pagina web di Ercolina Milanesi

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I miei studi storici

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Indiani e schiavi d'America

 

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Nel 1787 venne stesa la Costituzione americana: le tribù indiane sono riconosciute indipendenti e gli Stati Uniti si impegnano in una serie di trattati per i confini dei territori indiani. In questo la repubblica federale non fa che continuare ciò che il Regno Britannico aveva iniziato, cioè trattare, ottenere territori in cambio di pace e protezione, firmare e non mantenere nulla: oltre 400 trattati fra Stati Uniti e indiani subirono questa sorte.

“Quale patto il bianco ha rispettato e l’uomo rosso ha infranto?Nessuno! Quale patto l’uomo bianco ha mai fatto con noi e rispettato dopo?Nessuno!Quando ero ragazzo i Sioux erano padroni del mondo e il sole si levava e tramontava sui loro territori. Lanciavano 10.000 uomini in combattimento. Dove sono i guerrieri oggi?Chi li ha sterminati? Dove sono le nostre terre? Chi le saccheggia?….TORO SEDUTO”.

Durante il primo decennio del XIX secolo il governo di Washington propone alle tribù trattati vantaggiosi, per poi rimangiarseli dopo poco tempo. Negli anni 50 il governo americano vara una nuova politica e fa firmare un Decreto al Congresso, togliere ogni forma di assistenza agli indiani, quindi smantellare le tribù e inizia da quelle che hanno le terre più ricche, dando loro un po’ di denaro, e gli indiani sono costretti a lasciare il territorio. Finito il denaro e senza lavoro è la miseria più nera. Fra il 54 e il 60 ben 61 comunità indiane si vedono scacciate dal loro territorio. Alcuni giovani hanno studiato e si sono laureati, hanno promosso organizzazioni per tutelare i loro diritti. Nel 1978 venne organizzata “La Marcia più lunga” , dalla California a Washington. Alcune delegazioni indiane sono state ricevute dall’ONU ed alcune organizzazioni hanno ottenuto il riconoscimento di organismi non governativi con Status consultivo permanente.  

A chiamarli INDIANI fu per primo Cristoforo Colombo che sbarcato il 12 ottobre 1492 su un’isola dei Carabi, convinto di aver raggiunto le Indie, scrisse sul suo diario:” appena sbarcato sull’isola ho preso molti prigionieri indiani”. A definirli Pellirosse fu invece Giovanni Caboto che incontrò i Beothue, che avevano la pelle tinta con ocra rossa per una cerimonia importante.

Agli inizi del secolo XVI, quando giunsero i primi coloni europei, in special modo dall’Inghilterra, una massa enorme formata da galeotti, prostitute, ladri, famiglie intere che vivevano nelle patrie galere per debiti, mendicanti cenciosi che borseggiavano i passanti ed erano la vergogna degli inglesi che pensarono bene di espatriarli nelle lontane terre, oltre il mare. Ecco da chi è stata creato il popolo americano. Discendono da quella schiatta.

Nel secolo XVI il Nord-America era abitato da circa un milione di Pellirossa , raggruppati in 400 tribù e in circa 300 famiglie linguistiche. Nelle fertili regioni orientali vivevano tribù di agricoltori sedentari, come gli Irochesi e i Cherookee; nel sud-ovest i Navajo e gli Hopi mentre ad ovest si dedicavano alla caccia ed alla pesca del salmone. Ma il gruppo più numeroso di tribù era nelle grandi praterie dove vivevano Sioux, Cheyenne, Comanche ed altri. Questi cacciavano nelle praterie daini, antilopi, ma soprattutto bisonti, da cui gli indiani ricavavano tutto il necessario per vivere. Quando arrivarono i bianchi praticarono una caccia spietata ai bisonti che rischiarono di scomparire. I cacciatori bianchi contribuirono così all’estinzione dei popoli pellirossa che non potevano vivere senza questi animali. Ma lo sterminio dei popoli indiani fu portato a termine soprattutto dagli eserciti americani ed inglesi che pur di espandersi all’interno del nord-America cacciarono, ingiustamente, i nativi dalle loro terre e proprietà compiendo veri e propri massacri senza risparmiare donne e bambini. I Pellirossa vennero letteralmente annientati attraverso uno spietato genocidio. Oggi gli indiani non formano più una nazione, non sono più un popolo padrone della terra in cui vive, capace di esprimere una sua cultura e una sua civiltà.

Col passare del tempo e con l’arrivo continuo di europei, l’America si rese conto della mancanza di mano d’opera, sia per le piantagioni, sia per umili servizi. Iniziò così la tratta dei negri e la seguente condizione di schiavitù. I famosi, repellenti negrieri andavano in Africa a prelevare migliaia e migliaia di negri e con la forza li caricavano sulle loro navi, talmente stipate che gran numero di donne e bambini, in special modo, non arrivavano vivi, sia per il cibo, sia per malattie, specialmente lo scorbuto, per mancanza di frutta e verdura a cui loro erano usi. Arrivati in un porto americano iniziava la vergognosa offerta di negri al maggior offerente. Secondo Stuart Mill “ si possono avere schiavi adulti e robusti in numero sufficiente e sarà interesse del proprietario far lavorare gli schiavi fino alla morte, sostituendoli con l’importazione, piuttosto che ricorrere al processo lento e costoso di alimentarli “.

Tutto il prodotto appartiene al proprietario terriero. Gli schiavi nulla possiedono se non ciò che il padrone lascia loro, e fin quando non crede di riprenderselo.

Lo “ Status” di schiavo, oltre all’origine di inferiorità fisica, può sorgere dalla vendita di parenti, generalmente figli in giovane età, dal delitto, da debiti non estinti.

Ma che s’intende per “Schiavitù”? Si intende il diritto di proprietà di un uomo su di un altro uomo, sulla sua famiglia, sui suoi discendenti  e sui prodotti del suo lavoro.

Dopo il 1700 il numero degli schiavi negri superò di gran lunga quello dei servi bianchi, tanto che verso la metà del secolo la Virginia aveva quasi 120.000 schiavi e nella Carolina del sud i negri erano quasi più numerosi dei bianchi. Il motivo era semplice per la mano d’opera di colore: i negri erano schiavi per tutta la vita, mentre il periodo di servizio dei bianchi era relativamente breve, i figli degli schiavi appartenevano al padrone, ed inoltre i negri costavano meno di mantenimento ed erano più malleabili.

Le norme riguardanti i negri divennero più complicate via via che aumentavano il loro numero e valore. Erano considerati proprietà dei bianchi e non avevano quindi diritti né legali, né politici, non potevano andare in giro senza documenti , era proibito loro radunarsi con altri negri, per timore che complottassero contro i padroni. Spesso fuggivano e i giornali pubblicavano annunci in cui si prometteva  lauta ricompensa a chi li catturasse.

Il cotone era il prodotto più redditizio del sud, ma un altro prodotto, di cui non si voleva parlare, erano gli schiavi eccedenti che il sud comprava immediatamente a nord o a est. I mercanti valutavano con occhi esperti i negri offerti in vendita, badando soprattutto che avessero la mano rapida e forte per poter raccogliere cotone ; la merce preferita erano uomini e donne sui venti anni. Venivano spediti verso il sud in barche o per via di terra, gli uomini ammanettati, donne e bambini senza catene. Nelle grandi piantagioni vi erano i sorveglianti , armati di lunghe fruste per badare che gli schiavi lavorassero in fretta, altrimenti li esortavano con energici colpi di frusta sulle schiene scure e sudate dei poveretti e la salute di loro non importava ai padroni. La fatica eccessiva, specialmente con calda temperatura , mieteva molte vittime; molti negri svenivano o morivano di esaurimento, sotto il sole cocente. Padroni crudeli, in un eccesso d’ira, uccidevano a volte preziosi negri a colpi di frusta o di pistola e le impronte che la frusta lasciò sullo spirito dei negri durarono più a lungo delle cicatrici sulla loro pelle.

I negri erano disprezzati dagli americani e per loro valevano meno di nulla, però, caso raro, vi erano dei poeti antischiavisti, come Whittier e Lowell che avevano migliaia di lettori, però nessuno dei romanzieri o novellieri che avevano affrontato quell’argomento si era conquistato un grande successo. Poi venne il libro della Beecher Stowe. Esso apparve nel 1852, negli anni in cui il Nord si batteva ancora contro la legge relativa agli schiavi fuggiaschi  e il pubblico era profondamente commosso da cronache giornalistiche in cui si descriveva a forti tinte la morte di neri fuggiaschi, assiderati mentre tentavano di raggiungere il Canada attraverso un’alta coltre di neve.

“Hattie”, aveva scritto alla signora Stowe sua cognata,” se sapessi adoperare la penna come sai tu, scriverei qualcosa che facesse sentire a tutto il paese che orribile cosa è la schiavitù”. E la signora Stowe, che da molto tempo odiava la schiavitù fin dal profondo del cuore, rispose:”Lo farò; se avrò vita, lo farò”.

Il suo romanzo ebbe immediato successo, via via che appariva a puntate su una rivista; profondamente commossi i lettori attendevano con ansia la prossima puntata. Quando poi l’opera fu pubblicata in volume il successo fu immenso; in meno di un anno se ne erano vendute 300.000 copie e otto tipografie lavoravano giorno e notte per soddisfare la richiesta. Divenne un libro venerato come la Bibbia e attraverso le numerose traduzioni unì tutto il mondo in una comune ribellione contro l’esistenza della schiavitù.

In milioni di persone “ LA CAPANNA DELLO ZIO TOM “rese più profondo l’orrore della schiavitù!

Nel 1829 il Governatore della Carolina del Sud giunse ad affermare che la schiavitù era “ un bene per la nazione”.

I secoli sono passati, il progresso nella medicina, nell’arte, nelle scienze sono arrivati, però vi è una nazione denominata “Stati Uniti “ che dovrebbe rileggersi, se lo ha mai  letto, il famoso libro della Stowe, per ricordare ciò che fecero i loro antenati e chi erano, da dove provenivano.

Il Presidente Lincoln disse che l’America era “ l’ultima e più grande speranza del mondo”.

Evidentemente non poteva prevedere che il suo stato sarebbe divenuto sì potente, grazie anche alle lobby ebraiche, ma di una avidità senza limiti.

Per gli Stati Uniti vi è una frase che si adatta a meraviglia: “CERCASI NEMICO DISPERATAMENTE”.

Senza guerre l’America non può vivere ed essere felice, costi quel che costi, anche i suoi poveri ragazzi militari che sta mandando al macello!


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