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“ GLI ABUSI NEL CARCERE IN IRAQ “
Si è concluso ieri a Washington il processo che vedeva imputati cinque alti ufficiali dell’esercito statunitense per le vicende del carcere di Abu Ghraib. Solo uno dei militari è stato condannato : il generale Janis Karpinski, comandante della 800esima brigata di polizia militare in servizio nel penitenziario. Gli altri potranno tornare oggi ai loro incarichi. Tra i quattro era stato messo sotto accusa il generale Ricardo Sanchez, responsabile delle truppe della coalizione in Iraq, con due generali e un colonnello suoi collaboratori durante il periodo di comando in medio oriente. La Karpinski, unica condannata, è stata invece sospesa dal comando e il giudice ha inoltre suggerito informalmente la sua messa in pensione d’ufficio. A Sanchez e agli altri ufficiali si imputavano mancanze nella vigilanza e condotte non conformi al regolamento che avrebbero contribuito alla mancata scoperta degli abusi che venivano commessi nel carcere iracheno. Il generale ispettore dell’esercito Stanley Green ha tuttavia sentenziato, dopo aver esaminato le prove e ascoltato 37 testimoni, che le accuse nei confronti dei 4 militari non erano sussistenti. Si conclude così una vicenda che ha macchiato la reputazione dell’esercito americano e ha prodotto la condanna dei soldati Ivan Fredrick e Charles Graner rispettivamente a otto e dieci anni di carcere. La sentenza ha scontentato molti, sia nel mondo islamico che negli Stati Uniti. Lo scorso anno una commissione d’inchiesta guidata dall’ex segretario alla difesa James Schlesinger era arrivata alla conclusione che Sanchez e gli altri dovevano essere ritenuti responsabili “per la loro inerzia e le loro azioni” Secondo l’Unione Americana per le libertà civili il generale e i suoi collaboratori avevano infatti autorizzato i metodi violenti usati durante gli interrogatori ai detenuti e, secondo la stampa mediorientale, queste pratiche erano addirittura autorizzate dal Pentagono.
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