"Fini, la suocera del regime"
Ci sono due persone che dovrebbero lasciare Berlusconi e andarsene per la loro strada: Veronica e Gianfry; più pericoloso il secondo : da Englaro al velinismo, Fini non ha mai smesso di fare la guerriglia al Cav.
Giampaolo Pansa per Il Riformista
Ci sono due persone che dovrebbero lasciare Silvio Berlusconi e andarsene per la loro strada: Veronica Lario e Gianfranco Fini. Della prima non parlo. La sua è una vicenda privata da osservare con rispetto e senza intervenire. Soltanto lei può decidere che cosa fare. Ma di Fini possiamo parlare, eccome!Con Fini siamo di fronte a un leader politico che oggi sta ai vertici del sistema repubblicano: la presidenza della Camera dei deputati, terza carica dello Stato. Dunque quello che fa riguarda tutti, pure chi non l'ha votato. E a proposito del "fare di Fini", il Bestiario intravede due atteggiamenti che coesistono. Il primo non sorprende. Il secondo sì.
Del primo ho già scritto sul Riformista. Raccontando il lungo percorso di Fini e le sue svolte continue, sempre coerenti. Quella iniziale risale a quattordici anni fa: gennaio 1995, Fiuggi, il mutamento dell'insegna del partito, dal Msi ad Alleanza nazionale. Poi nel novembre 2003 il viaggio in Israele e la condanna del fascismo come male assoluto. Infine, nel settembre 2008, l'affermazione che la destra deve fare propri i valori dell'antifascismo.
In quell'autunno, Fini era da pochi mesi presidente della Camera. Le sue parole misero in allarme molti militanti di An che dissentivano dal leader. Venne infine lo scontro sul dramma di Eluana Englaro, sul testamento biologico e lo Stato etico. Un succedersi di eventi che hanno visto Fini in un disaccordo incessante con Berlusconi. Poi emerso di nuovo nel discorso finiano del 28 marzo di quest'anno, al congresso costitutivo del Pdl.
Dopo la discussione in Senato sul caso Englaro, nel Bestiario dell'8 febbraio scrissi, alla buona: «Non penso che il leader di An voglia soltanto distinguersi da Berlusconi per avere forza nella spartizione del potere dentro il futuro Pdl. Posso sbagliarmi, ma nella testa di Fini e nel suo partito sta accadendo qualcosa. Dovremo valutarlo con attenzione».
Adesso, tre mesi dopo, sappiamo quello che per ora è avvenuto. An è confluita senza incertezze nel Pdl. Il suo gruppo dirigente, i militanti e, forse, gli elettori stanno quasi tutti con il Cavaliere. E insieme a Silvio cercheranno di costruire un granitico centro-destra, con il proposito di rimanere al potere per molto tempo. Quello che invece non conosciamo bene è quanto stia accadendo nella testa di Fini.
Una sola cosa mi sembra accertata: il presidente della Camera non ha smesso di fare la guerriglia al Cavaliere. Anzi, nelle ultime settimane l'ha intensificata, su tante questioni. Mi viene in mente un'immagine caustica che, sotto Mussolini, dipingeva un gerarca potente, abituato a rompere le scatole al Duce: "La suocera del regime". Qualche avversario di Fini potrebbe risuscitarla e far nascere un personaggio nuovo per la ribalta italiana: Gianfranco, la suocera di Silvio.
In realtà, credo che Fini non sia soltanto un'aspirante suocera del Supercapo. Da quel poco che si capisce, vorrebbe dar vita a una destra molto diversa da quella che sta nel Pdl. I suoi la descrivono con una batteria di aggettivi: europea, laica, liberale, solidarista, attenta alle idee più che al potere. Certo, queste etichette non dicono quasi nulla. Dice di più il lavoro degli strumenti di cui dispone Fini: la Fondazione Farefuturo e il giornale online, "Ffwebmagazine".
Nella fondazione e nel magazine, Fini ha con sé intellettuali e giornalisti molto capaci, anche di fare notizia. Per esempio, è dal giornale online che è cominciato il tormentone di Veronica e del "ciarpame" delle veline da candidare alle elezioni europee. Ed è facile pronosticare che di lì verranno sempre nuove, e cattive, sorprese per il Cavaliere.
Me lo fa pensare un verbo che sento ripetere spesso dai finiani:
sparigliare, bisogna sparigliare.
È un termine che viene dal gioco dello scopone, ma che in politica ha un significato forte: scompigliare le carte, rompere il gioco, quello di Berlusconi naturalmente. Poiché non sono un militante, ma soltanto un cronista curioso, mi piace vedere che cosa succede nei partiti quando viene insidiato il gioco dominante. Nella defunta Democrazia cristiana, c'era sempre un capo che tentava di sparigliare. Anche per questo, ma non solo, la Balena Bianca finì per tirare le cuoia.
Dunque non mi meraviglia che succeda lo stesso dentro il Partitone Azzurro di Berlusconi. Da dove viene allora la sorpresa che ho confessato all'inizio? Viene dal fatto che lo spariglio si stia tentando sotto la bandiera del presidente della Camera. Forse sarò deviato da una cultura vecchia, ma penso che il leader di Montecitorio non dovrebbe mai fare della movida politica. E nemmeno lasciarla fare ai suoi, alla sua fondazione e al suo magazine online.
Non pensiate che voglia tagliare la lingua a qualcuno. Il dissenso e la diversità di opinioni sono il sale di tutte le democrazie. Ma ha lo stesso valore la chiarezza. La confusione è già alta sotto il cielo d'Italia e la situazione non è per niente eccellente. Vedere il presidente della Camera in conflitto continuo con il premier, pur vivendo dentro la stessa parrocchia, non fa bene al nostro precario sistema istituzionale.
Se Fini condivide questo giudizio, ha una sola strada da percorrere. È quella di non rimanere più con Berlusconi. Deve lasciarlo, mettersi in proprio, dare vita a un movimento d'opinione, se non a un partito.
Potrebbe servire al nostro paese un nuovo soggetto politico? Questo nessuno lo sa. Ma di certo servirà a dissipare gli equivoci che rischiano di creare un sacco di guai proprio a Fini.
Giampaolo Pansa per "Il Riformista" - Italia chiama Italia