pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei reportage
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Alla scoperta di Bucarest
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Come
sono scesa dall’aereo, all’aeroporto Otopeni di Bucarest, ho
avvertito una strana sensazione indecifrabile. Intorno
a me vi era, soltanto, miseria a cui facevano da cornice i moltissimi
bambini che chiedevano l’elemosina. La mia cara amica romena Roxana
Tilica, sposata ad un italiano e residente a Benevento, era ad
attendermi all’aeroporto, dato che si trovava a Bucarest per vedere i
suoi genitori. Il
primo impatto sul suolo romeno è stato, veramente, deludente. Strade
rotte, palazzi di un colore …grigio, il colore della povertà. I tram,
solo vecchie carcasse rumorose sopravvissute a 50 anni di comunismo. Non
sto parlando di qualche paese appena uscito da una guerra. Sto parlando
della Romania Alla
mia domanda come mai tanti ragazzini lerci, stracciati chiedevano
l’elemosina , mi sono sentita rispondere che gli orfanotrofi ora sono
chiusi, dato che il governo non li sovvenziona più Abbandonati
a se stessi, vivono di carità, abitano nei vari scantinati, in mezzo ai
topi e a cani randagi.E sono centinaia questi poveri esseri umani.
Grazie alla mia amica Roxana che mi faceva da interprete nelle domande
più ostiche, ho appreso che in pieno regime comunista “ gli
osservatori” occidentali vedevano solo quello che volevano vedere: la
stampa pilotata, le frontiere chiuse e la massificazione degli strati
sociali. In effetti è vero, la Romania era senz’altro anche questo
ma, intanto, manteneva il primato della nazione senza debiti esteri,
cosa che, oggi, non si può dire più. La
Romania, oggi, gode della clausola di nazione favorita dall’America,
con tutti i suoi Mac Donalds e la sua Coca Cola, ed ancora i
prestiti miliardari accordati dal Fondo Monetario Internazionale,
che, per tradizione, sono andati a finire nelle tasche di chi si è
alternato al governo dal dicembre 1989, dopo la rivoluzione. Comunisti
riciclati che hanno saputo investire per propri interessi. In pratica la
Romania è indebitata fino al collo e si avvia, perciò, a vivere un
lungo periodo di sudditanza politica e dei mercati. A pagare le spese
sono, sempre, gli innocenti. Non esiste più il ceto medio ma, solo, i
ricchi ed i poveri. Così
tanta gente muore per una vita migliore; così questo popolo, trascinato
da una democrazia frettolosa e troppo interessata e male impostata, ha
visto vanificare ogni suo sforzo di libertà. Uno
stipendio medio di un romeno è di 200 mila lire, mentre i prezzi dei
generi alimentari , vestiari ed altro, sono uguali all’Italia. Un
romeno per acquistare un pacco di pasta Barilla lavora quasi un giorno,
lo stesso per comprare una bottiglia di Coca Cola o un pacchetto di
sigarette. Il
colmo è che i prodotti venduti in Romania sono fabbricati,
appositamente, per l’Europa dell’est. La pasta è di grano tenero,
l’aranciata è trasparente e la saponetta ( delle migliori marche )
chissà perché è inodore. Prodotti scadenti ed industrie “
rispettabili” che sfruttano i romeni attraverso propri stabilimenti
realizzati nell’Est, o, spesso, rilevati nell’Est per quattro soldi.
Stabilimenti dove si lavora con stipendi da fame e turni massacranti. Ho
notato, per le vie della città, centinaia di cartelloni pubblicitari
dei prodotti delle multinazionali, quasi una dimostrazione di
riconoscere il merito di aver portato la civiltà dove civiltà non vi
era. Ed ecco che, in nome e per conto di questa civiltà, nonché in
nome della democrazia, i francesi hanno comprato tutta l’industria del
cemento rumena, semplicemente per chiuderla e togliere dal mercato
europeo un fastidioso concorrente. Anche
la società romena subisce la mafia, la droga, il traffico d’armi e
traffico di prostitute. Ora
i romeni sono costretti a scegliere, nuovamente, la sinistra “ il male
minore “ Il
popolo romeno auspica si faccia un discorso nuovo, di Europa unita,
quella dei popoli, e non quella delle multinazionali. E questa è la
sola soluzione per lenire i mali dei paesi dell’Est, attanagliati
dalla povertà, poiché i paesi occidentali sono troppo sudditi degli
Stati Uniti per praticare, di fatto, scelte autonome. Questo
viaggio mi ha rattristato non poco. Vedere la gente che passa davanti a
bellissimi negozi dalle grandi firme e le donne, in special modo,
fissare con bramosia un capo di vestiario, sapendo che mai lo potrebbero
indossare; bambini, con occhioni lucidi di desiderio davanti a negozi di
giocattoli che la madre mai potrà loro comprare, non è un bel vedere. Bucarest
però è una città interessante e merita vedere il palazzo di Curtea
Veche, costruito sulle rovine di una fortezza del XIV secolo dal
principe Mircea Ciobanu, di cui restano ancora le vestigia. Avrei
voluto incontrare Dracula ma….non mi è stato possibile. Era giornata
troppo soleggiante! Vlad,
l’impalatore esce , solo di notte. Al
ritorno, sull’aereo, guardando Bucarest dall’alto, ho pensato a
tutto ciò che ho visto e sentito nelle mie interviste ed ho tratto la
conclusione che, nel mondo, vi sono più dolori che gioie. |
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