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I miei articoli politici

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ANCHE A VARESE LA CENA DEI POVERI 

 

Dire allibita è dir poco aver letto questa notizia sulla Prealpina di Varese.

Le suore della “Riparazione”, da anni, preparano dei sacchetti con vitto per le persone più bisognose e sempre di più italiane. Non bisogna pensare solo agli extracomunitari che sono già molti ma, addirittura, alle famiglie italiane che non ce la fanno ad arrivare a fine mese e sono costrette ad umiliarsi a fare la coda lunghissima anche con i barboni.

Quando scende la notte, i negozi sono chiusi, gente per strada non se ne vede quasi più, uomini e donne arrivano davanti ai portoni dell’Istituto “Addolorata” e attendono il loro turno con un contenitore di alluminio per riempirlo con un po’ di cibo e altri viveri.

Suor Augusta Negri, la madre superiora, con altre sorelle e con l’aiuto di una quarantina di volontari, ogni sera, preparano contenitori e regolano il traffico fuori dall’edificio.

Dice la madre superiora che “non ci sono solo extracomunitari, ogni giorno è un continuo chiedere aiuto e consigli da parte di italiani, con una famiglia e una casa, che non riescono più ad andare avanti. Non solo vengono a prendere il sacchetto, ma sperano di avere qualcosa per la dispensa o per pagare l’affitto…. Un problema che si ingigantisce di giorno in giorno”.

Attrezzano anche una sala all’ingresso, divisa da alcuni paraventi, per chi si vuol fermare a cenare. La domanda è sempre la stessa:” Musulmano o cristiano?” perché a secondo della fede il contenuto del pacchetto cambia, il prosciutto viene sostituito dal tonno. Vi sono diverse donne che provengono dall’Europa dell’Est, convinte di trovare lavoro in Italia come badanti, ma non sempre lo trovano ed allora per fare almeno un pasto al giorno si recano all’istituto.

Gli uomini mangiano nella saletta da pranzo, le donne nei corridoi e quando fa caldo in giardino su una panchina.

Ma la vera tragedia non è soltanto il cibo per vivere, ma anche la mancanza di soldi per pagare le bollette varie, le medicine, l’affitto della casa, il vestiario e sono  italiani. Persone del luogo, un’esistenza dignitosa per molti anni, poi all’improvviso o un problema di lavoro o familiare li ha portati alla povertà. Spesso, avendo necessità assoluta di denaro, finiscono nelle mani di usurai e si ritrovano a mendicare un pasto.

Varese, una città ritenuta molto ricca e lo è veramente, ormai è divisa in due sole categorie: i ricchissimi ed i poveri. La piccola borghesia è scomparsa. Vuoi per perdita di lavoro, vuoi per stipendi troppo bassi e la vita è carissima.

Si parla tanto della Lombardia, della regione più ricca d’Italia, ed è vero, si parla della sanità eccellente, questo non è affatto vero, vi è una carenza di medici, di cattive conduzioni di ospedali, i furti nelle ville e nelle case sono all’ordine del giorno, troppi immigrati clandestini che se la spassano allegramente perché non esistono pene severe, anzi nulle.

Ma che i varesini siano costretti a chiedere l’elemosina di un piatto di minestra questo è il colmo. Non parliamo, poi, dei pensionati che fanno veramente pena, specie quelli che percepiscono solo 320 euro al mese. E ve ne sono parecchi.

L’unica cosa che funziona correttamente è il sistema attuato da anni della raccolta differenziata dell’immondizia.  

Mi pare un po’ poco!

In compenso i nostri politici stanno spendendo cifre astronomiche per le prossime elezioni.

Non auguro a nessuno di vedere una lunga fila di persone vecchie, giovani e bambini che fanno la coda per poter dire: questa sera ho mangiato! Domani, chissà?

 

ERCOLINA MILANESI    


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