pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei reportage
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Chisinau, capitale della Moldavia
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Dopo
due ore circa di volo, su un aereo della compagnia romena “Tarom”,
partito da Bucarest, finalmente
sono giunta a Chisinau, capitale della repubblica Moldova , un paese
piccolo, agricolo, confinante all’ovest e sud-ovest con la Romania e
al nord, est e sud con l’Ucraina.
Chisinau
conta circa 700.000 abitanti e la Moldova circa 4 milioni e mezzo. La
Moldova resta il più povero tra i paesi europei, con l’80% della
popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà. Le elezioni
vinte, in febbraio, dal Partito dei comunisti moldavi, hanno portato
all’insediamento, in aprile, in qualità di Presidente Vladimir
Voronin. I
moldavi, che parlano romeno, sono l’etnia dominante (circa i due terzi
). Il secondo blocco etnico è costituito da russi e ucraini ( con circa
il 13% a testa ), seguono poi i bulgari, e gagausi ( cattolici che
parlano una specie di lingua turca ). La
Moldova è un paese allo sbando in cui nessuno ha più diritti o
qualcosa in cui credere. Un paese che dieci anni fa ha scoperto di
essere libero, senza sapere gestire l’acquisita libertà. Gran
parte dei moldavi , come i romeni, rimpiangono il comunismo,
semplicemente perché , ai tempi del comunismo, avevano poco ma
l’avevano e nessuno era obbligato ad emigrare per trovare lavoro. Ai
tempi del comunismo chi riusciva ad “emigrare” era considerato più
un fuggiasco che un emigrante. Le fabbriche, che avevano una produzione
competitiva solo all’interno del mercato delle 15 Repubbliche, sono
state chiuse. Le poche, ancora attive, a fine mese non versano lo
stipendio ai propri dipendenti, ma pagano con i beni prodotti, i quali
tentano di svenderli dove è possibile. La stessa cosa succede in
Ucraina , della quale la Moldova era, geograficamente, parte integrante.
Il 32% della popolazione è dipendente statale e riceve lo stipendio con
ritardi che superano i sei mesi. La
povertà si è così trasformata in miseria. Una miseria che ha mille
volti. Un padre che vende un rene per 3.000 dollari per riparare la casa
per affrontare il rigido inverno. La madre che vende il figlio per 5
dollari agli zingari.Ragazze, vendute almeno tre volte prima di arrivare
ai Balcani e in Italia. Essendo il In
una intervista, tramite interprete, ho udito raccontare un fatto
talmente raccapricciante che oso, ancora, oggi, a credere. Due
dipendenti di una clinica oncologica moldava
sono stati licenziati per aver gettato, nella spazzatura, 12
chilogrammi di resti umani che, poi, due donne avevano tentato di
vendere in un mercato di Chisinau, spacciandoli per manzo. Un uomo si
era accorto che la carne da lui acquistata in un sacchetto di plastica
trattava un seno amputato durante una operazione. I dipendenti, erano
usi a gettare i resti umani nei cassonetti. Che vi sia gran miseria è
ovvio, però questo fatto mi pare impossibile. Come
in Romania esistono i ricchi ed i poveri. Il ceto medio è scomparso. I
medicanti sono una moltitudine e i bambini abbandonati sono a centinaia.
Gli orfanotrofi sono stati chiusi per mancanza di fondi.
L’accattonaggio esiste in particolar modo a Chisinau e a Tiraspol.
Lungo le vie della città, si vedono dei piccoli esseri lerci, sporchi
che tendono la mano per una monetina. L’affidamento
e l’adozione di bambini orfani è ancora in vigore ma, l’iter
, si è fatto più lungo e complicato per i casi di bambini finiti nel
turpe giro della pedofilia internazionale ed in quello criminale
dell’espianto degli organi. Il
tasso di trafficanti di droga, mafia e prostituzione è altissimo.
Ufficialmente il governo moldavo è impegnato”duramente” nella lotta
al narcotraffico ma, in effetti, alte personalità del governo ed alti
ufficiali della polizia sono colluse con le varie mafie, fino ad
arrivare a vere e proprie complicità. Una situazione, questa, comune a
quasi tutte le ex repubbliche sovietiche. Per
i ricchi vi sono alcuni casinò a Chisinau e a Tiraspol, la capitale
della Transnistria (piccola regione secessionista, fedele alla Russia,
nella parte orientale della Moldavia. Quando
ho ripreso l’aereo per ritornare in Italia, la mia mente ed il mio
cuore sono rimasti in quel paese dove la miseria è veramente immensa e
dei bimbi, che dovrebbero giocare felici, come tutti quelli della loro
età, sono costretti a vivere senza un tetto, senza un piatto caldo e
senza un affetto. |
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