pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei studi storici
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Gli americani e la Terra
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Tratto da : “L’America degli americani” di John Steinbeck
E'
stupefacente lo spirito selvaggio e la sconsideratezza con cui i primissimi
coloni hanno affrontato l’America, paese quanto mai ricco.
Essi
vi sbarcarono come se fosse il nemico , il che naturalmente era vero.
Bruciarono
le foreste e cambiarono le precipitazioni piovose; scacciarono i bisonti dalle
pianure, inaridirono i fiumi, incendiando i pascoli e calarono colpi di accetta
sul vergine legname delle foreste. Forse pensavano che questo legname fosse
illimitato, che non si potesse mai esaurirlo e che un uomo potesse continuare
all’infinito a procedere oltre verso nuove meraviglie.
La
gran parte delle genti arrivate nei primi tempi saccheggiarono il continente
come se lo odiassero, come se dovessero restarci temporaneamente o potessero
esserne scacciate in qualunque momento.
Questa
tendenza all’irresponsabilità continua ancor oggi in molti americani.
I
fiumi sono inquinati dai rifiuti industriali e dagli scarichi delle fogne,
l’aria delle città è sudicia e pericolosa a respirare dal vomito
incontrollato di prodotti della combustione del carbon fossile, del carbone
comune, del petrolio e della benzina. Le città sono circondate da una cintura
di rottami e di rifiuti dei loro giocattoli, cioè le loro automobili, i loro
divertimenti in scatola. Con una vaporizzazione sfrenata contro un solo nemico,
hanno rotto l’equilibrio naturale che la sopravvivenza richiede. Tutti questi
mali possono e devono essere eliminati se l’America e gli americani vogliono
sopravvivere, ma molti di loro si comportano, ancora, come i loro antenati,
rubando al futuro il loro profitto limpido e attuale.
Coloro
che inquinano i fiumi e avvelenano l’aria si presume che siano gli eredi
dell’antica
convinzione
che il cielo e l’acqua non siano proprietà di nessuno e inoltre siano del
tutto illimitati.
Quando
i primi coloni sbarcarono in America e si addentrarono lungo la costa, si
raccolsero in villaggi chiusi dal mare da un lato e da una serie infinita di
foreste dall’altro, per difendersi dai Pellirosse, cosa ancor più terribile,
dal mistero di una terra sconosciuta che si stendeva nessuno sapeva fin dove. E
per un certo tempo pochissimi si curarono o ardirono scoprirlo.
I
primi americani si organizzarono e vissero in uno stato di vigilanza militare;
ogni comunità costruì il suo fortino a propria difesa. Per legge gli uomini
andavano armati e costretti a tenere le loro armi pronte e a portata di mano.
Molti di essi indossavano armature costruite sul posto o anche importate; sulla
costa atlantica portavano la corazza e l’elmo e gli spagnoli, sulla costa del
Pacifico, indossavano un’armatura d’acciaio e di cuoio pesante per
difendersi dalle frecce.
Sulla
costa atlantica ed in particolare nella Nuova Inghilterra, i coloni coltivavano
delle strisce di terra vicino alle loro comunità e alla sicurezza. Ognuno era
in servizio permanente di difesa del proprio villaggio e della propria famiglia;
perfino i gruppi che andavano a caccia penetravano nelle foreste in forza, più
come incursori che come cacciatori, e gli scontri susseguenti con gli indiani,
culminanti in scorrerie e perfino massacri, ci fanno notare che il pericolo era
reale. Un uomo portava con sé il fucile quando andava a coltivare la terra e le
donne restavano in vicinanza delle loro case dalle mura molto spesse, giorno e
notte in attesa del segnale d’allarme. I villaggi che i coloni fondarono erano
permanenti e la maggior parte di queste comunità sussistono ancor oggi, con le
loro registrazioni d’incursioni indiane, di massacri, di scotennature e
contro- incursioni punitive. Il capo militare della comunità divenne
l’autorità principale in periodi di torbidi e passò molto tempo prima che il
pericolo diminuisse e si potesse esplorare il mistero.
Dopo
un certo periodo di tempo i coloni cominciarono a spingersi a casaccio verso
occidente per cacciare, mettere le loro trappole e alla fine trattare per le
pellicce, che erano il bene negoziabile più prezioso che l’America producesse
per il commercio e l’esportazione. Poi furono stabiliti centri di scambio come
punti di raccolta e gli uomini delle partite di spedizione risalirono e scesero
lungo il corso dei fiumi e varcarono le montagne, strinsero amicizia per
reciproco profitto con gli indiani, appresero le tecniche di quel mondo
selvaggio e solitario, così che questi commercianti –esploratori in breve
cominciarono a vestirsi, a mangiare e a condursi in generale come le popolazioni
indigene che li circondavano.
Però
il sospetto continuava a durare, alimentato da scontri e imboscate che spesso
divenivano guerra vera e propria; ma ormai questi americani si battevano,
seguivano piste, attaccavano e si difendevano esattamente come facevano gli
indiani e si spinsero perfino a scotennare i nemici vinti.
Per
parecchio tempo gli americani furono soprattutto viaggiatori, che scorazzavano
nel Paese per raccoglierne le cose più preziose, ma con poca intenzione di
restarvi; il loro cuore era radicato nelle cittadine che si venivano sviluppando
lungo la costa atlantica.
I
pochi che restarono, rimasero a vivere con gli indiani, ne adottarono le usanze
e alcuni che avevano sposato donne indiane furono considerati come esseri
bizzarri e in un certo qual modo col tradimento annidato nel cuore. Quanto ai
loro figli mezzosangue, mentre la tribù talvolta li adottava, erano considerati
inferiori dalle comunità dei bianchi.
Quindi
lo stillicidio d’immigrati cominciò a diventare un fiume, e la popolazione
cominciò a trasferirsi verso occidente, per fissarsi stabilmente, almeno così
pensavano.
I
nuovi arrivati erano di ceppo contadino e le loro radici erano in Europa, dove
quegli uomini non avevano mai posseduto una terra, dato che il possesso di terra
era la prerogativa e la prova di una più elevata classe sociale. In America
quegli uomini trovarono terre magnifiche e sconfinate ed essi le occuparono.
Abbatterono
e bruciarono le foreste per fare posto ai loro raccolti e dimenticarono le
attenzioni
nei confronti della terra per conservarne l’utilità.
Dopo
aver mietuto un raccolto su un pezzo di terra, si trasferivano più avanti,
devastando il Paese come invasori veri e propri. Lo strato superficiale del
suolo, trattenuto dalle radici e concimato dalle foglie cadute rimase indifeso
sotto le inondazioni, eroso e denudato con gli spuntoni d’argilla e di roccia
affioranti. La distruzione delle foreste mutò le precipitazioni piovose, perché
le nubi in disperata ricerca non potevano più trovare boschi verdi e ben
disposti che le attraessero per mungerle di tutta la loro umidità.
Lo
spietato Ottocento fu come una spedizione ostile che si dedicasse a un
saccheggio, che aveva tutta l’aria di essere illimitato.
Innumerevoli
quantità di bisonti furono ammazzati, scuoiati e lasciati poi a marcire, con
l’eliminazione, in tal modo, di una riserva di cibo permanente. Peggio ancora,
la distesa delle Great Plains, le immense pianure ai piedi delle Montagne
Rocciose, furono derubate del concime lasciato dai branchi di bestiame. Quindi
intervennero gli aratri e strapparono lo strato protettivo delle lunghe erbe che
alimentavano i bisonti, aprendo il suolo indifeso all’irrompere delle acque e
alla siccità che si stabiliva lentamente, oltre che ai venti dannosissimi che
spazzavano la Great Central Plains. Vi sono sempre state in America più regioni
desertiche di quanto occorressero e i nuovi coloni ne hanno create di nuove.
Poi
le ferrovie portarono nuove orde di uomini affetti dalla follia della terra e i
nuovi americani si sparsero come locuste attraverso il continente finchè il
mare occidentale stabilì
Un
governo pavido emanò leggi per la distribuzione delle terre pubbliche: un
quarto a testa, vale a dire sessanta ettari, e il diritto all’assegnazione
aveva bisogno di prove e controprove, ma vi erano dei modi per aggirare quelle
difficoltà e legalmente per giunta. E molti ne approfittarono. Una delle
maggiori famiglie latifondistiche della California si prese le tenute più
ricche mediante un raggiro. Per legge, un uomo si poteva prendere tutta la zona
paludosa, o la terra ricoperta d’acqua che voleva. Il fondatore di questa
immensa tenuta montò una chiatta su quattro ruote e spinse i suoi cavalli per
alcune migliaia di ettari di terra dal fondo migliore, e poi riferì d’aver
esplorato tutte quelle terre in barca, il che era vero e confermò il suo
diritto a quelle terre. Steinbeck non fece mai il nome di quella famiglia perché
i suoi discendenti vivono ancora e se lo ricordano.
Troppo
tardi gli americani si accorsero che il continente non si estendeva
all’infinito; c’erano limiti alle infamie a cui potevano assoggettarlo.
Dopo
aver massacrato le balene, spazzato via le lontre marine e la maggior parte dei
castori, i cacciatori di mestiere si dedicarono agli uccelli, anitre e quaglie
furono decimate e il colombo viaggiatore eliminato. Le sardelle della costa del
Pacifico erano un tempo la materia prima per una grande industria durevole. Lo
scrittore ricorda di aver visto, da giovane, il fucile di un cacciatore di
mestiere, uno schioppo con triplice mirino affrancato ad un telaio e carico fino
alla bocca di chiodi a mitraglia; puntato contro un lago e tirato il grilletto
con una funicella, quello schioppo massacrava ogni creatura vivente che si
trovasse su quel lago.
Le
grandi foreste di abeti rossi delle montagne dell’Ovest attrassero presto
l’attenzione dell’uomo e si scoprì che avevano un grande valore
commerciale. I taglialegna attraversarono le grandi boscaglie come una diga,
abbattendo le cime di quegli alberi, alcuni dei quali avevano oltre due
millenni, senza lasciare un solo germoglio, una sola pianticella, un solo seme
su quelle alture denudate.
Fin
dai primordi, gli americani rimasero colpiti ed ammirati dagli aspetti
fantastici della natura, come il Grand Canyon, lo Yosemite e lo Yellowstone
Park. Gli indiani li avevano riveriti come luoghi sacri, visitati dagli dei. Le
fonti di energia scoperte in questi ultimi tempi spargono l’inquinamento nel
territorio americano, così che fiumi e corsi d’acqua stanno divenendo tossici
e privi di vita. Gli uccelli muoiono per mancanza di cibo; sopra le città
incombe una nuvola mortale che brucia i polmoni e arrossa gli occhi. Quasi ogni
giorno aumenta l’incubo del danno fra gli americani. Non si accontentano più
di distruggere il loro caro paese, sono lenti ad imparare.
Ma
l’America è un popolo esuberante, incauto e distruttore, come bambini in
azione. Creano strumenti forti e potenti e poi li devono usare per dimostrare
che esistono.
Sotto
la pressione della guerra, sono alla fine riusciti a creare la bomba atomica e
per ragioni che parvero giustificabili in quel periodo la gettarono su due città
giapponesi, ed allora finalmente furono colti dallo sgomento.
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