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IL MONTE DI PIETA’, ORA BANCO DI PEGNI IN FORTE ASCESA 

 

E’ tornato in voga un antico rituale: il prestito a pegno.

Oltre alla Banca Regionale Europea ( con nove filiali ) praticano il prestito con pegno anche il Banco di Sicilia, il Monte dei Paschi di Siena, la San Paolo Imi e Capitalia di Roma che tiene aste settimanali con un giro d’affari in aumento del 10% annuo.

Questa forma di finanziamento fu istituita nel XV secolo dai Francescani per combattere l’usura. Poco alla volta moltissime furono le città che aprirono questi banchi di pegno e Perugia fu la prima.

A Milano fu fondato nel 1483 e il quartiere Montenapoleone prese il proprio nome dal”Monte di Pietà” ( il Banco dei Pegni) un tempo situato al numero civico 12 di via Montenapoleone perché durante la Repubblica Cisalpina questa istituzione mutò il proprio nome in onore di Napoleone, allora console.

Attualmente lo storico “Monte di Pietà”di Milano è stato incorporato dalla Banca Regionale Europea, in viale Certosa, 94 e denominato “Banco di pegni”.

Chi entra, per la prima volta, in questi istituti di credito a pegno, rimane allibito dal flusso di persone che, intimidite e paurose di essere viste da occhi indiscreti, perché il pettegolezzo è più veloce del credito, cercano in tutti i modi di passare inosservate.

E chi sono quelle persone che ricorrono a questi prestiti su pegno?

Casalinghe che devono fare studiare i figli, pagare il dentista, fare la spesa e in piedi, davanti allo sportello, si sfilano un piccolo braccialetto d’oro, forse un caro ricordo e la fede nuziale per arrivare a fine mese. Ragazzi disoccupati, professionisti, piccoli imprenditori e signore in pelliccia, collana di perle al collo e borse griffate in spalla che hanno assoluta necessità di denaro per pagare debiti e rate di oggetti comperati, nonché varie bollette di telefono, luce e affitto. Ma, la pena più grande, è vedere anziani costretti a chiedere aiuto in attesa di ritirare la pensione mensile portando in pegno un piccolo gioiello antico, un quadretto, un vecchio orologio, oggetti ereditati e di valore affettivo.

Il minimo del prestito è di 250 euro, ma si arriva anche a svariate migliaia di euro, secondo ciò che si impegna. L’oro è valutato da 3 a 3,50 il grammo. Il tasso di interessi va dal 6 all’8 per cento a semestre e in caso di mancata restituzione dei soldi tutto va all’asta. Alcuni riescono a ritornare in possesso dei loro oggetti ma, molti, non ci riescono.

Vi sono anche povere, vecchie donne che arrivano con un fagotto di lenzuola ricamate, tovaglie con pizzi, parte del loro corredo di spose e, sui loro visi si nota tutto il dolore di dover arrivare a simili umiliazioni e rinunce.

Chi non è più giovane ricorda l’antico Monte di Pietà a cui ricorrevano i veri bisognosi ma, ora, nel terzo millennio, ci si chiede come è possibile dover ricorrere a questi istituti e perché si è arrivati a questi estremi.

Forse per spese superflue come vacanze, lifting, rate del mutuo della casa, la vanità di indossare un abito griffato quando si ha uno stipendio che non ti permette questi lussi ma che si desiderano e si spande e spande per poi non arrivare a fine mese ed allora ecco il” Banco dei pegni” per risolvere le tragiche situazioni.

Ora, poi, con le tassazioni più disparate “proposte gentilmente” dal Ministro Padoa Schioppa e il Vice Visco saranno molti gli italiani che diverranno clienti abituali del “Banco dei pegni” per poter vivere sino alla quarta settimana, poiché alla terza sono già alla disperazione.

Clienti abituali saranno i ceti medi e classi meno abbienti, perché non si vedrà mai un parlamentare o un ministro entrare nella vecchia, antica e storica istituzione “Monte di pietà”!

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