pagina web di Ercolina Milanesi
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Escrivà de Balaguer
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Il
9 gennaio del 1902 nacque in Spagna il futuro fondatore dell’OPUS DEI :
Josè
Maria Julian Mariano Escrivà de Balaguer. A due anni, colpito da meningite, fu
miracolato dalla Madonna: ecco il primo “segno divino” di una leggenda che
lo porterà agli altari.
Il
futuro fondatore dell’Opus Dei subì a 15 anni il fascino della vocazione e
nel 1925 fu ordinato sacerdote. Pieno di iniziative, di vivacissimo ingegno e di
una non comune abilità dialettica e capacità organizzativa, nel 1927si trasferì
a Madrid per completare gli studi giuridici. Già nel febbraio del 1928 maturava
l’intuizione di una organizzazione al servizio del cattolicesimo che
concretava nel 1930 in modo definitivo, denominandola “ Opus Dei “ e
fondando nello stesso anno anche un ramo femminile della Società, anche se nei
suoi appunti solo pochi giorni prima, aveva annotato: neppure per scherzo vi
saranno donne dell’Opus Dei.
La
Spagna attraversava, in quel periodo, un certo benessere; la neutralità nella
prima guerra mondiale aveva fruttato; le riserve auree erano aumentate
notevolmente: da 23 a 89 milioni di sterline. Nel 1931 il Parlamento spagnolo
approvava una serie di
misure fortemente limitative per la sfera d’azione della Chiesa cattolica e
disponeva lo scioglimento degli Ordini religiosi che imponevano oltre ai tre
voti (castità, obbedienza, povertà ) anche un quarto, quello di obbedienza ad
un’altra autorità, che non fosse quella dello Stato. Nel 1932, proprio per
questa Legge, veniva sciolta la Compagnia di Gesù-i Gesuiti- e gli aderenti
all’Opus Dei erano pochissimi, ufficialmente due seguaci uomini e una sola
donna.
Ma
doveva esserci un notevole giro di denaro attorno a questa Associazione,
specialmente ora che la Compagnia del Gesuiti era stata sciolta, se nel 1933
Escrivà riusciva ad aprire una Accademia privata che insegnava oltre diritto,
architettura e corsi di cristianesimo.
Appena
è certa la vittoria del fascismo, la Spagna diviene tutta terreno di conquiste
facili per Escrivà, favorito anche dal Segretario Nazionale per la cultura,
aderente all’Opus Dei. Ormai protetta da Franco, l’Opus dei consolidava il
potere su tutta la Spagna, tanto che l’8 settembre del 1939 la Curia
Arcivescovile di Madrid riconosceva ufficialmente il movimento, dando il suo
imprimatur alla stampa di 999 norme curate personalmente da Escrivà.
Il
quel periodo Escrivà veniva ammesso in udienza privata da Pio XII° e rientrava
a Madrid vittorioso, aveva ottenuto un documento vaticano di approvazione dei
fini, documento che da più di cento anni non veniva rilasciato ad alcuno. E da
allora l’Opus Dei, valicava i confini della Spagna e si diffondeva in Europa,
con l’appoggio delle massime autorità della Chiesa cattolica, romana ed
apostolica.
Il
2 aprile 1947, Pio XII° emanava la Costituzione Apostolica “ Provida Mater
Ecclesia” agli “Istituti Secolari aperti ai laici ed ai sacerdoti”. E la
Sacra Congregazione per i religiosi approvava come “ Primo Istituto
Secolare” il diritto pontificio attraverso la concessione del decreto di lode
la società sacerdotale della Santa Croce, alla quale era annessa una Opera,
detta Opus Dei.
Nel giugno 1975 il fondatore dell’Opera, Escrivà de Balaguer, morì a Roma e, dopo soli 17 anni dalla sua scomparsa, nel 1992, Papa Giovanni Paolo II° lo proclamò “beato” ed il 6 ottobre 2002 fu dichiarato “santo” davanti a centinaia di migliaia di fedeli di più 80 Paesi.
ROMPERE
IL SILENZIO SU “OPUS DEI “
Sull’Opus
Dei è stato steso un velo di silenzio che pochi osano rendere pubblico.
Sembra
che vi sia un patto, per lo meno tacito, perché non se ne parli.
E
poiché ciò di cui non si parla non esiste, si ha l’impressione che l’Opus
Dei si sia diluito o, per lo meno, si sia ristretto al mondo della salvezza
delle anime per il quale, secondo i documenti costitutivi, era nato.
Finalmente,
molti finiscono col credere alle semplicistiche note emanate dall’ufficio
stampa opusdeista, secondo le quali l”Opera” di
monsignor Escrivà de Balaguer si muove sul terreno spirituale e non si
coinvolge in alcun progetto temporale, in quanto istituzione.
Parlare
in pubblico o scrivere sull’Opus Dei si è trasformato in qualcosa di
politicamente e religiosamente scorretto.
L’Opus
Dei è ben vivo ed attivo ed il suo potere si estende in lungo ed in largo nella
Chiesa Cattolica. Nel vertice conta su seguaci ed estimatori incondizionati. Il
primo è Giovanni Paolo II° che prima di entrare nel Conclave, dal quale uscì
Papa, si recò a pregare sulla tomba di Escrivà a Roma, in cerca di
intercessioni per l’adempimento delle responsabilità che gli sarebbero potute
cadere addosso.
Nel
ritorno dal suo primo viaggio negli Stati Uniti il Papa, esultante per le
moltitudini che lo avevano accolto, chiese, sull’aereo, ai suoi più diretti
collaboratori che impressione avessero avuto i nordamericani della visita. Gli
risposero che” avevano apprezzato il cantante, ma non la musica”. Giovanni
Paolo II° commentò quindi:” E’ certo che l’unica organizzazione
ecclesiastica che mi è pienamente fedele è l’Opus Dei”.
Vincendo
la resistenza di cardinali, vescovi, teologi e movimenti cristiani di tutto il
mondo
beatificò
in un tempo da record-solamente 17 anni dopo la sua morte-il fondatore
dell’Opera, Escrivà de Balaguer, chiamato con aria paternalistica “il
Padre”.
Tutto
ciò accadeva nel 1992 e fu una delle beatificazioni più contestate e oggetto
do polemiche, paragonabile a quella in tempi più recenti di Pio IX°,
l’ultimo “Papa re”, che durante il suo lungo pontificato di 32 anni (
1846-1878 )si distinse per la sua militanza antisemita e antimoderna. Di
entrambi si sottolineò lo zelo per l’ortodossia e la devozione al mondo
antico, ma non la preferenza per i poveri e neppure la tolleranza, virtù che
essi non praticarono.
Quella
beatificazione non sarebbe mai avvenuta con
Paolo VI°, che limitò oltremodo il potere dell’Opus Dei nella Chiesa
cattolica.
Nel
processo di beatificazione di Escrivà furono escluse testimonianze critiche di
persone che vissero molto vicine al “Padre”, come l’architetto Miguel
Fisac, legato all’Opera durante 19 anni ( 1936-1955 ).
Il
famoso architetto comunicò al Cardinale Tarancòn che riteneva un dovere di
coscienza testimoniare al processo. Il cardinale lo rimandò al Segretario del
Tribunale perché lo includesse nella lista dei testimoni, ma qualche giorno
dopo gli fece sapere che ne era stato escluso.
Minor
successo hanno ottenuto le teologhe ed i teologi latino-americani di tutte le
tendenze e i movimenti cristiani ad ampia base popolare che chiedono a Giovanni
Paolo II° la beatificazione dei
martiri salvadoregni:
Monsignor
Romero, sei Gesuiti e due donne, riconosciuti come santi e venerati come martiri
in America Latina e in altri luoghi della cristianità e la cui beatificazione
sarebbe la ratifica ecclesiale di ciò che è già vox populi.
In
Vaticano-vale a dire nella Chiesa cattolica universale – l’informazione è
in mano al portavoce, Joaquìn Navarro Valls, membro dell’Opus Dei. Se
l’informazione è potere, chi la controlla nella Chiesa detiene tutto il
potere. Il portavoce non soltanto diffonde l’informazione, ma anche la crea,
la elabora e l’amministra pro domo sua, senza sottomettersi ad alcun controllo
democratico. E una parte fondamentale dell’informazione è quella di occultare
o negare l’influenza dell’Opera nel Vaticano.
Nell’orbita
dell’Opus Dei si trovano il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato della
Città del Vaticano, ex Nunzio Apostolico di Sua Santità in Cile e amico
personale di Pinochet, a favore del quale intercedette presso il Governo
britannico perché non venisse giudicato in Spagna, e il Cardinale spagnolo
Eduardo Martìnez Somalo, membro molto influente della Curia romana e referente
primario per i vescovi spagnoli.
Al
vertice del cattolicesimo si sta confermando, in questo modo, un cattolicesimo
intransigente poco dialogante con altre fedi religiose, seguendo la prescrizione
di Cammino, libro scritto da Escrivà durante la guerra civile spagnola a Burgos,
molto vicino al quartier generale di Franco: “ Il pronao di santità che il
Signore ci chiede è determinato da questi tre punti: la santa intransigenza, la
santa coercizione e la santa impudenza”(n°378). Ma di più, “
l’indulgenza è segno sicuro di non possedere verità” (n°393).
Nella
Chiesa cattolica latino-americana spiccano due figure dell’Opus Dei: il
cardinale Cipriani, arcivescovo di Lima, e monsignor Sàenz Lacalle, arcivescovo
di San Salvador.
Cipriani
appoggiò fino all’ultimo momento i modi politici dittatoriali di Fujimori. La
sua nomina come cardinale, nell’ultimo conclave, è stata, senza dubbio, la più
contestata, poiché suscitò il rifiuto di un importante settore della
cittadinanza e dei cristiani peruviani.
Durante
la prima messa di Cipriani come cardinale nell’atrio della cattedrale di Lima,
la moltitudine innalzò cartelloni con scritte come: “Dio, liberaci da
Cipriani”, “ Cristo è giustizia, Cipriani è corruzione” paragonandolo al
ministro di Fujimori, Vladimiro Montesinos. Malgrado ciò egli è uno dei valori
in rialzo nella Chiesa latino-americana.
Altro
membro dell’Opus Dei in ascesa nella Chiesa del Centro America è lo spagnolo
Fernando Sàenz Lacalle, arcivescovo di San Salvador, che fu cappellano del
medesimo esercito che assassinò sei Gesuiti e due donne salvadoregni il 16
novembre 1989.
Pur
essendo già arcivescovo di San Salvador accettò la nomina a generale
dell’Esercito, benché in seguito si vide costretto a rinunciarvi per la
protesta popolare.
Il
suo rifiuto dell’orientamento liberatorio (nel senso della teologia della
liberazione) della Università Centroamericana Josè Simeòn Canas (UCA), della
quale era rettore Ignacio Ellacurìa quando fu assassinato e nella quale è
professore Jon Sobrino, uno dei principali rappresentanti della teologia della
liberazione, diventa esplicito nella risposta data ad uno studente di teologia
della UCA che gli chiedeva di essere ordinato sacerdote: “ Piuttosto morto che
ordinare un alunno dell’UCA.”
E
nella Chiesa spagnola ? Il cambiamento dell’atteggiamento dell’episcopato
nelle relazioni con l’Opus Dei è stato spettacolare. Durante il pontificato
di Paolo VI° la distanza dei vescovi spagnoli rispetto all’Opera era notoria
e le critiche su di essa non erano nascoste. Senza dubbio nella misura con cui
è andato consolidandosi il protagonismo opusdeista con Giovanni Paolo II° la
gerarchia ecclesiastica del nostro paese si è piegata alle sue direttive. Il
silenzio adesso è poco meno che sepolcrale.
Tuttavia
nessun vescovo, arcivescovo o cardinale è uscito dall’armadio confessando la
sua appartenenza all’Opus Dei, ed è possibile che non lo faccia in futuro.
Però questo non significa che se ne stiano lontani dall’Opus. Come già
diceva il cardinale Tarancòn, molti vescovi spagnoli soffrono il torcicollo per
il troppo guardare a Roma. E, come si è detto, il potere a Roma lo detiene l’Opus
Dei. Se qualche dubbio vi fosse al riguardo, si dissolverebbe soltanto con la
lettura dei messaggi papali ed episcopali su temi come sessualità, famiglia,
donna, dogma, morale, disciplina ecclesiastica, etc. L’Opera non soltanto
conserva la sua influenza, ma sta anche recuperando membri importanti –teologi
inclusi- che l’avevano abbandonata nelle decadi passate.
Il
clima di sottomissione che vige oggi nella Chiesa cattolica si ispira ad una
massima di Cammino: “Obbedire?…, cammino sicuro. Obbedire ciecamente al
superiore?….,cammino di santità. Obbedire nel tuo apostolato?, l’unico
cammino: poiché è un’opera di Dio, lo spirito ha da essere o obbedire o
andarsene.”(n°941).
C’è
però un campo nel quale l’Opus Dei ha minimo influsso, almeno nel nostro
paese: quello della produzione teologica. I suoi apporti sono infimi, per non
dire nulli, nelle questioni più vive dell’attuale dibattito teologico:
ricorso ai metodi storici-critici, sociologi, di antropologia culturale e storia
sociale nello studio della Bibbia, ermeneutica critica applicata ai dogmi,
cristologia in chiave storica ed etica, spiritualità incarnata nella storia,
teologia femminista, ecclesiologia comunitaria, dialogo interreligioso e
interculturale, morale sociale, teoria dei paradigmi nello studio della storia
del cristianesimo, teologie della liberazione, etc. I teologi dell’orbita
dell’Opus o considerano queste questioni aliene alla riflessione teologica o
le tengono per eterodosse.
L’Opus
Dei, così disse nel 1966 il suo fondatore Escrivà in una intervista al
“Figaro” di Parigi, “si sente a casa dappertutto, in Inghilterra come in
Austria, Messico o Argentina. Dappertutto troviamo , radicato negli abitanti del
paese, il medesimo fenomeno teologico e pastorale. Esso non è legato ad una
determinata cultura, né ad una qualche specifica epoca storica”.
Se
tuttavia si osserva il mappamondo, si nota che l’organizzazione cattolica ha
trovato terreno fertile soprattutto nei paesi di cultura ispanica.
L’organizzazione segreta fondata nel 1928 cercò in effetti già nel 1935 di
estendersi alla Francia, ma l’operazione riuscì solamente nel 1947.
Soltanto
dopo il 1946, anno in cui l’Opus Dei trasferì il suo centro dalla penisola
iberica a Roma, essa si diffuse con successo a livello mondiale. Il teologo
svizzero Hans Urs von Balthasar ha associato l’Opus all’integralismo
cattolico. Il tedesco Wolfgang Beinert, professore di dogmatica cattolica a
Regensburg, la riconduce al fondamentalismo cattolico.
L’Opus
Dei stessa indica il suo originario intento fondante: i cristiani devono, come
Gesù a Nazareth, santificare il loro lavoro e la loro vita quotidiana.
Controversi sono i metodi con i quali esso dovrebbe essere realizzato: tra gli
altri, segretezza, accumulo di potere sociale e influenza massiccia sulla
politica della Santa Sede. Nella sua spagnola terra d’origine, l’Opus Dei
viene chiamata anche “Santa Mafia”.
Quando
l’Opus Dei arriva in un paese, si stabilisce in una diocesi come prelatura
personale ecclesiastica, per la qual cosa è necessaria l’approvazione del
vescovo della diocesi. Poi si propaga nella diocesi ed eventualmente nel resto
del paese. Le Opere apostoliche collettive e le Fondazioni che sono create dai
suoi membri e che spesso per gli estranei non sono riconoscibili come attività
dell’Opus Dei, si infiltrano nella società. Il loro obiettivo va molto al di
là della pia “santificazione della vita quotidiana”…Esse devono”
santificare e cristianizzare le istituzioni dei popoli, della scienza, della
cultura, della civiltà, della politica, dell’arte e delle relazioni sociali.
Tutto deve essere cristiano come espressione sociale collettiva della fede degli
esseri umani e come strumento per salvare anime, mantenerle nella fede e
condurle a Dio”.
Per
cristianizzazione si intende cattolicizzazione, che sfocia anche nell’emargizione
dei dissenzienti nella società, contraddicendo il pluralismo democratico. Nello
scritto segreto De spiritu et de piis servandis consuetudinibus solo i cattolici
sono considerati veri cristiani.
Dagli
anni 50 in poi, il metodo della cristianizzazione è uguale dappertutto: l’Opus
cerca di conquistare personalità di primo piano per accedere ad una determinata
cerchia, a partire dalla quale si muove verso il basso.
Questo
modello è stato sperimentato per la prima volta da Escrivà negli anni 40,
invitato dal Vescovo di Madrid, egli tenne alcune giornate di riflessione per i
coniugi Franco. Il contatto amichevole si conservò. Nel 1951, tre funzionari
dellìOpus Dei entrarono in uffici governativi. Lo sfondamento avvenne nel 1957,
quando il dittatore, in occasione di un rimpasto di governo, nominò tre
ministri dell’Opus Dei.
Secondo
i suoi statuti, l’Opus Dei è soprattutto interessata agli
“intellettuali”e ai loro incarichi, caratterizzati da “poteri
d’ufficio”.
Questa
strategia corrisponde anche a una politica ecclesiastica vaticana di lunga data:
essa puntava e punta sui potenti, su tiranni e monarchi così come, più
recentemente, su democratici. Ma, nella storia della chiesa, la questione se la
chiesa stessa possa accordarsi con chi detiene il potere in modo così profondo
da diventare forse corresponsabile di crimini politici è stata, il più delle
volte, molto pragmaticamente rimossa. Questo programma è più facilmente
realizzabile negli stati cosiddetti “cattolici”.
Salta
agli occhi che l’Opus Dei dopo il 1950 si è sviluppata soprattutto nelle
dittature militari latino-americane. Escrivà aveva definito impellente la lotta
contro il comunismo, che “insudicia il mondo”, e i dittatori di questi stati
“cattolici” davano ad intendere di dover difendere la chiesa cattolica dai
comunisti…Le Filippine (colonizzate originariamente dai cattolici)
rappresentano il bastione del sudest asiatico; L’Opus dei vi prese piede nel
1964, sotto il dittatore Marcos.
A
partire dagli anni 60, l’Opus Dei dà all’economia ed all’industria
maggior peso che alla politica. Per sostenere e potenziare le molteplici attività
in aumento in tutto il mondo servono capitali. Circa la metà dei membri vive in
celibato, ma si tratta di laici che svolgono in maggioranza professioni molto
qualificate, ad esempio medici e avvocati, industriali e banchieri, scienziati e
politici. Essi devono versare i loro guadagni all’organizzazione e ricevono il
denaro per piccole spese.
A
partire dal 1964, per finanziare l’organizzazione sono state create fondazioni
collegate con le Opere Apostoliche dell’Opus dei, ma anche con banche e società
finanziarie dirette da membri e da simpatizzanti. Di qui scaturiscono le
cosiddette “ reti d’oro”. Esse sono strutturate ufficialmente come
iniziative private dei membri, non come attività dell’organizzazione. Poiché
i nomi dei membri laici sono tenuti segreti, non si può quasi mai individuare
chi lavora per l’Opus Dei e deve-secondo una disposizione segreta-servirla
finanziariamente.
Il
più ricco giocoliere della rete è stato , negli anni 70 e 80, il membro
spagnolo dell’Opus Dei, Josè Maria Ruiz Mateos, fondatore e direttore del
grande gruppo privato Rumasa , un complesso spagnolo operante a livello
multinazionale. Trovandosi, più tardi, sotto custodia preventiva, egli ammise
che l’Opus Dei, grazie ad elargizioni, ne aveva tratto consistenti
profitti.Come emerse dopo l’espropriazione da parte del governo spagnolo, il
gruppo Rumasa aveva debiti per circa due miliardi di dollari; dove, nei
dettagli, era finito il denaro potè essere appurato solo in singoli casi. Un
esempio: nel 1983, alcuni ricercatori della BBC scoprirono con sconcerto in
quale modo la Nethernall Educational Association, associazione dell’Opus Dei
fondata nel 1964, era riuscita a procurarsi il denaro necessario a finanziare un
considerevole acquisto di terreni in un bel quartiere londinese. I fondi-in
dollari, franchi svizzeri e marchi tedeschi-provenivano dal gruppo Rumasa
attraverso le isole britanniche del canale, ad un tasso d’interesse
straordinariamente favorevole (1%).
Nel
1995, gli aiuti sfociarono nella costruzione della University of Asia and
Pacific (Filippine), che ricevette dalla Commissione Europea, ufficialmente, 250
mila Ecu. Ma, qualcuno è fermamente convinto che si sia trattato, in realtà,
di un milione di dollari. Nella connection filippina è stata coinvolta anche la
Direzione svizzera per la cooperazione allo sviluppo ed agli aiuti umanitari di
Berna che assiste nelle Filippine la Foundation for prosessional training
inc.dell’Opus Dei.
Quanto
più i progetti promossi sono geograficamente lontani dagli organizzatori, o dai
dispensatori delle sovvenzioni, tanto più irraggiungibili ed incontrollabili
essi si rivelano per organismi di vigilanza neutrali; quanto più dunque si
accelera la globalizzazione, tanto più facile sembra elargire fondi e
presentare richieste mimetizzate.
A
volte, tuttavia, qualche anello di sabbia si infila negli ingranaggi: il
progetto Tempus della Commissione Europea ha esaminato più da vicino una
richiesta della Fondazione FWM di Berlino, che voleva un finanziamento per un
progetto pilota giovanile in Polonia.
Tempus
ha scoperto, tra le altre cose, che le organizzazioni indicate come partner in
Polonia non dimostravano alcuna disponibilità a cooperare e che i costi fissati
per il progetto erano “ molto alti “, probabilmente “sopravvalutati”.
All’Opus
Dei viene attribuito grande potere nella chiesa universale cattolica.
L’organizzazione
definisce sé stessa un “ corpo mobile”, del quale la Santa Sede può
disporre con grande efficacia, soprattutto in quei settori della società in cui
la chiesa non arriva con i suoi mezzi consueti.Ecco un esempio delle conseguenze
che ne risultano: nel 1994, il vescovo Javier Echevarrìa Rodriguez, direttore
dell’Opus Dei, ha esortato le “ truppe combattenti, con la più severa
disciplina”, a erigere una “nuova linea Maginot”, fondando il suo appello
quasi militare su un ordine di Papa Giovanni Paolo II°, che aveva chiesto un
“ grande muro difensivo” contro il “ pensiero consumistico edonista” in
Europa.
Le
consegne del segreto:
L’Opus
Dei, inoltre, può impiegare i propri membri in modo mirato, perché essi sono
vincolati ad una cieca obbedienza nei confronti del prelato. Negli uffici
dell’Opus si elaborano particolareggiate schede sui membri, costantemente
arricchite con nuovi dati, anche provenienti da altri membri. Le informazioni più
importanti, accompagnate da una fotografia formato tessera, vengono inoltrate
alla centrale romana. In Vaticano L’Opus Dei ha sempre avuto, oltre al
Pontefice, sostenitori influenti. Tra i cardinali di Curia vanno ricordati:
Joseph Ratzinger, Eduardo Martinez Somalo, Dario Castrillon Hoyos, Roger
Etchegaray (presidente del Comitato Giubileo 2000), Lucas Moreira Neves, Alfonso
Lopez Trujillo. La sua crescente influenza nella chiesa cattolica appare, tra
l’altro, dal numero relativamente consistente di nomine di membri dell’Opus
Dei in Congregazioni e Consigli pontifici.
Se
è vero che in questi organismi i membri dimostrati dell’Opus sono solo 26, il
numero reale potrebbe essere maggiore, perché a causa dell’atteggiamento di
segretezza non tutti i membri sono individuabili.
Ritornando
al 1957 in Spagna, il caudillo Franco fu costretto a varare un governo con due
uomini dell’Opus Dei come ministri-chiave. Intanto l’Opus Dei era da tempo
in trattative con la monarchia per il passaggio dei poteri….il che è poi
regolarmente successo, prima ancora della morte di Franco.
Intanto
in Italia nascevano nuove iniziative opusdeiste: nel 1947,
“Studi Cattolici”un periodico con scritti di Emilio Colombo, Giuseppe
Rossetti, Giorgio La Pira e “Cronache Sociali”sul quale vi era apposta la
firma di Aldo Moro. Ma il colpo grosso dell’Opus Dei è del 1959: il liberale
Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica, concedeva il riconoscimento
giuridico alla fondazione RUI ( Residenze Universitarie Internazionali ) con il
compito di promuovere ed incoraggiare iniziative per la formazione di
intellettuali e dirigenti nel quadro internazionale dei rapporti culturali.
Fondazione nella quale erano soci fondatori grossi nomi di esponenti cattolici
dell’imprenditoria, dell’università e della finanza, e con innumerevoli
soci sostenitori che dovevano versare notevoli contributi finanziari e già, un
anno dopo, nel 1960 il Consigliere per l’Italia dell’Opus Dei informava
Giovanni XXXIII° che il 24 aprile sarebbe stata inaugurata la sede della Rui,
Opera dell’Opus Dei, destinata ad accogliere ed assistere universitari e
giovani professionisti provenienti da tutti i paesi del mondo che vengono a Roma
per completare i loro studi.
Dopo
la morte del Fondatore dell’Opus Dei, il 15 settembre 1975, i 172
rappresentanti ufficiali della società eleggevano, all’unanimità, Don Alvaro
del Portillo a nuovo Presidente Generale dell’associazione, ormai denominata
“ Associazione Cattolica Internazionale dell’Opus Dei”. Dopo la
Fondazione-cardine , ossia la Rui, l’Opus Dei ha esteso i suoi tentacoli in
tutti i rami del potere; i suoi aderenti controllano direttamente o
indirettamente grosse società che si occupano di sport, di tempo libero, di
centri sociali, di cooperazioni universitarie e tutte organizzate in modo da
essere finanziate dallo Stato (Ministero degli Esteri, del Lavoro, della
Pubblica Istruzione, degli Interni, del Turismo, del Mezzogiorno, della stessa
Presidenza del Consiglio, oltre che delle Amministrazioni delle Regioni, delle
Province e dei Comuni, per non parlare degli Enti di Stato che amministrano i
denari di tutti gli italiani.)
Nel
1990, il 6 dicembre, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, ha
pubblicato la notizia che con Decreto del Presidente della Repubblica, datata 23
novembre 1990, è stata conferita la personalità giuridica alla Prelatura della
Santa Croce e Opus Dei, brevemente detta:” Prelatura dell’Opus Dei.”
L’ingresso
all’Opus Dei è graduale. Compiuti i 16 anni, si ripete sino a 21 anni, una
volta all’anno, un atto d’oblazione e solo a 21 anni si emette la “fedeltà”
e la “ incorporazione perpetua”. Con la incorporazione, i soci debbono
cedere l’amministrazione dei loro beni a chi preferiranno (nell’ambito,
sempre, dell’Opus Dei )e la Fedeltà espressa deve contenere i voti di povertà,
di castità e di obbedienza. E prima della Fedeltà, fanno testamento dei beni
presenti e futuri.
L’Istituto
provvede ai singoli soci tutto ciò che è utile, vitto, vestiti, studi e per
gli impegni nei quali sono destinati.
Le
Costituzioni che emanano queste regole sono segrete e anche quelle che saranno
emanate in futuro non potranno essere divulgate, anzi non possono che essere in
latino e vi è la proibizione più assoluta di tradurlo nelle lingue volgari.
Una
impostazione di vita fra le più impegnative, codificata in Regole; una
altamente significativa inserita alla voce “Tattica”dice: “ Vuoi essere
martire? Io ti metterò un martirio a portata di mano; essere apostolo e non
chiamarti apostolo, essere missionario-con missione-e non chiamarti missionario,
essere uomo di Dio e sembrare uomo di mondo; passare inosservato”.
L’Opus
Dei è sempre e solo dalla parte del Vaticano e dei suoi interessi; non è
quindi una organizzazione che difende la spiritualità della Religione, ma solo
gli interessi economici.
E’
bene ricordare che la Chiesa cattolica è l’unica religione al mondo ad avere
uno Stato, la Città del Vaticano, una zecca che batte moneta, ambasciate in
tutto il mondo, banche e soprattutto contribuenti in tutti e cinque i
continenti.
La
forza dell’Opus Dei è anche forza elettorale; quando un membro dell’Opus
Dei si presenta alle elezioni è sempre sicuramente eletto e rappresentanti
dell’Opus Dei si trovano anche in schieramenti politici opposti.
Per
comprendere il comportamento dell’Opus Dei è bene leggere attentamente le sue
999 Regole scritte dal suo fondatore e si capirà perché nessuna accusa contro
l’Opus Dei potrà mai essere provata.
In
questi giorni non si fa che parlare della Parmalat, industria produttrice di
latte, e ci si domanda, a questo punto, è chi ci fosse dietro a quella scatola
vuota della Finanziaria Centro Nord di così potente da riuscire a superare i
controlli di tutti gli organismi (Consob, Bankitalia, etc.), deputati a
verificare i requisiti delle società quotate in Borsa. L’interrogativo è
tanto più pertinente in considerazione anche dal fatto che la nuova Parmalat
Finanziaria riesce a trovare subito le banche disposte a collocare l’aumento
di capitale necessario a risanare la Parmalat Industriale e si dischiudono,
immediatamente e come per incanto per
la Parmalat tutti i mercati mondiali di lingua spagnola. In Spagna ed in tutti i
Paesi del Sudamarica cominciano a nascere come i funghi filiali della ditta di
Collecchio, che assume la dignità di multinazionale.Chi c’era dunque dietro a
tutte queste operazioni? Era vero, come qualcuno vociferava a quell’epoca che
la Finanziaria Centro Nord era in odore di Opus Dei, organismo finanziario della
Chiesa notoriamente molto radicato nei paesi di lingua spagnola?
E
se così fosse Calisto Tanzi era il proprietario di questa nuova Parmalat o ne
era il fiduciario per conto?
Ma
cosa c’entra in tutta questa storia l’Opus Dei?
E’
un dato di fatto che subito dopo l’arrivo in Borsa si infittiscono i rapporti
con personalità vaticane e che la Cassa di Risparmio, sotto la guida di
Silingardi senta l’irrefrenabile necessità di aprire quattro o cinque filiali
nella Capitale, nelle quali scorazzavano liberamente molti personaggi collegati
con la potentissima organizzazione vaticana.
Lo
studio di commercialista di Silingardi, in Parma, inoltre, annovera tra i propri
clienti, in quegli anni, anche l’ingegnere Paolo Sodano, nipote del Cardinale
Angelo Sodano, Segretario di Stato della Santa Sede.Quella immensa voragine di
trentamila miliardi di lire scomparsi possono solo servire a finanziare le
necessità di una grandissima organizzazione che ha bisogno di masse monetarie
immense.
Il
cervello clericale di Villa Tevere, in viale Bruno Buozzi a Roma, è informato
su quanto avviene nella chiesa a livello mondiale come praticamente
nessun’altra organizzazione ecclesiastica.
Ciò
offre l’opportunità di intervenire tempestivamente, promovendo sviluppi o
combattendoli, ma comunque esercitando un’estesa influenza.
Per
questo, l’ascesa dell’Opus Dei a principale potenza ecclesiastica appare
inarrestabile
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