pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei studi storici
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Fondazione dello Stato d'Israele
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14
maggio 1948 Ben Gurion dichiarava la fondazione dello Stato d’Israele.
“
Lo Stato di Israele sarà aperto all’immigrazione degli ebrei da tutti i Paesi
della loro Diaspora” Queste furono le parole del proclama di indipendenza,
lette da Ben Gurion, che spalancavano le porte di Israele.
Due
anni più tardi, lo Knesset , approvò la Legge del Ritorno, per la quale si
stabiliva che il ritorno degli esiliati non sarebbe stato ostacolato da alcuna
barriera legale. Ogni ebreo sarebbe potuto entrare in Israele in base alla
semplice dichiarazione d’esser tale.
Israele
non faceva domande circa la convinzione politica, l’educazione o le condizioni
finanziarie degli immigrati. Per la Legge del Ritorno era, ed è, possibile ad
un anarchico incapace di scrivere il proprio nome, senza mestiere o professione
e senza neppure i soldi per comprarsi un pacchetto di sigarette, ottenere di
essere ammesso in Israele.
Per
duemila anni, la “vera” storia di Israele si riferisce ad un popolo che non
era in Israele.
E’
la storia della Diaspora, ossia di quel lungo periodo in cui la grande
maggioranza degli ebrei dovette vivere in nazioni straniere. Oggi, l’antica
vita della Diaspora è, più che altro, un ricordo. Ma, prima che scomparisse,
un americano di origine russa, Roman Vishniac, fissò le immagini delle comunità
dei ghetti dell’Europa orientale come essi erano nel 1939.
Fin
dal 1880 piccoli gruppi di ebrei, in maggioranza convinti sionisti dell’Europa
orientale, erano immigrati in Palestina. Ma dalla fondazione dello stato di
Israele in poi, il movimento si è fatto massiccio. Il primo gruppo di
immigranti è venuto da ogni parte del mondo, ma soprattutto dall’Europa del
dopoguerra.
Nel
1939, Londra pubblicò un Libro Bianco, tecnicamente chiamato Command 6019, nel
quale si stabiliva che soltanto 15.000 immigranti ebrei sarebbero stati ammessi
annualmente in Palestina per un periodo di 5 anni, dopodiché nessun ebreo
sarebbe potuto entrare in Palestina senza l’approvazione degli arabi. Il che
avrebbe fatto sì che gli ebrei restassero per sempre una minoranza. Inoltre,
essi non avrebbero più potuto acquistare terra se non in certe zone
determinate. Il governo britannico si impegnava a fare quanto era in suo potere
per favorire la creazione di uno Stato arabo palestinese indipendente. Anziché
assistere gli ebrei nella colonizzazione della Palestina secondo il mandato
della Società delle Nazioni, l’Inghilterra avrebbe loro impedito di porvi
piede. Gli ebrei furono comprensibilmente amareggiati. Ben Gurion
(ora capo dell’Agenzia Ebraica) dichiarò: “ Combatteremo il Libro
Bianco come se non ci fosse la guerra, e faremo la guerra come se non ci fosse
il Libro Bianco”.
Cosicché,mentre
alcuni ebrei palestinesi venivano addestrati dagli inglesi per essere lanciati
col paracadute nei Pesi europei occupati dai tedeschi, altri tentavano di
eludere il blocco britannico e di introdurre, clandestinamente, ebrei in
Palestina.
La
guerriglia antibritannica era condotta da tre organizzazioni. La prima era la
Haganah (difesa), fondata negli anni venti dalla comunità ebraica palestinese
per scopi difensivi. I membri della Haganah avevano il compito di far entrare
armi in Palestina o di acquistarle sottomano dai soldati inglesi.
L’addestramento militare aveva luogo nelle scuole e negli ospedali; un sistema
di allarme segnalava l’avvicinarsi degli inglesi.
Meno
numerosa della Haganah, ma assai attiva, era l’Irgun ( Irgun Zvai Leumi o
Organizzazione Militare Nazionale ), un gruppo dichiaratamente terroristico
formato da diverse migliaia di
combattenti e simpatizzanti che fornivano i fondi necessari e ponevano le loro
case a disposizione degli attivisti come luogo di rifugio. L’Irgun era una
derivazione del partito revisionista, fautore di uno Stato Ebraico comprendente
la Transgiordania.
La
terza organizzazione, quella dei “ Combattenti per la libertà d’Israele”,
più nota come Banda Ster, era formata dall’ala estremista dell’Irgun,
distaccatasi da questa organizzazione nel 1941. Guidata da Avraham Stern, questa
piccola banda specializzata nell’assassinio politico. Il suo capo fu catturato
dagli inglesi e fucilato, ma il gruppo continuò la sua attività.
Finita
la guerra in Europa, tutti gli elementi dello scacchiere politico palestinese si
diedero da fare per consolidare le loro posizioni in vista di quella che sarebbe
stata la battaglia finale.
Gli
Stati Arabi erano divenuti alleati delle potenze occidentali e, con i buoni
uffici degli inglesi avevano formato la Lega Araba, che esortava i suoi aderenti
a rifiutare qualsiasi compromesso circa l’immigrazione ebraica. Nel settembre
del 1945, gli Stati Uniti cominciarono ad intervenire direttamente nella
situazione ed il Presidente Truman richiese agli inglesi di ammettere 100.000
profughi in Palestina, ciò che il nuovo governo laburista-filo ebraico prima di
salire al potere, rifiutò. Con tanti rifugiati che languivano nei campi sparsi
per l’Europa, gli ebrei di Palestina si risentirono fortemente della decisione
e intensificarono l’attività terroristica. Nel giugno del 1946 le forze della
Haganah attaccarono le vie di comunicazioni britanniche e fecero saltare
numerosi ponti con la dinamite. Gli inglesi reagirono operando arresti in massa,
prelevando dalle loro case e mettendo in carcere perfino alcuni esponenti
dell’Agenzia Ebraica. Il comandante britannico emanò una ordinanza proibendo
ogni forma di fraternizzazione con gli ebrei al fine di “ punirli nel modo che
gli appartenenti a questa razza risentono più di ogni altro, ossia colpendoli
nella borsa e mostrando disprezzo per essi”. A questo punto, freddezza e buon
senso erano ormai persi di vista.
Su
richiesta della Gran Bretagna, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si
riunì in sessione speciale nella primavera del 1947. Fu nominato un Comitato
Speciale di 11 membri, che fu il diciannovesimo comitato a visitare la Palestina
dopo l’istituzione del Mandato.
La
relazione di maggioranza del Comitato raccomandò la divisione della Palestina
in uno Stato arabo e in uno Stato ebraico, mentre Gerusalemme avrebbe dovuto
essere amministrata internazionalmente, e le tre parti del territorio dovevano
essere legate da un’unica economia.
Gli
inglesi, ancora dalla parte degli arabi, per proteggere i loro interessi, si
opposero energicamente alla spartizione, ma le Nazioni Unite votarono per la
relazione di maggioranza e la proposta di spartizione fu approvata la sera del
29 novembre 1947, con 33 voti contro 13. Dieci paesi , compreso il Regno Unito,
si astennero dal voto. L’Assemblea chiese alla Gran Bretagna di abbandonare la
Palestina entro otto mesi.
Gli
ebrei di Palestina esultarono all’annuncio: finalmente il loro Stato avrebbe
avuto vita.
L’attesa
era stata lunga e dolorosa. Soltanto adesso il mondo esterno cominciava ad
apprendere gli orridi particolari relativi allo sterminio di 6 milioni di ebrei
durante la guerra. Le camere a gas e i forni crematori dei nazisti non c’erano
più.
Ma
vi erano ancora campi profughi pieni di ebrei che non avevano luogo ove andare.
Una volta che la risoluzione dell’ONU, avesse avuto attuazione, anch’essi
avrebbero trovato una patria. Per molti arabi, però, la decisione dell’ONU fu
il segnale per dare inizio al peggior periodo di illegalità che la Palestina
moderna avesse mai conosciuto. I pochi mesi che seguirono furono chiamati “ un
esperimento di anarchia”. Spesso gli inglesi che avrebbero potuto ristabilire
l’ordine, si limitarono a guardare, mentre bande di arabi correvano il paese
assassinando, depredando e appiccando incendi. Gli uomini dell’Haganah,
trovati in possesso di armi erano arrestati dagli inglesi, mentre gli arabi
potevano ricevere, attraverso le frontiere non vigilate, tutte le armi che
volevano.
Per
tutto questo periodo, la Direzione dell’Agenzia Ebraica era stata in realtà
un governo clandestino, pronto ad assumere i poteri, sotto la guida di Ben
Gurion, all’atto della proclamazione dello Stato. Ben Gurion aveva supposto
che gli inglesi gli avrebbero trasmesso qualche scheletro di organizzazione
amministrativa che avevano costruito durante 30 anni in Palestina ma, ora era
evidente che non gli avrebbero lasciato neppure un calendario a muro.
Finalmente
Israele si accinse al compito immane di costruire la nazione. Alle prime
elezioni, destinate a colmare i 120 seggi di un parlamento unicamerale, o
Knesset, presero parte 21 formazioni politiche. Il partito di Ben Gurion, il
Mapai, ottenne 46 seggi, il triplo di quanti ne ottenne l’Heru, erede politico
dell’Irgun. Il primo Knesset comprendeva tre arabi e 11 donne.
Chaim
Weizmann, che aveva combattuto all’estero per tutta la vita le battaglie del
sionismo, giunse trionfalmente in Israele e fu eletto primo Presidente della
repubblica. A formare il governo chiamò Ben Gurion.
I
primi tempi del nuovo Stato furono difficili. Non vi era abbastanza da mangiare
el’intera nazione viveva, per così dire, dalla nave alla bocca. Non vi erano
abbastanza case per gli immigrati che affluivano senza posa. I paesi arabi
avevano decretato il boicottaggio contro il nuovo stato. Israele poteva vivere
soltanto se la generosità degli ebrei del resto del mondo non fosse venuta
meno. Per fortuna l’ebraismo mondiale rispose con entusiasmo all’appello e,
in circa 14 anni, oltre un miliardo e mezzo di dollari sono affluiti in Israele.
Ben
Gurion firmò un accordo con la Germania e presto giunsero , in Israele,
macchinari, navi, materie prime e materiale rotabile per un valore di 822
milioni di dollari. Alcuni israeliani non hanno mai perdonato a Ben Gurion
quell’accordo e verso la fine del 1953 Egli diede le dimissioni e si trasferì,
con la moglie in una colonia nel deserto, nel cuore del Negeb.
Dopo
oltre un anno riprese l’attività politica e nel 1955 era di nuovo Primo
Ministro. La nuova crisi esterna giunse nel 1956. L’Egitto era diventato una
vera minaccia per l’avvenire di Israele. L’ascesa di Nasser al potere aveva
avuto per conseguenza un rapido potenziamento delle forze armate. Verso la fine
di ottobre 1956, Egitto, Giordania e Siria firmarono un trattato con il quale
posero i loro tre eserciti sotto il comando di Nasser. Il 29 dello stesso mese,
un lunedì, Israele iniziò una operazione aerea, navale e terrestre contro
l’Egitto. Dopo otto giorni i comandanti militari israeliani annunciarono che
la guarnigione egiziana di Sharm el Sheik si era arresa e che l’occupazione di
tutta la penisola del Sinai era un fatto compiuto. Mille egiziani erano stati
uccisi, quasi seimila fatti prigionieri; le perdite di Israele assommavano a 181
morti e 1 prigioniero. Soltanto nel marzo successivo, dopo che l’ONU aveva
votato sei risoluzioni che chiedevano ad Israele di ritirarsi da tutti i
territori occupati, e il presidente Eisenhower aveva inviato a Ben Gurion cinque
energici messaggi, gli ultimi soldati israeliani fecero ritorno alle loro basi
di partenza. All’estero Ben Gurion fu criticato ed Israele accusata di aver
sfidato la legge e l’ordine internazionale.
I
passi che hanno portato alla nascita dello Stato di Israele si devono al
fondatore del Movimento sionista, fondato da Teodoro Herzl (1860-1904) definito
il”padre del sionismo”.
Il
sionismo, fautore della creazione di una sede nazionale ebraica, non fu guidato
da fanatici.
Trionfò,
soprattutto, perché i suoi seguaci seppero lavorare abilmente nei campi più
svariati.
Alcuni
erano diplomatici non ufficiali nelle capitali europee, altri erano instancabili
pubblicisti e procacciatori di fondi. Migliaia di essi si trasferirono in
Palestina, a lavorare la loro terra. Quando nacque Israele, questo idealismo
pratico gli diede l’energia per sopravvivere.
Il
14 maggio 1948 viene proclamato lo Stato di Israele da David Ben Gurion.
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