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Britannici e francesi i più disoccupati dell'UE

Un rapporto Ue, presentato in questi giorni, ha messo in luce che il numero dei senza lavoro è in crescita, in particolare in Francia e Gran Bretagna.
Da quanto è emerso dal documento elaborato dalla Commissione europea, nel blocco dei Ventisette, la situazione si sta progressivamente deteriorando. La metà delle perdite dei posti di lavoro in Europa dallo scorso settembre è stata registrata nel settore manifatturiero.
La relazione ha rilevato che tra il settembre 2008 e il giugno di quest’anno, sono andati perduti circa 640.000 posti di lavoro, mentre ne sono stati creati soltanto 219.000.
La Francia ha annunciato 19.625 licenziamenti e la Gran Bretagna 11.528, rappresentando in Europa i Paesi con il più alto numero di casi di ristrutturazione del mercato del lavoro, seguiti dalla repubblica Ceca (3070) , dalla Polonia (2310) e dalla Germania ( 1.950-1960).
Il mese scorso il settore manifatturiero e l’istruzione sono stati i più colpiti dai licenziamenti, per aver subito i quasi due terzi delle perdite dei posti di lavoro annunciati, ovvero 33.000 casi su un totale di 50.000.
Il settore della produzione ha dimostrato di essere quello più danneggiato, con quasi 340.000 posti di lavoro persi dal settembre scorso, pari alla metà del totale delle perdite dei posti di lavoro.
Un altro ambito in cui sono avvenuti i maggiori di tagli, dal mese scorso, è stato quello dei servizi finanziari, con 8.000 posti di lavoro in meno, tra cui oltre 4.500 nel regno Unito, in particolare nel gruppo bancario Lloyds.
In un periodo più lungo, anche il settore della vendita al dettaglio ha registrato un incremento dei licenziamenti. In particolare i tagli hanno colpito le società britanniche Woolworths e Stylo e la tedesca Arcandor.
Secondo gli ultimi dati dell’Eurostat il più alto tasso di disoccupazione ha continuato ad essere registrato in Spagna (18,7%), Lettonia (16,3%) ee Estonia (15,6%).
La relazione presentata dall’esecutivo comunitario ha evidenziato che, benché la disoccupazione sia in aumento in tutta Europa e le prospettive del mercato del lavoro per i prossimi mesi siano fosche, ci sono sempre più segnali che il ritmo tenda a rallentare.
Ma anche questo è tutto da provare visto che gli eurocrati chiedono sempre più flessibilità per far quadrare i conti del debito pubblico a discapito dei lavoratori.

ERCOLINA MILANESI


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