dizzy Gillespie, Tony Scott. E non fu solo musicista, si cimentò anche con la pittura con risultati apprezzabili. Romano ha concluso una vita vissuta, pur in mezzo a tragedie non poche, con esemplare dignità e coraggio. Quello che ha avuto dalla vita se lo è conquistato con il suo ingegno e la sua volontà. Lavorò sino agli ultimi mesi di vita: dagli Usa all’Australia, dal Kenia alla Corea, Cipro, sempre all’estero a tenere concerti stupendi, osannato dagli amanti del jazz. Tra i suoi dischi più noti ricordiamo: “Jazz allo Studio 7”, “ Pennies from Heaven”, “Hallo Satch!” e il recente “ Last lost Love”. Tutti i giornali e le televisioni del mondo hanno ricordato il grande Maestro e gli hanno dedicato suoi concerti, tranne l’Italia che, dopo 60 anni, non gli ha mai perdonato di essere stato il figlio del più grande statista del 900, suo padre Benito Mussolini.
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