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I miei articoli politici

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“ ITALIA  PEGGIO   DELL’ AFRICA “

 

La Banca Mondiale ci retrocede dietro lo Zambia

 

 

E’ più difficile fare attività d’impresa in Italia che farlo in Kenia o in Zambia. Il bel Paese si piazza infatti solo 70esimo nella classifica mondiale contenuta nel rapporto “ Doing Business 2006”, diffuso dalla Banca Mondiale e che confronta e analizza parametri cruciali come i tempi burocratici per avviare una nuova attività, la facilità di accesso al credito o gli ostacoli a nuove assunzioni. L’Italia si ritrova dietro a tutte le maggiori economie europee e del G7, dietro a diversi paesi dell’est Europa, e dietro, perfino, a molti stati africani o sudamericani, che certo non fanno parte dei suoi principali concorrenti nell’economia globale.

“L’Italia ottiene una performance media sulla maggior parte degli indicatori”, dice la Banca Mondiale, che nel suo lungo rapporto, circa 200 pagine, torna a più riprese a parlare direttamente dell’Italia, a volte quale esempio negativo, come sulla lunghezza dei tempi processuali, a volte con note positive, come sul netto miglioramento dei tempi di avvio di un’attività. Ma l’Istituto avverte: l’est Europa attira sempre più imprese varando riforme ad ampio raggio, mentre l’Italia, come altri paesi ricchi, deve affrontare il nodo dell’invecchiamento della popolazione, con costi pensionistici in continua crescita.

Bisogna scegliere: o si aumentano le tasse o si alza l’età pensionabile, dice la World Bank, secondo cui è la seconda soluzione ad apparire più appropriata. Per la prima volta il rapporto annuale riporta integralmente la classifica dei 155 paesi monitorati, fornendo anche il dettaglio dei diversi capitoli utilizzati per elaborare il ranking di ogni stato.

Nella classifica generale del “ Doing Business 2006” l’Italia si piazza alla 70esima posizione su 155 paesi presi in esame. Un piazzamento di metà graduatoria quindi, in una classifica in cui però compaiono anche i paesi più poveri e meno sviluppati del pianeta. La piazza d’onore se la conquista la Nuova Zelanda, prima assoluta, seguita da Singapore  ed Usa. Tutte le maggiori economie europee ottengono piazzamenti migliori della penisola, la gran Bretagna si attesta nona, la Germania 19esima, la Spagna 30esima, e la Francia 44esima.

L’Italia, che si posiziona sotto gli Emirati Arabi Uniti, si ritrova anche alle spalle di paesi quali il Kenia, 68esimo, lo Zambia 67esimo, il Nicaragua 59esimo, la Tunisia 58esimo e il Botswana che con la 40esima piazza supera anche i cugini francesi. Peggio dell’Italia si classifica la Grecia , con l’80esima posizione, e per una volta la penisola riesce a mettersi alle spalle la temutissima Cina, che si classifica  91esima.

Dalla scheda-paese elaborata dalla Banca Mondiale per l’Italia, emerge che sulla penisola per avviare un’attività imprenditoriale è necessario seguire 9 diverse procedure. Il tempo richiesto è stato, drasticamente, ridotto a 13 mesi, dai 4 mesi che ci volevano quando la competenza ricadeva sotto i tribunali. Il costo d’avvio corrisponde al 15,7% del reddito pro capite medio, il capitale minimo necessario al 10,8%. La situazione peggiora nettamente quando si tratta di procurarsi le licenze richieste dal normale svolgimento della propria attività: in media vanno affrontate 17 diverse procedure, che comportano 284 giorni di tempo ed un costo pari al 147,3% del reddito pro capite. Sul capitolo lavoro, prosegue la scheda, la difficoltà di assumere si attesta a 61 punti su 100, la rigidità dell’orario a 80 punti, mentre la difficoltà di procedere al licenziamento è di 47 punti su 100. Sulle tasse la ricerca riporta 20 diverse imposte per le aziende, che comportano un impegno medio di 360 ore ogni anno e corrispondono ad un ammontare del 49,4% del Pil.


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