pagina web di Ercolina Milanesi

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Escrivà de Balaguer

 

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Il 9 gennaio del 1902 nacque in Spagna il futuro fondatore dell’OPUS DEI :

Josè Maria Julian Mariano Escrivà de Balaguer. A due anni, colpito da meningite, fu miracolato dalla Madonna: ecco il primo “segno divino” di una leggenda che lo porterà agli altari.

Il futuro fondatore dell’Opus Dei subì a 15 anni il fascino della vocazione e nel 1925 fu ordinato sacerdote. Pieno di iniziative, di vivacissimo ingegno e di una non comune abilità dialettica e capacità organizzativa, nel 1927si trasferì a Madrid per completare gli studi giuridici. Già nel febbraio del 1928 maturava l’intuizione di una organizzazione al servizio del cattolicesimo che concretava nel 1930 in modo definitivo, denominandola “ Opus Dei “ e fondando nello stesso anno anche un ramo femminile della Società, anche se nei suoi appunti solo pochi giorni prima, aveva annotato: neppure per scherzo vi saranno donne dell’Opus Dei.

La Spagna attraversava, in quel periodo, un certo benessere; la neutralità nella prima guerra mondiale aveva fruttato; le riserve auree erano aumentate notevolmente: da 23 a 89 milioni di sterline. Nel 1931 il Parlamento spagnolo approvava una serie di misure fortemente limitative per la sfera d’azione della Chiesa cattolica e disponeva lo scioglimento degli Ordini religiosi che imponevano oltre ai tre voti (castità, obbedienza, povertà ) anche un quarto, quello di obbedienza ad un’altra autorità, che non fosse quella dello Stato. Nel 1932, proprio per questa Legge, veniva sciolta la Compagnia di Gesù-i Gesuiti- e gli aderenti all’Opus Dei erano pochissimi, ufficialmente due seguaci uomini e una sola donna.   

Ma doveva esserci un notevole giro di denaro attorno a questa Associazione, specialmente ora che la Compagnia del Gesuiti era stata sciolta, se nel 1933 Escrivà riusciva ad aprire una Accademia privata che insegnava oltre diritto, architettura e corsi di cristianesimo.

Appena è certa la vittoria del fascismo, la Spagna diviene tutta terreno di conquiste facili per Escrivà, favorito anche dal Segretario Nazionale per la cultura, aderente all’Opus Dei. Ormai protetta da Franco, l’Opus dei consolidava il potere su tutta la Spagna, tanto che l’8 settembre del 1939 la Curia Arcivescovile di Madrid riconosceva ufficialmente il movimento, dando il suo imprimatur alla stampa di 999 norme curate personalmente da Escrivà.

Il quel periodo Escrivà veniva ammesso in udienza privata da Pio XII° e rientrava a Madrid vittorioso, aveva ottenuto un documento vaticano di approvazione dei fini, documento che da più di cento anni non veniva rilasciato ad alcuno. E da allora l’Opus Dei, valicava i confini della Spagna e si diffondeva in Europa, con l’appoggio delle massime autorità della Chiesa cattolica, romana ed apostolica.

Il 2 aprile 1947, Pio XII° emanava la Costituzione Apostolica “ Provida Mater Ecclesia” agli “Istituti Secolari aperti ai laici ed ai sacerdoti”. E la Sacra Congregazione per i religiosi approvava come “ Primo Istituto Secolare” il diritto pontificio attraverso la concessione del decreto di lode la società sacerdotale della Santa Croce, alla quale era annessa una Opera, detta Opus Dei.

Nel giugno 1975 il fondatore dell’Opera, Escrivà de Balaguer, morì a Roma e, dopo soli 17 anni dalla sua scomparsa, nel 1992, Papa Giovanni Paolo II° lo proclamò “beato” ed il 6 ottobre 2002 fu dichiarato “santo” davanti a centinaia di migliaia di fedeli di più 80 Paesi.

 

 

ROMPERE IL SILENZIO SU “OPUS DEI “

Sull’Opus Dei è stato steso un velo di silenzio che pochi osano rendere pubblico.

Sembra che vi sia un patto, per lo meno tacito, perché non se ne parli.

E poiché ciò di cui non si parla non esiste, si ha l’impressione che l’Opus Dei si sia diluito o, per lo meno, si sia ristretto al mondo della salvezza delle anime per il quale, secondo i documenti costitutivi, era nato.

Finalmente, molti finiscono col credere alle semplicistiche note emanate dall’ufficio stampa opusdeista, secondo le quali l”Opera” di  monsignor Escrivà de Balaguer si muove sul terreno spirituale e non si coinvolge in alcun progetto temporale, in quanto istituzione.

Parlare in pubblico o scrivere sull’Opus Dei si è trasformato in qualcosa di politicamente e religiosamente scorretto.

L’Opus Dei è ben vivo ed attivo ed il suo potere si estende in lungo ed in largo nella Chiesa Cattolica. Nel vertice conta su seguaci ed estimatori incondizionati. Il primo è Giovanni Paolo II° che prima di entrare nel Conclave, dal quale uscì Papa, si recò a pregare sulla tomba di Escrivà a Roma, in cerca di intercessioni per l’adempimento delle responsabilità che gli sarebbero potute cadere addosso.

Nel ritorno dal suo primo viaggio negli Stati Uniti il Papa, esultante per le moltitudini che lo avevano accolto, chiese, sull’aereo, ai suoi più diretti collaboratori che impressione avessero avuto i nordamericani della visita. Gli risposero che” avevano apprezzato il cantante, ma non la musica”. Giovanni Paolo II° commentò quindi:” E’ certo che l’unica organizzazione ecclesiastica che mi è pienamente fedele è l’Opus Dei”.

Vincendo la resistenza di cardinali, vescovi, teologi e movimenti cristiani di tutto il mondo

beatificò in un tempo da record-solamente 17 anni dopo la sua morte-il fondatore dell’Opera, Escrivà de Balaguer, chiamato con aria paternalistica “il Padre”.

Tutto ciò accadeva nel 1992 e fu una delle beatificazioni più contestate e oggetto do polemiche, paragonabile a quella in tempi più recenti di Pio IX°, l’ultimo “Papa re”, che durante il suo lungo pontificato di 32 anni ( 1846-1878 )si distinse per la sua militanza antisemita e antimoderna. Di entrambi si sottolineò lo zelo per l’ortodossia e la devozione al mondo antico, ma non la preferenza per i poveri e neppure la tolleranza, virtù che essi non praticarono.

Quella beatificazione non sarebbe mai avvenuta  con Paolo VI°, che limitò oltremodo il potere dell’Opus Dei nella Chiesa cattolica.

Nel processo di beatificazione di Escrivà furono escluse testimonianze critiche di persone che vissero molto vicine al “Padre”, come l’architetto Miguel Fisac, legato all’Opera durante 19 anni ( 1936-1955 ).

Il famoso architetto comunicò al Cardinale Tarancòn che riteneva un dovere di coscienza testimoniare al processo. Il cardinale lo rimandò al Segretario del Tribunale perché lo includesse nella lista dei testimoni, ma qualche giorno dopo gli fece sapere che ne era stato escluso.

Minor successo hanno ottenuto le teologhe ed i teologi latino-americani di tutte le tendenze e i movimenti cristiani ad ampia base popolare che chiedono a Giovanni Paolo II° la beatificazione  dei martiri salvadoregni:

Monsignor Romero, sei Gesuiti e due donne, riconosciuti come santi e venerati come martiri in America Latina e in altri luoghi della cristianità e la cui beatificazione sarebbe la ratifica ecclesiale di ciò che è già vox populi.

In Vaticano-vale a dire nella Chiesa cattolica universale – l’informazione è in mano al portavoce, Joaquìn Navarro Valls, membro dell’Opus Dei. Se l’informazione è potere, chi la controlla nella Chiesa detiene tutto il potere. Il portavoce non soltanto diffonde l’informazione, ma anche la crea, la elabora e l’amministra pro domo sua, senza sottomettersi ad alcun controllo democratico. E una parte fondamentale dell’informazione è quella di occultare o negare l’influenza dell’Opera nel Vaticano.

Nell’orbita dell’Opus Dei si trovano il cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato della Città del Vaticano, ex Nunzio Apostolico di Sua Santità in Cile e amico personale di Pinochet, a favore del quale intercedette presso il Governo britannico perché non venisse giudicato in Spagna, e il Cardinale spagnolo Eduardo Martìnez Somalo, membro molto influente della Curia romana e referente primario per i vescovi spagnoli.

Al vertice del cattolicesimo si sta confermando, in questo modo, un cattolicesimo intransigente poco dialogante con altre fedi religiose, seguendo la prescrizione di Cammino, libro scritto da Escrivà durante la guerra civile spagnola a Burgos, molto vicino al quartier generale di Franco: “ Il pronao di santità che il Signore ci chiede è determinato da questi tre punti: la santa intransigenza, la santa coercizione e la santa impudenza”(n°378). Ma di più, “ l’indulgenza è segno sicuro di non possedere verità” (n°393).

Nella Chiesa cattolica latino-americana spiccano due figure dell’Opus Dei: il cardinale Cipriani, arcivescovo di Lima, e monsignor Sàenz Lacalle, arcivescovo di San Salvador.

Cipriani appoggiò fino all’ultimo momento i modi politici dittatoriali di Fujimori. La sua nomina come cardinale, nell’ultimo conclave, è stata, senza dubbio, la più contestata, poiché suscitò il rifiuto di un importante settore della cittadinanza e dei cristiani peruviani.

Durante la prima messa di Cipriani come cardinale nell’atrio della cattedrale di Lima, la moltitudine innalzò cartelloni con scritte come: “Dio, liberaci da Cipriani”, “ Cristo è giustizia, Cipriani è corruzione” paragonandolo al ministro di Fujimori, Vladimiro Montesinos. Malgrado ciò egli è uno dei valori in rialzo nella Chiesa latino-americana.

Altro membro dell’Opus Dei in ascesa nella Chiesa del Centro America è lo spagnolo Fernando Sàenz Lacalle, arcivescovo di San Salvador, che fu cappellano del medesimo esercito che assassinò sei Gesuiti e due donne salvadoregni il 16 novembre 1989.

Pur essendo già arcivescovo di San Salvador accettò la nomina a generale dell’Esercito, benché in seguito si vide costretto a rinunciarvi per la protesta popolare.

Il suo rifiuto dell’orientamento liberatorio (nel senso della teologia della liberazione) della Università Centroamericana Josè Simeòn Canas (UCA), della quale era rettore Ignacio Ellacurìa quando fu assassinato e nella quale è professore Jon Sobrino, uno dei principali rappresentanti della teologia della liberazione, diventa esplicito nella risposta data ad uno studente di teologia della UCA che gli chiedeva di essere ordinato sacerdote: “ Piuttosto morto che ordinare un alunno dell’UCA.”

E nella Chiesa spagnola ? Il cambiamento dell’atteggiamento dell’episcopato nelle relazioni con l’Opus Dei è stato spettacolare. Durante il pontificato di Paolo VI° la distanza dei vescovi spagnoli rispetto all’Opera era notoria e le critiche su di essa non erano nascoste. Senza dubbio nella misura con cui è andato consolidandosi il protagonismo opusdeista con Giovanni Paolo II° la gerarchia ecclesiastica del nostro paese si è piegata alle sue direttive. Il silenzio adesso è poco meno che sepolcrale.

Tuttavia nessun vescovo, arcivescovo o cardinale è uscito dall’armadio confessando la sua appartenenza all’Opus Dei, ed è possibile che non lo faccia in futuro. Però questo non significa che se ne stiano lontani dall’Opus. Come già diceva il cardinale Tarancòn, molti vescovi spagnoli soffrono il torcicollo per il troppo guardare a Roma. E, come si è detto, il potere a Roma lo detiene l’Opus Dei. Se qualche dubbio vi fosse al riguardo, si dissolverebbe soltanto con la lettura dei messaggi papali ed episcopali su temi come sessualità, famiglia, donna, dogma, morale, disciplina ecclesiastica, etc. L’Opera non soltanto conserva la sua influenza, ma sta anche recuperando membri importanti –teologi inclusi- che l’avevano abbandonata nelle decadi passate.

Il clima di sottomissione che vige oggi nella Chiesa cattolica si ispira ad una massima di Cammino: “Obbedire?…, cammino sicuro. Obbedire ciecamente al superiore?….,cammino di santità. Obbedire nel tuo apostolato?, l’unico cammino: poiché è un’opera di Dio, lo spirito ha da essere o obbedire o andarsene.”(n°941).

C’è però un campo nel quale l’Opus Dei ha minimo influsso, almeno nel nostro paese: quello della produzione teologica. I suoi apporti sono infimi, per non dire nulli, nelle questioni più vive dell’attuale dibattito teologico: ricorso ai metodi storici-critici, sociologi, di antropologia culturale e storia sociale nello studio della Bibbia, ermeneutica critica applicata ai dogmi, cristologia in chiave storica ed etica, spiritualità incarnata nella storia, teologia femminista, ecclesiologia comunitaria, dialogo interreligioso e interculturale, morale sociale, teoria dei paradigmi nello studio della storia del cristianesimo, teologie della liberazione, etc. I teologi dell’orbita dell’Opus o considerano queste questioni aliene alla riflessione teologica o le tengono per eterodosse.

L’Opus Dei, così disse nel 1966 il suo fondatore Escrivà in una intervista al “Figaro” di Parigi, “si sente a casa dappertutto, in Inghilterra come in Austria, Messico o Argentina. Dappertutto troviamo , radicato negli abitanti del paese, il medesimo fenomeno teologico e pastorale. Esso non è legato ad una determinata cultura, né ad una qualche specifica epoca storica”.

Se tuttavia si osserva il mappamondo, si nota che l’organizzazione cattolica ha trovato terreno fertile soprattutto nei paesi di cultura ispanica. L’organizzazione segreta fondata nel 1928 cercò in effetti già nel 1935 di estendersi alla Francia, ma l’operazione riuscì solamente nel 1947.

Soltanto dopo il 1946, anno in cui l’Opus Dei trasferì il suo centro dalla penisola iberica a Roma, essa si diffuse con successo a livello mondiale. Il teologo svizzero Hans Urs von Balthasar ha associato l’Opus all’integralismo cattolico. Il tedesco Wolfgang Beinert, professore di dogmatica cattolica a Regensburg, la riconduce al fondamentalismo cattolico.

L’Opus Dei stessa indica il suo originario intento fondante: i cristiani devono, come Gesù a Nazareth, santificare il loro lavoro e la loro vita quotidiana. Controversi sono i metodi con i quali esso dovrebbe essere realizzato: tra gli altri, segretezza, accumulo di potere sociale e influenza massiccia sulla politica della Santa Sede. Nella sua spagnola terra d’origine, l’Opus Dei viene chiamata anche “Santa Mafia”.

Quando l’Opus Dei arriva in un paese, si stabilisce in una diocesi come prelatura personale ecclesiastica, per la qual cosa è necessaria l’approvazione del vescovo della diocesi. Poi si propaga nella diocesi ed eventualmente nel resto del paese. Le Opere apostoliche collettive e le Fondazioni che sono create dai suoi membri e che spesso per gli estranei non sono riconoscibili come attività dell’Opus Dei, si infiltrano nella società. Il loro obiettivo va molto al di là della pia “santificazione della vita quotidiana”…Esse devono” santificare e cristianizzare le istituzioni dei popoli, della scienza, della cultura, della civiltà, della politica, dell’arte e delle relazioni sociali. Tutto deve essere cristiano come espressione sociale collettiva della fede degli esseri umani e come strumento per salvare anime, mantenerle nella fede e condurle a Dio”.

Per cristianizzazione si intende cattolicizzazione, che sfocia anche nell’emargizione dei dissenzienti nella società, contraddicendo il pluralismo democratico. Nello scritto segreto De spiritu et de piis servandis consuetudinibus solo i cattolici sono considerati veri cristiani.

Dagli anni 50 in poi, il metodo della cristianizzazione è uguale dappertutto: l’Opus cerca di conquistare personalità di primo piano per accedere ad una determinata cerchia, a partire dalla quale si muove verso il basso.

Questo modello è stato sperimentato per la prima volta da Escrivà negli anni 40, invitato dal Vescovo di Madrid, egli tenne alcune giornate di riflessione per i coniugi Franco. Il contatto amichevole si conservò. Nel 1951, tre funzionari dellìOpus Dei entrarono in uffici governativi. Lo sfondamento avvenne nel 1957, quando il dittatore, in occasione di un rimpasto di governo, nominò tre ministri dell’Opus Dei.

Secondo i suoi statuti, l’Opus Dei è soprattutto interessata agli “intellettuali”e ai loro incarichi, caratterizzati da “poteri d’ufficio”.

Questa strategia corrisponde anche a una politica ecclesiastica vaticana di lunga data: essa puntava e punta sui potenti, su tiranni e monarchi così come, più recentemente, su democratici. Ma, nella storia della chiesa, la questione se la chiesa stessa possa accordarsi con chi detiene il potere in modo così profondo da diventare forse corresponsabile di crimini politici è stata, il più delle volte, molto pragmaticamente rimossa. Questo programma è più facilmente realizzabile negli stati cosiddetti “cattolici”.

Salta agli occhi che l’Opus Dei dopo il 1950 si è sviluppata soprattutto nelle dittature militari latino-americane. Escrivà aveva definito impellente la lotta contro il comunismo, che “insudicia il mondo”, e i dittatori di questi stati “cattolici” davano ad intendere di dover difendere la chiesa cattolica dai comunisti…Le Filippine (colonizzate originariamente dai cattolici) rappresentano il bastione del sudest asiatico; L’Opus dei vi prese piede nel 1964, sotto il dittatore Marcos.

A partire dagli anni 60, l’Opus Dei dà all’economia ed all’industria maggior peso che alla politica. Per sostenere e potenziare le molteplici attività in aumento in tutto il mondo servono capitali. Circa la metà dei membri vive in celibato, ma si tratta di laici che svolgono in maggioranza professioni molto qualificate, ad esempio medici e avvocati, industriali e banchieri, scienziati e politici. Essi devono versare i loro guadagni all’organizzazione e ricevono il denaro per piccole spese.

A partire dal 1964, per finanziare l’organizzazione sono state create fondazioni collegate con le Opere Apostoliche dell’Opus dei, ma anche con banche e società finanziarie dirette da membri e da simpatizzanti. Di qui scaturiscono le cosiddette “ reti d’oro”. Esse sono strutturate ufficialmente come iniziative private dei membri, non come attività dell’organizzazione. Poiché i nomi dei membri laici sono tenuti segreti, non si può quasi mai individuare chi lavora per l’Opus Dei e deve-secondo una disposizione segreta-servirla finanziariamente.

Il più ricco giocoliere della rete è stato , negli anni 70 e 80, il membro spagnolo dell’Opus Dei, Josè Maria Ruiz Mateos, fondatore e direttore del grande gruppo privato Rumasa , un complesso spagnolo operante a livello multinazionale. Trovandosi, più tardi, sotto custodia preventiva, egli ammise che l’Opus Dei, grazie ad elargizioni, ne aveva tratto consistenti profitti.Come emerse dopo l’espropriazione da parte del governo spagnolo, il gruppo Rumasa aveva debiti per circa due miliardi di dollari; dove, nei dettagli, era finito il denaro potè essere appurato solo in singoli casi. Un esempio: nel 1983, alcuni ricercatori della BBC scoprirono con sconcerto in quale modo la Nethernall Educational Association, associazione dell’Opus Dei fondata nel 1964, era riuscita a procurarsi il denaro necessario a finanziare un considerevole acquisto di terreni in un bel quartiere londinese. I fondi-in dollari, franchi svizzeri e marchi tedeschi-provenivano dal gruppo Rumasa attraverso le isole britanniche del canale, ad un tasso d’interesse straordinariamente favorevole (1%).

Nel 1995, gli aiuti sfociarono nella costruzione della University of Asia and Pacific (Filippine), che ricevette dalla Commissione Europea, ufficialmente, 250 mila Ecu. Ma, qualcuno è fermamente convinto che si sia trattato, in realtà, di un milione di dollari. Nella connection filippina è stata coinvolta anche la Direzione svizzera per la cooperazione allo sviluppo ed agli aiuti umanitari di Berna che assiste nelle Filippine la Foundation for prosessional training inc.dell’Opus Dei.

Quanto più i progetti promossi sono geograficamente lontani dagli organizzatori, o dai dispensatori delle sovvenzioni, tanto più irraggiungibili ed incontrollabili essi si rivelano per organismi di vigilanza neutrali; quanto più dunque si accelera la globalizzazione, tanto più facile sembra elargire fondi e presentare richieste mimetizzate.

A volte, tuttavia, qualche anello di sabbia si infila negli ingranaggi: il progetto Tempus della Commissione Europea ha esaminato più da vicino una richiesta della Fondazione FWM di Berlino, che voleva un finanziamento per un progetto pilota giovanile in Polonia.

Tempus ha scoperto, tra le altre cose, che le organizzazioni indicate come partner in Polonia non dimostravano alcuna disponibilità a cooperare e che i costi fissati per il progetto erano “ molto alti “, probabilmente “sopravvalutati”.

All’Opus Dei viene attribuito grande potere nella chiesa universale cattolica.

L’organizzazione definisce sé stessa un “ corpo mobile”, del quale la Santa Sede può disporre con grande efficacia, soprattutto in quei settori della società in cui la chiesa non arriva con i suoi mezzi consueti.Ecco un esempio delle conseguenze che ne risultano: nel 1994, il vescovo Javier Echevarrìa Rodriguez, direttore dell’Opus Dei, ha esortato le “ truppe combattenti, con la più severa disciplina”, a erigere una “nuova linea Maginot”, fondando il suo appello quasi militare su un ordine di Papa Giovanni Paolo II°, che aveva chiesto un “ grande muro difensivo” contro il “ pensiero consumistico edonista” in Europa.

Le consegne del segreto:

L’Opus Dei, inoltre, può impiegare i propri membri in modo mirato, perché essi sono vincolati ad una cieca obbedienza nei confronti del prelato. Negli uffici dell’Opus si elaborano particolareggiate schede sui membri, costantemente arricchite con nuovi dati, anche provenienti da altri membri. Le informazioni più importanti, accompagnate da una fotografia formato tessera, vengono inoltrate alla centrale romana. In Vaticano L’Opus Dei ha sempre avuto, oltre al Pontefice, sostenitori influenti. Tra i cardinali di Curia vanno ricordati: Joseph Ratzinger, Eduardo Martinez Somalo, Dario Castrillon Hoyos, Roger Etchegaray (presidente del Comitato Giubileo 2000), Lucas Moreira Neves, Alfonso Lopez Trujillo. La sua crescente influenza nella chiesa cattolica appare, tra l’altro, dal numero relativamente consistente di nomine di membri dell’Opus Dei in Congregazioni e Consigli pontifici.

Se è vero che in questi organismi i membri dimostrati dell’Opus sono solo 26, il numero reale potrebbe essere maggiore, perché a causa dell’atteggiamento di segretezza non tutti i membri sono individuabili.

Ritornando al 1957 in Spagna, il caudillo Franco fu costretto a varare un governo con due uomini dell’Opus Dei come ministri-chiave. Intanto l’Opus Dei era da tempo in trattative con la monarchia per il passaggio dei poteri….il che è poi regolarmente successo, prima ancora della morte di Franco.

Intanto in Italia nascevano nuove iniziative opusdeiste: nel 1947,  “Studi Cattolici”un periodico con scritti di Emilio Colombo, Giuseppe Rossetti, Giorgio La Pira e “Cronache Sociali”sul quale vi era apposta la firma di Aldo Moro. Ma il colpo grosso dell’Opus Dei è del 1959: il liberale Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica, concedeva il riconoscimento giuridico alla fondazione RUI ( Residenze Universitarie Internazionali ) con il compito di promuovere ed incoraggiare iniziative per la formazione di intellettuali e dirigenti nel quadro internazionale dei rapporti culturali. Fondazione nella quale erano soci fondatori grossi nomi di esponenti cattolici dell’imprenditoria, dell’università e della finanza, e con innumerevoli soci sostenitori che dovevano versare notevoli contributi finanziari e già, un anno dopo, nel 1960 il Consigliere per l’Italia dell’Opus Dei informava Giovanni XXXIII° che il 24 aprile sarebbe stata inaugurata la sede della Rui, Opera dell’Opus Dei, destinata ad accogliere ed assistere universitari e giovani professionisti provenienti da tutti i paesi del mondo che vengono a Roma per completare i loro studi.

Dopo la morte del Fondatore dell’Opus Dei, il 15 settembre 1975, i 172 rappresentanti ufficiali della società eleggevano, all’unanimità, Don Alvaro del Portillo a nuovo Presidente Generale dell’associazione, ormai denominata “ Associazione Cattolica Internazionale dell’Opus Dei”. Dopo la Fondazione-cardine , ossia la Rui, l’Opus Dei ha esteso i suoi tentacoli in tutti i rami del potere; i suoi aderenti controllano direttamente o indirettamente grosse società che si occupano di sport, di tempo libero, di centri sociali, di cooperazioni universitarie e tutte organizzate in modo da essere finanziate dallo Stato (Ministero degli Esteri, del Lavoro, della Pubblica Istruzione, degli Interni, del Turismo, del Mezzogiorno, della stessa Presidenza del Consiglio, oltre che delle Amministrazioni delle Regioni, delle Province e dei Comuni, per non parlare degli Enti di Stato che amministrano i denari di tutti gli italiani.)

Nel 1990, il 6 dicembre, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, ha pubblicato la notizia che con Decreto del Presidente della Repubblica, datata 23 novembre 1990, è stata conferita la personalità giuridica alla Prelatura della Santa Croce e Opus Dei, brevemente detta:” Prelatura dell’Opus Dei.”

L’ingresso all’Opus Dei è graduale. Compiuti i 16 anni, si ripete sino a 21 anni, una volta all’anno, un atto d’oblazione e solo a 21 anni si emette la “fedeltà” e la “ incorporazione perpetua”. Con la incorporazione, i soci debbono cedere l’amministrazione dei loro beni a chi preferiranno (nell’ambito, sempre, dell’Opus Dei )e la Fedeltà espressa deve contenere i voti di povertà, di castità e di obbedienza. E prima della Fedeltà, fanno testamento dei beni presenti e futuri.

L’Istituto provvede ai singoli soci tutto ciò che è utile, vitto, vestiti, studi e per gli impegni nei quali sono destinati.

Le Costituzioni che emanano queste regole sono segrete e anche quelle che saranno emanate in futuro non potranno essere divulgate, anzi non possono che essere in latino e vi è la proibizione più assoluta di tradurlo nelle lingue volgari.

Una impostazione di vita fra le più impegnative, codificata in Regole; una altamente significativa inserita alla voce “Tattica”dice: “ Vuoi essere martire? Io ti metterò un martirio a portata di mano; essere apostolo e non chiamarti apostolo, essere missionario-con missione-e non chiamarti missionario, essere uomo di Dio e sembrare uomo di mondo; passare inosservato”.

L’Opus Dei è sempre e solo dalla parte del Vaticano e dei suoi interessi; non è quindi una organizzazione che difende la spiritualità della Religione, ma solo gli interessi economici.

E’ bene ricordare che la Chiesa cattolica è l’unica religione al mondo ad avere uno Stato, la Città del Vaticano, una zecca che batte moneta, ambasciate in tutto il mondo, banche e soprattutto contribuenti in tutti e cinque i continenti.

La forza dell’Opus Dei è anche forza elettorale; quando un membro dell’Opus Dei si presenta alle elezioni è sempre sicuramente eletto e rappresentanti dell’Opus Dei si trovano anche in schieramenti politici opposti.

Per comprendere il comportamento dell’Opus Dei è bene leggere attentamente le sue 999 Regole scritte dal suo fondatore e si capirà perché nessuna accusa contro l’Opus Dei potrà mai essere provata.

In questi giorni non si fa che parlare della Parmalat, industria produttrice di latte, e ci si domanda, a questo punto, è chi ci fosse dietro a quella scatola vuota della Finanziaria Centro Nord di così potente da riuscire a superare i controlli di tutti gli organismi (Consob, Bankitalia, etc.), deputati a verificare i requisiti delle società quotate in Borsa. L’interrogativo è tanto più pertinente in considerazione anche dal fatto che la nuova Parmalat Finanziaria riesce a trovare subito le banche disposte a collocare l’aumento di capitale necessario a risanare la Parmalat Industriale e si dischiudono, immediatamente e come per incanto  per la Parmalat tutti i mercati mondiali di lingua spagnola. In Spagna ed in tutti i Paesi del Sudamarica cominciano a nascere come i funghi filiali della ditta di Collecchio, che assume la dignità di multinazionale.Chi c’era dunque dietro a tutte queste operazioni? Era vero, come qualcuno vociferava a quell’epoca che la Finanziaria Centro Nord era in odore di Opus Dei, organismo finanziario della Chiesa notoriamente molto radicato nei paesi di lingua spagnola?

E se così fosse Calisto Tanzi era il proprietario di questa nuova Parmalat o ne era il fiduciario per conto?

Ma cosa c’entra in tutta questa storia l’Opus Dei?

E’ un dato di fatto che subito dopo l’arrivo in Borsa si infittiscono i rapporti con personalità vaticane e che la Cassa di Risparmio, sotto la guida di Silingardi senta l’irrefrenabile necessità di aprire quattro o cinque filiali nella Capitale, nelle quali scorazzavano liberamente molti personaggi collegati con la potentissima organizzazione vaticana.

Lo studio di commercialista di Silingardi, in Parma, inoltre, annovera tra i propri clienti, in quegli anni, anche l’ingegnere Paolo Sodano, nipote del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato della Santa Sede.Quella immensa voragine di trentamila miliardi di lire scomparsi possono solo servire a finanziare le necessità di una grandissima organizzazione che ha bisogno di masse monetarie immense.

Il cervello clericale di Villa Tevere, in viale Bruno Buozzi a Roma, è informato su quanto avviene nella chiesa a livello mondiale come praticamente nessun’altra organizzazione ecclesiastica. 

Ciò offre l’opportunità di intervenire tempestivamente, promovendo sviluppi o combattendoli, ma comunque esercitando un’estesa influenza.

Per questo, l’ascesa dell’Opus Dei a principale potenza ecclesiastica appare inarrestabile


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