pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei reportage
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Le "Babyklappe" di Berlino
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Ogni
volta che rivado a Berlino, a trovare cari, vecchi amici italiani, provo
un senso di tristezza per non aver visto questa bella città,
modernissima, ai tempi del suo massimo fulgore ante guerra. Nella
Berlino est è rimasto, ancora, qualche palazzo antico e fa un effetto
strano tra tutti quegli edifici nuovi. I
miei amici abitano nella Berlino ovest, anche se il famoso muro è
crollato, vi è sempre una distinzione della città.
Abbiamo
atteso che finisse l’orario di lavoro e poi siamo usciti dal locale
per andare in un certo posto che Ingeborg voleva vedessimo: le “Babyklappe”. “Ingeborg,
posso chiederti come mai hai lasciato la tua casa e ora abiti in questa
zona?” “Cinque
anni fa sono rimasta incinta ed il padre non ha voluto riconoscere il
figlio. La mia famiglia è poverissima, lavoro non si trovava ed io cosa
dovevo fare? Non potevo permettermi di avere un figlio e non ho avuto il
coraggio di abbandonarlo per strada o in un cassonetto come succede
spesso dalle mie parti. Sono venuta a conoscenza che esistevano dei
Centri di accoglienza , dove nel muro era incastrata una cassetta per
neonati, con la scritta “ Babyklappe”, ove suonando un campanello si
apriva uno sportello e si poteva mettere il bimbo che sarebbe stato
subito soccorso. Il tutto nel più stretto anonimato. Con dolore immenso
ho abbandonato il mio piccolo, pensando solo al suo bene, dato che , se
entro otto settimane non lo avessi richiesto, sarebbe stato adottato da
buone famiglie. Ora in molte città, esistono questi Centri, dato che
troppi sono i neonati abbandonati nei cassonetti. E’ divenuta una vera
piaga sociale.Sui cassonetti compaiono delle scritte:” keine
Neugeborene hineinwerfen” (Non gettate qui dentro neonati).” “
Chi dirige questi Centri di accoglienza?” “Il
direttore dell’associazione benefica che ha aperto le “ Babyklappe”
si chiama Jurgen Moysisch e credo sia lui che dirige il tutto.”
L’istituzione di queste “ruote degli esposti”ha acceso diverse
polemiche di ordine morale in Germania, dato che si stupiscono come uno
stato così ricco, debba ricorrer a simili espedienti. Non bisogna
dimenticare che oltre il Muro l’abbandono dei minori era molto diffuso
ed ogni anno migliaia di ragazze –madri , non avendo la possibilità
economica, se ne sbarazzavano. “Ingeborg,
dimmi la verità, se lo dovessi fare ora, avresti il coraggio di
ripetere un simile abbandono?” “Ora
no, poiché ho un buon lavoro ed ho un amico che mi vuole bene, però
figli non ne vorrò mai più.” Lasciata
Ingeborg a casa sua, Claudio ed io siamo ritornati a casa nostra ed
abbiamo parlato, ancora, per ore. Da lui, ragazzo molto colto e di una
sensibilità toccante, ho appreso che otto secoli fa, Papa Innocenzo III°,
dopo un viaggio in Germania, istituì le “ruote degli esposti” e,
tornato a Roma, diede incarico ai Francescani ed ai Domenicani di
mettere queste”ruote degli esposti” nei conventi delle suore di
clausura. L’iniziativa si diffuse in tutta Italia ed a Firenze furono
famosi per lungo tempo gli ospizi degli Innocentini. Pare che a Milano
esiste, ancora oggi, l’Ospizio di Santa Caterina della Ruota. Malgrado
le mie ricerche , forse per la privacy, ho bussato a molti conventi, ma
nulla ho potuto sapere. In
questo momento attuale, ove troppo spesso, succedono casi così
eclatanti di poveri bimbi abbandonati nei cassonetti, sarebbe opportuno
che il governo intervenisse per porre fine a questa disdicevole prassi.
D’accordo la privacy ma, almeno, che i conventi e la chiesa diano
notizie di questa possibilità di salvare degli innocenti da morte
sicura. L’anonimato è giusto prevalga, ma la vita di un piccolo
essere deve essere prioritaria. |
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