pagina web di Ercolina Milanesi
.
.
I miei reportage
..
Viaggio in Estonia
.
|
L’impatto
con questo paese, quando si arriva nella sua capitale Tallinn, è, in
genere, positivo.
Invece
no, Tallinn è una città pulita ed ordinata, il cui centro, le strade,
l’urbanizzazione, gli alberghi e le case assomigliano molto ad
Helsinki, in Finlandia, dalla quale, peraltro, dista un centinaio di
chilometri, ossia un braccio di mare che gli aerei ATR-72 della Aereo
Airlines (Compagnia partner della Finnair) coprono in circa venti
muniti. La
stessa lingua estone ha diverse familiarità con il finlandese a causa
delle tribù di ceppo ugrofinnico ivi stanziatesi in epoche remote. L’interno
dell’Estonia è totalmente pianeggiante ( il punto più alto non
raggiunge i 400 metri di altezza), prati e boschi verdissimi ne fanno un
paesaggio quasi idilliaco. La
rete stradale e quella ferroviaria sono buone, in un paese che non conta
più di 1,5 milioni di abitanti su una superficie di circa 45.000 Km.
quadrati. L’Estonia
ha avuto un passato travagliato. Dopo la caduta della Russia zarista,
nel 1917, i nazionalisti estoni proclamarono l’indipendenza nel
febbraio 1918. La Russia rinunciò a soffocarla in quanto l’Estonia
era forte della protezione della Germania imperiale e delle potenze
occidentali. Questo,
fino al trattato di pace con Mosca nel 1920. Da
allora l’indipendenza estone fu fragile e precaria a causa della crisi
economica che in quegli anni attanagliava gran parte dell’Europa. Nel
1933 si instaurò un regime autoritario, ideologicamente vicino a quello
di Hitler. Nell’agosto
1940, il paese cadde nelle fauci sovietiche assieme alle altre
repubbliche baltiche : Lettonia e Lituania, col trucco di un “ governo
popolare” insediato a forza dall’armata rossa per chiedere
l’annessione all’Urss. Terminata
la parentesi dell’occupazione nazista dal 1941 al 1945, l’Estonia si
ritrovò subito dopo la guerra nuovamente nella sfera dell’Urss. Da
quel momento, il paese fu caratterizzato da due aspetti, uno positivo ed
uno negativo. L’aspetto
positivo riguardava un forte sviluppo economico. Già regione più
industrializzata dell’impero zarista, l’Estonia mantenne questo
primato anche sotto la stella rossa. L’agricoltura stessa, malgrado la
collettivizzazione, rimase efficiente. L’introduzione
di un salario garantito e delle pensioni di vecchiaia, fecero salire il
tenore di vita e l’Estonia salì in testa alla graduatoria delle
repubbliche sovietiche e vi rimase. L’aspetto
negativo fu la “ russificazione” del paese ed in particolare delle
città. La
popolazione urbana, non superiore al 36% prima della seconda guerra
mondiale, si raddoppiò nel giro di un trentennio. Nelle crescenti
industrie arrivavano non solo operai ed impiegati russi ma anche loro
connazionali pensionati, attratti da condizioni di vita migliori che in
patria. Inoltre
la natalità delle famiglie russe era più alta di quella dei locali e
questo aumentava, poco a poco, la percentuale “russa” presente in
Estonia. Nelle
scuole era d’obbligo imparare la lingua russa ed i russi tendevano a
comportarsi da padroni nei confronti degli estoni i quali, tuttavia,
hanno sempre dimostrato un atteggiamento di fiero distacco e di
orgoglio.
Nel
1992 mette in circolazione la propria moneta: la Corona, allora legata
al marco tedesco. Nel
1994 tutte le forze armate russe, presenti sul territorio estone, si
ritirano. L’Estonia,
tuttavia, non è immune da tutti quei problemi che hanno investito le
nuove repubbliche ex sovietiche sin dalla loro nascita, cioè la
liberalizzazione di un’economia di stato che andava tramutandosi in
economia di mercato o liberista. Privi,
o quasi, di ogni conoscenza ed esperienza in materia, il governo estone
privatizzò i principali settori strategici, ossia: luce, acqua, gas,
telefono, trasporti pubblici(bus, ferrovie e trasporti marittimi) a
costo di enormi sacrifici per la popolazione, tradottisi in
licenziamenti ed aumento del costo dei servizi ma non accompagnati da un
adeguato aumento degli stipendi. L’istruzione
di base è gratuita, ma già si parla di un “prelievo”straordinario
dagli stipendi per finanziare la scuola pubblica e renderla più “
competitiva”. Lo
stipendio medio, netto, è di circa 3500-4000 Corone (230-260
euro)mensili, ciò che permette agli estoni di sbarcare, a malapena, il
lunario. La
disoccupazione è al 18% anche se il governo insiste sul 10% come dato
ufficiale. La
disparità tra “ nuovi ricchi”, che hanno tratto enormi profitti
dalle privatizzazioni ( spesso in modo illegale) e la gente comune, sono
sempre più evidenti e cresce sempre più il numero di persone che
rimpiangono il vecchio sistema e le sue garanzie sociali. La
situazione della sanità non è delle migliori. L’Estonia ha copiato
il sistema americano, ossia ha abolito il sistema mutualistico statale
ed ha introdotto il pagamento di un’assicurazione privata a copertura
delle spese sanitarie. Il
cittadino estone dispone di una specie di carta di credito sanitaria che
presenta in ospedale in caso di ricovero o cure varie. L’amministrazione
ospedaliera verifica la copertura del costo delle cure richieste. Se non
c’è sufficiente copertura, l’unica soluzione è pagare a rate a
parte la differenza, ammesso e non concesso di poterselo permettere,
perché, altrimenti, niente cure. Indipendentemente
da questo, ogni giorno, di ricovero in ospedale costa, al paziente, 25
Corone (pari a circa euro 1,70) che vanno pagate a parte. Ora
il governo estone, dopo numerosissime proteste dei cittadini, sta
pensando di dare una piccola quota del bilancio alla sanità pubblica,
cioè fondi destinati a coprire, in parte, le cure per i più bisognosi
e per le classi sociali più deboli. Fondi
che però verranno prelevati dalle buste paghe già pesantemente
intaccate. Anche
sulle pensioni, il governo sta spingendo sul sistema privato ma sono
pochi i salariati che potrebbero permettersi un fondo pensionistico
privato, considerati i bassi stipendi ed i costi abbastanza alti di
affitti per famiglie dove spesso è solo una persona a portare a casa
uno stipendio. Non
va meglio con l’agricoltura, la quale ormai priva di sussidi, ha visto
l’abbandono delle terre e solo l’1% della popolazione vi è rimasta
attiva. Buona
parte dei prodotti alimentari (di cui l’Estonia era autosufficiente in
passato), sono importati con un ulteriore aggravio della bilancia dei
pagamenti. Una
curiosità da notare è che la minoranza russa, oggi attestata sul 12%
circa della popolazione ed esclusa, ormai, dalle istituzioni di governo,
si è vista rovesciare i ruoli, ossia per aver diritto a divenire
cittadini estoni devono superare l’esame di lingua estone, altrimenti
restano “ residenti stranieri”, non aventi diritto al voto. Voci
insistenti ed indiscrete imputano questa decisione al governo estone,
con la complicità della stessa Unione Europea, la quale non avrebbe
inteso concedere la cittadinanza ai russi prima del referendum in quanto
la comunità russa si sarebbe espressa, senza ombra di dubbio, contro
l’entrata dell’Estonia nella UE. Evidentemente
l’Estonia non ha saputo resistere alle sirene neo-liberiste di
Strasburgo e Bruxelles. Un
rifiuto popolare all’adesione all’UE avrebbe comportato una specie
di ricatto economico che avrebbe portato il paese ad un isolamento dal
resto dell’Unione con ripercussioni negative nei vari settori già
pesantemente ipotecati. Con
il referendum l’Estonia e la Lettonia sono riuscite ad entrare
nell’UE, anche se solo con il 56%. |
torna alla pagina dei reportage