pagina web di Ercolina Milanesi

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I miei reportage

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 Il vero volto dell'America -  California

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Nel 1966 le calde coste oceaniche di Los Angeles e San Francisco, le battigie di San Diego e di Oceanside, di Malibu, Santa Monica e Palo Alto, le sognavano tutti. E la canzone “ California dreaming” che diceva “ Ti sogno California, e un giorno io verrò” rese mitica un’epoca, tanto che, ancor oggi, poter spedire una cartolina da Disneyland o dalla sempre assolata Venice ( la spiaggia dei “ poveri “ di Los Angeles ) è, ancora, un vanto da snob.

Ma, la verità sull’America e sulla California di oggi, è agghiacciante.

Los Angeles, megalopoli, fulcro economico dello Stato all’estremo occidente degli Usa, un’area urbana pari alla superficie del triangolo che unisce le città di Milano, Torino e Genova, in cui vi sono più di venti centri, in cui il viale più corto misura 10 km. e un taxi è capace di impiegare tre ore dall’aeroporto all’albergo.Il primo impatto è deludente. L’aeroporto, integrato nell’agglomerato urbano costiero, dista da Hollywood Boulevard “solo “40 km. ma, per percorrerli, la via più breve è la “ freeway “ che attraversa la città, una specie di tangenziale sopraelevata, comodissima se si trova vuota. Durante le ore di punta è un formicaio impercorribile, denso, fumoso, rumoroso. Pure in Italia le tangenziali sono spesso intasate ma, la differenza, è che quelle nostrane sono a due corsie , quelle di Los Angeles a sei.

Arrivati a Downtown, centro storico dell’Urbe statunitense, inizia lo spettacolo deprimente. I teatri del vecchio Downtown Boulevard, specchio dei fasti degli anni 40 e 50, sono templi fatiscenti, abitati di notte dai senzatetto, gli homeless, di ogni razza e fede. Facce patibolari riempiono le strade del vecchio nucleo originario della città e, su Pico Boulevard, forse il viale più lungo di Los Angeles, con i suoi 47 km, fino a Venice, è possibile comprare di tutto, dal crack al sesso., pagando in contanti. Quartieri dormitorio, estesi per chilometri e chilometri, confinano in una stessa via con quartieri dal lusso ostentato, della classe medio borghese. Case basse a un solo piano, di legno o di muratura inconsistente, spesso riparate con lamiere e altro materiale di fortuna, si affacciano su villette monofamiliari , con garage e dal giardino sempre in ordine, curato maniacalmente. E’ quanto si nota a pochi metri dalla tentacolare Hollywood, dove la vita umana vale meno di un biglietto dell’autobus, dove per restare vivi, bisogna non farsi nemici. Percorrere Hollywood Boulevard , da turisti, è allucinante. Sono a centinaia gli homeless. Vedere questi barboni, uomini e donne conciati da non distinguerne il sesso, impaludati in maglie, avanzi di qualche armadio ricco e dotato, che spingono un carrello del supermarket con dentro la loro casa.

Spesso li si incontra sulle poche, rare panchine del viale, con in mano il “pasto” della giornata, una bella bottiglia di birra da un litro, per la felicità di un minuto. Quando la bottiglia si esaurirà, essi torneranno lenti , spingendo quella montagna di sacchetti di plastica , di pentole, di stracci unti e impastati, verso …il nulla. Poveri avanzi di una vita infame, di una democrazia troppo allargata dai confini sfilacciati, che forgia sperequazioni al ritmo dei licenziamenti e che non sa riconoscere i germi dei propri mali.

La vita costa cara, non basta più essere borghesi, non basta più lavorare tutti in famiglia. Sempre più gente cerca un riparo, cibo ed assistenza. Il livello di povertà al posto di diminuire cresce, smodatamente, ogni anno.Secondo William Frey, demografico dell’Istituto Milken di Santa Monica, le entrate diminuiscono e il lavoro scarseggia. Non rimane che pagare le bollette e l’assicurazione per la sanità, e saltare qualche pasto. Nei “ Loaves and Fishes kitchen” (“ristoranti” per soli poveri )il numero dei pasti serviti è raddoppiato dallo scorso anno. Nell’ultimo decennio il livello di povertà ha raggiunto l’8,3%. Mrs: Thomas, impiegata presso un centro d’accoglienza: “ Diamo un pasto gratuito al giorno a scienziati, dotcommers, impiegati nelle società internet, gente che non era, mai, stata in posti come questi” I barboni che vagano per le strade assolate della California dividono il loro pasto con persone della “ricca” middle class.

Dopo il flop della New Economy, colletti bianchi e impiegati fanno la fila alle mense con i barboni, poiché il loro stipendio è troppo basso.

La società americana corre, corre più del vento. In città non ci si ferma mai, il traffico selvaggio sopra e, a fianco dei marciapiedi, si guarda ma non si vede, si sente ma non si ascolta, si percepisce ma non si penetra. E gli homeless muoiono nell’indifferenza generale.

Percorrendo Sunset Boulevard, il viale del tramonto, si incontra Joshua, un homeless di 45 anni che ne dimostra, almeno 70, di razza negra. La sua unica occupazione è chiedere la carità. Ma lo fa in maniera curiosa. Si è creato una decina di collane e cinture con appese vecchie radio, cornette del telefono, accendini e altro ancora, che indossa abbinato a un vestito e un cappello di paglia e di steli d’erba. Sembra un cespuglio semovente. Roba da chiedersi, scorgendolo, se è vero o se è frutto di qualche escamotage pubblicitario audace. “ Just one buck and God will bless you, pal “, continua a ripetere, all’infinito. “ Solo un dollaro e Dio ti benedirà”.

 


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