Gli italiani sempre più cafoni
Ho letto su giornali stranieri il resoconto del Festival di Sanremo e non sono rimasta stupefatta dai giudizi, hanno ragione.
Doloroso ammetterlo ma noi italiani come educazione siamo più che scarsi, al contrario sappiamo essere i migliori per volgarità.
L’atto che più mi ha colpito non sono i fischi della galleria, bensì vedere gli orchestrali stracciare dei fogli di canzoni e alzarsi in piedi gestendo i loro strumenti. Ora, in uno stato civile sarebbero subito licenziati, perché sono pagati per suonare qualsiasi musica, non quella che vogliono loro. Ma è notorio che nel nostro paese più ti comporti come una bestia (senza offesa per le bestie) più sei considerato e riverito.
Io non sono monarchica, affatto, però mi piace Emanuele Filiberto, bello, elegante, possiede quella distinzione e raffinatezza che solo alcuni, preciso alcuni perché vi sono dei nobili che si comportano peggio degli scaricatori di porto, possono definirsi nobili.
Non riesco a capire perché al teatro Ariston sia successo tutto quel gran putiferio per la canzone prescelta di Pupo e di Emanuele Filiberto. E’ stato votato e il popolo, sino a prova contraria, è sovrano. Lo abbiamo visto danzare con una grande classe alla televisione, è un ragazzo giovane, buono, cortese con tutti e chi ha lavorato con lui non lesina encomi.
Dunque perché far ricadere gli errori di suo nonno su di lui, che non ha neppure conosciuto, con un padre che non è certo una perla di saggezza, con continui pettegolezzi sulla sua famiglia che non gli fanno certamente piacere?
Gli anziani, molto anziani conoscono la vera storia della fuga di Vittorio Emanuele III che ha lasciato l’Italia in balia dei comunisti partigiani e dei tedeschi per andare a Brindisi fra le braccia degli americani per paura di ritorsioni e della guerra che continuava.
Ma, allora, al festival il pubblico doveva essere tutto fascista se hanno preso Emanuele Filiberto come capro espiatorio. Difatti era il nonno che era scappato, non Mussolini!
No,cari italiani, così non va proprio bene. Siamo già tanto criticati, giustamente, per i governi che si succedono, per i continui scioperi tanto amati dai proletari, dalla delinquenza che dilaga a macchia d’olio, della magistratura che non si capisce se è all’altezza di svolgere il suo compito, dato che un assassino non fa più di due giorni di galera, quando li fa. Gli extracomunitari che sono divenuti i padroni della nostra Patria, dei politici che cambiano partito come cambiare un paio di calzini, tutti vogliono l’auto blu e siamo lo stato con il maggiore numero, altra vergogna, tanto chi paga è sempre Pantalone, ossia il popolo.
Ed ora anche per una semplice gara canora succede il finimondo, bello spettacolo da vedere, ci mancavano i centri sociali per spaccare sedie e palcoscenico e saremmo stati veramente OK!
“O tempora, o mores!”
ERCOLINA MILANESI