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Lo sciopero in crisi

La grave crisi economica che sta colpendo non solo il Belpaese ma tutto il mondo non conosce confini ed interessa praticamente tutti i settori produttivi. A farne le spese nel primo trimestre del nuovo anno anche le ore di sciopero sono letteralmente crollate.
Tra gennaio e marzo scorsi il numero delle ore non lavorate per via di astensioni volontarie dalla propria occupazione a causa di rivendicazioni varie sono state poco più di 490.000, ovvero l’80% in meno rispetto allo stesso periodo del 2008.
A darne notizia l’ultima indagine dell’Istat, con l’istituto statistico più famoso ed importante della Penisola, che ha anche sottolineato come tra le varie motivazioni che hanno portato i lavoratori ad incrociare le braccia, quella denominata altre cause, solitamente residuale rispetto alle sei appositamente codificate, tra cui le rivendicazioni economico-normative ed il rinnovo del contratto, presenta l’incidenza maggiore pesando per oltre il 30%. Poco di meno ha invece inciso la voce relativa a proteste contro licenziamenti e sospensioni dei dipendenti, in totale il 28% delle ore non lavorate.
La crisi, con relativa necessità di non rinunciare a quote di stipendio, ha sicuramente inciso su questo vertiginoso calo degli scioperi, ma additandola come unica responsabile si commetterebbe un errore.
L’attuale congiuntura economica ha contribuito a determinare una riduzione della conflittualità, ma ad incidere in modo non secondario anche vari motivi strutturali; ad esempio il quasi completamento del rinnovo dei contratti.
Limitatamente a maggio scorso infatti la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 18,1%, dato in linea con quello di aprile, ma che segna una drastica riduzione rispetto a dodici mesi prima , quando più della metà dei lavoratori attendeva il proprio.
Sempre per quanto concerne i contratti di lavoro ancora l’istituto statistico fa sapere che i vari accordi in vigore alla fine dello scorso mese risultano essere sessanta e riguardano il trattamento economico di quasi 11 milioni di lavoratori dipendenti.
Insomma, in tempo di crisi, i lavoratori un po’ per non perdere parte della paga, un po’ per non inimicarsi i propri superiori mettendo a rischio l’eventuale rinnovo di contratti figli del pacchetto Treu o della legge Biagi, hanno anteposto il lavoro a richieste sindacali di vario genere.
O forse hanno capito che i sindacati sono stati e saranno sempre la rovina dei proletari.

ERCOLINA MILANESI


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