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I miei articoli politici

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IL SOGNO DI UNA VITA LONTANA DA CASTRO

 

Il 19 dicembre 99 Gerardo Garcia e Dora Castro fuggono dall’Avana scampando alla forca castrista. Lui neurochirurgo di 45 anni e lei di 36 insegnante. Arrivano a Varese dove Gerardo presta servizio gratuito presso l’Ospedale di Circolo e al Filippo del Ponte. Per legge sono formalmente clandestini e da tre anni sono privi di permesso di soggiorno. La Commissione centrale per il riconoscimento dello status di rifugiato non concede loro l’asilo politico perché non risultano dissidenti ma anche documenti validi per l’espatrio. Liberano dal carcere gli amici di Al Qaeda e cacciano dall’Italia i dissidenti di Castro, rispedendoli a Cuba dove li attende l’ergastolo o la pena di morte. Strana giustizia nel nostro Paese: si assolvono i criminali e si condannano gli innocenti. Secondo i giudici seguono le leggi, ma quali leggi, quelle di ideologie politiche a cui appartengono? Ora il migliore happening è fare il pentito per essere mantenuti , spese sanitarie e assistenza legale, grazie alle novità introdotte dai nuovi contratti appena varati dal Viminale ed è stato perfino istituito un TFR(Trattamento di fine rapporto) che in gergo contrattuale si chiama capitalizzazione che potrà arrivare a 10 mila euro per i collaboratori e a 20 mila euro per chi testimonia di aver assistito ad un omicidio. Grazie al buon cuore di questo governo così accomodante con chi si pente, se non lo ammazzano i suoi colleghi prima, potrà andare verso lidi lontani e vivere una felice vita con tutta la sua famiglia alla faccia di noi, poveri italiani, che dobbiamo mantenere anche i criminali. Ma ciò che è inconcepibile è la Magistratura, sempre pronta a prendersela con gli innocenti, come nel caso dei due cubani che condanna a pene atroci nel rispedirli a Cuba. Il fatto anomalo è che mentre esiste una sentenza della Costituzione, manca una legge ordinaria che tuteli il diritto d’asilo. Il sesso femminile non fa certo buona impressione, dato che le condanne sono, quasi sempre, date da magistrati donne. Auguriamoci, se si dovesse essere processati, di non finire davanti ad un gup donna, perché la condanna sarebbe certissima. Chiediamo pietà, comprensione per quei poveri cubani, definiti da tutti come persone magnifiche, colte, educate, oneste, che prestano volontariato gratuito ed hanno il diritto, come esseri umani e per la loro dignità, di essere riconosciuti come rifugiati o apolidi così da poter concedere loro la cittadinanza italiana o che almeno vengano rilasciati loro dei documenti validi per l’espatrio, così da poter ottenere l’asilo di un altro Paese.

“Libertà va cercando che sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”. (Dante)


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