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I miei articoli politici

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CHI  VIVE  MEGLIO DEI  ROM  IN  ITALIA?

 

Se non l’avessi visto oggi al TG mai avrei creduto che alcuni rom vivono in un loro villaggio di lusso. Questa meraviglia si trova in via Chiesa Rossa, a Milano, e non è una baraccopoli, ma un piccolo paese di villette prefabbricate, arredate lussuosamente, con giardino, piscina e un piccolo zoo. Non è abusivo ma regolare, autorizzato, censito dal comune, controllato dai vigili urbani. Vi sono telecamere per sorvegliare gli ingressi, rottweiler di guardia, vedette minorenni che” servono per garantire la nostra sicurezza” come hanno sempre sostenuto gli abitanti del “villaggio super”, qualche centinaio di nomadi, tutti nati in Italia e con passaporto italiano. Dunque tutto in regola sino alla scoperta che in realtà in quell’Eden non nascevano fiori, ma criminali. Truffe, rapine, furti avvenivano all’interno del villaggio, dove le vittime venivano attirate e ripulite. I rom avvicinavano la gente nei centri commerciali e la invitavano ad andare da loro perché i prezzi della merce era dimezzata. Chi abboccava, stupidamente e da vero incosciente, una volta entrato si beccava botte, era denudato e spogliato di tutto con l’avviso perentorio di non farsi più vedere altrimenti sarebbe stato ucciso. Chi, invece portava da vendere mobili, grande quantità di alimentari, automobili e biciclette quando si accorgeva di essere caduto in una truffa e cercava di reagire, era preso a bastonate e a sassate e scacciato dalle urla di donne a bambini. Ieri 300 poliziotti e carabinieri hanno fatto un blitz ed hanno arrestato 25 rom, dovevano essere 31 ma 6 sono fuggiti. In questo villaggio apparentemente normale regnava l’illegalità più diffusa.

Ma questi sono italiani, non si può rimandarli al loro paese, ma tutti gli altri?  

Non solo arrivano in massa, occupano quartieri periferici, si costruiscono baracche di tavolati in legno e pezzi di lamiere, prese dove non si sa, roulottes e campers dal costo di migliaia di euro, con Tv satellitare ed ogni comodità, automobili di grossa cilindrata ed ottime marche,  questi i rom più abbienti ma, quando arriva l’ordine di sgomberare, non fanno una piega, si spostano a poche centinaia di metri. Lasciano il terreno colmo di rifiuti, bottiglie e lattine varie, escrementi umani, forse perché non hanno tempo di ripulire….palle, è nel loro DNA la mancanza d’igiene. Se non fosse una vicenda tragica ci sarebbe da ridere nell’assistere alla fatica che fanno i vigili per smantellare il loro campo, subito ricostruito poco lontano. La figura dei fessi la facciamo sempre noi italiani. Ma chi reagisce a simili espropri viene subito tacciato di razzista, ovvio dalla sinistra, non certo dai cittadini che devono vivere a contatto con gli zingari, sporchi e dalla mano lesta.

Intelligente il sindaco di Rho che vuole sia pagato l’affitto delle case costruite per il “Villaggio Solidale”, costato al comune ben 700mila euro, con i soldi di tutti i cittadini. Era stato costruito per chi avesse un lavoro regolare e un reddito. Dunque, come ogni cittadino italiano,

se ha una casa deve pagare l’affitto, altrimenti se ne torni al suo paese. Troppo comodo vivere sulle spalle altrui. Chi la dura, la vince, dice un vecchio proverbio, e auguriamoci con il nuovo governo e nuove leggi possa vincere la legalità.

Ma la più grande boutade, se così possiamo chiamare, è la richiesta di 800 euro a testa per 29 nomadi che hanno fatto ricorso a Palazzo Marino (comune di Milano) con l’accusa di un atto discriminatorio nei loro confronti e si sentono dei deportati. Il motivo: spostare il campo di via san Dionigi perché terreno in pessime condizioni e portatore di microbi. Le donne e i bambini sono stati sistemati in strutture comunali, grazie all’aiuto dei servizi sociali e dal 5 settembre scorso ci vivono ancora. Il comune di Milano spende 11 milioni di euro l’anno per i campi nomadi e come ricompensa i rom protestano, rubano, vogliono che i loro diritti siano rispettati. Ma quali diritti, quali pretese da chi ci ha, letteralmente, invaso e più che furti, cenciosi  accattoni che ti vengono vicino per elemosinare e se rifiuti ti mandano degli accidenti e, come ho visto ieri all’uscita di un supermarket sputare su una vecchia signora?

Furbino Zapatero che non vuole gli extracomunitari possano entrare in Italia perché poi passerebbero in Spagna, detto da un suo ministro alla TV. Ed allora noi italiani che dovremmo dire riguardo ai francesi che sulla Costa Azzurra vi sono al confine delle acque territoriali delle navi in servizio di vigilanza costiera che appena vedono arrivare barconi di immigrati li avvertono di tornare indietro altrimenti ricacciati con la forza, e questi che fanno? Dietrofront e sbarcano nella vicina Ventimiglia, in Italia.

Chi non è più giovane, ed ha vissuto il tanto vituperato ventennio, non riesce a capacitarsi che nel 2000, l’era del progresso, della democrazia si debba vedere simili miserie e criminalità. Quando mai durante il fascismo si è visto zingari, mocciosi che chiedevano l’elemosina per le strade, finti invalidi coricati per terra davanti ad un negozio o ad un ristorante? Mai! Ed io, che sono un testimone oculare, lo posso asserire senza timore di smentita. Milano, come tutte le città e paesi italiani erano tranquille, potevi tornare a casa a tarda notte senza pericolo alcuno, se dimenticavi di chiudere la porta di casa eri certo che al ritorno nessuno era entrato.

Altri tempi, altro modo di governare una nazione. Era dittatura, ebbene sì, però vi era sicurezza, chi compiva reato finiva in galera, la politica sociale era stata imitata da altri stati, la sanità eccellente e i giovani dediti allo sport. Mens sana in corpore sano.

Sono passati tanti anni, tutto è cambiato, non abbiamo più frontiere, abbiamo perso la nostra identità, siamo dipendenti dall’UE e dall’America, il nostro paese è al collasso economicamente, siamo invasi da extracomunitari, la criminalità è in continua ascesa e i nostri ragazzi dediti alla droga, una buona parte. 

Se questa è la democrazia, siamo sinceri e ammettiamo “CHE SI STAVA MEGLIO, QUANDO SI STAVA PEGGIO”. Ma noi siamo stati sempre bene e felici, ora non più!

 

ERCOLINA MILANESI


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