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I miei articoli politici

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ORA IL DEGRADO E’ ARRIVATO ANCHE ALLA C.E.I. 

 

Come si permette la Conferenza Episcopale Italiana eliminare il nome del patrono di Padova, Sant’Antonio, dal volume”L’Italia dei Santi”e mettere Gregorio Barbarico perché primo traduttore del Corano?

Il governo è notoriamente a favore dei musulmani e le moschee sorgono a centinaia sul nostro suolo, da padroni siamo divenuti servi e non tiriamo in ballo i moderati e l’integrazione, perché saremo noi, italiani, a doverci integrare nella loro religione. La prova lampante l’abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, però o non la si vuol vedere o si è portati ad abiurare il nostro Vangelo per il Corano. Secondo i saggisti ed i teologi, anche stranieri, entro una decina d’anni tutta Europa sarà islamizzata ed è forse questo che si vuole?

Sant’Antonio è uno dei santi più venerato d’Italia e Padova pullula di turisti italiani e stranieri che vengono a pregare sulla sua tomba. I miracoli non si contano e le grazie ricevute sono un numero incalcolabile.

Ed ora, perché portoghese il grande Santo, la Curia Diocesana ha deciso di farsi rappresentare da un altro santo, Gregorio Barbarico, veneziano, forse più consono all’utopica integrazione con gli islamici e per mettere in rilievo che il Corano fu tradotto per la prima volta in italiano proprio su sua indicazione.

Ma non è forse una forma di razzismo questa? Togliamo lo straniero e mettiamo un italiano.

La nostra fede sta crollando miseramente, sempre meno i cattolici praticanti e questo lo si deve al governo comunista ateo che ci governa.

Ma il colmo è constatare che chi dovrebbe ravvivare la nostra fede di cristiani cattolici pare passata dalla parte del nemico. Ripeto nemico perché chi di dovere si comporta in modo di far perdere la fede a chi già tentenna. Ci troviamo nel più classico esempio del materialismo.

Quando si arriva alla proclamazione di san Gregorio Barbarico a patrono dell’Ucoii, l’Unione delle Comunità e delle Organizzazioni islamiche in Italia non ci resta che esclamare:

O TEMPORA, O MORES!”

 

ERCOLINA MILANESI


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