Adesso anche Berlusconi tira fuori le leggi razziali
''Per me e per l'Italia è un grande onore essere qui, in questa nobile assemblea. Siete il più grande esempio di libertà e democrazia in Medio Oriente, se non l'unico esempio''. Silvio Berlusconi interviene alla Knesset. E' la prima volta che un premier italiano parla al Parlamento israeliano. ''Mi sento davvero uno di voi. Mi sono sentito uno di voi nel giorno in cui ho visitato Auschwitz. Un giorno che ha cambiato profondamente la mia vita'', ha sottolineato il presidente del Consiglio.''Voi - ha detto - rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell'ideale sionista. Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un ''fratello maggiore''.
''Noi combattiamo insieme a voi ogni possibile rigurgito di antisemitismo in Europa e nel mondo, e insieme a voi ci preoccupiamo di rendere inseparabili la battaglia per l'esistenza e la sicurezza dello Stato d'Israele e quella per la pace'', ha assicurato condannando poi le leggi razziali in Italia: ''Nel 1938 l'Italia si macchiò dell'infamia delle leggi razziali, che contraddissero secoli di civiltà cosmopolita e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità''. ''La nostra amicizia per Israele è franca, reciproca, non verbale. I nostri rapporti sono eccellenti'', ha sottolineato allora.
Caro Presidente, Lei si sentirà fratello maggiore degli ebrei, io mi sento solo cattolica e come me milioni di italiani. Dunque manteniamo le distanze.
Ma che sta succedendo in Italia, in fatto di religione? Chi dice che i musulmani sono nostri fratelli, gli ebrei sono nostri fratelli, i buddhisti sono nostri fratelli, ci mancano gli atei e siamo a posto.
Presidente Berlusconi non creda di avere fatto una bella figura tirando fuori le leggi razziali come fece il suo “amico” Fini….questo è dubitativo perché è notorio il poco feeling che vi accomuna….quando fece il viaggio in Israele e criticò l’Italia di un tempo con il risultato di essere contestato dagli italiani.
Lei, signor Presidente, nel suo discorso alla Knesset ha magnificato il popolo ebraico come un innamorato la sua donna, ha dichiarato di essere pronto a dare tutto ciò che vogliono ad Israele perché vero amico comprensivo di un popolo che ha bisogno di aiuto per vivere in pace.
Insomma è stato, il Suo, non un discorso politico ma un inno all’amore, un canto sublime degno del più grande poeta. Bravo! Gli applausi sono stati ben meritati.
Ma si è mai chiesto perché il popolo ebraico non gode le simpatie degli altri stati, non tutti ovvio? Ebbene un motivo per un vero cattolico esiste: “Dio disse: andrete raminghi per la terra sino alla fine del mondo”
E’ interessante ricordare il personaggio leggendario l’EBREO ERRANTE, il quale, secondo la tradizione, sarebbe stato condannato da Gesù ad errare, eternamente, per il mondo con nella borsa cinque monete che continuamente si rinnovano. Il motivo si ricollega ad antichissime leggende : l’eterna vita fisica data come premio o punizione, leggende derivate da interpretazioni di testi biblici. Ad una eternità di punizione si ricollega la leggenda dell’Ebreo errante, che ebbe svariate elaborazioni letterarie. Numerosi sono, anzitutto, i personaggi evangelici o pseudo-evangelici che furono indicati come protagonisti del mito: il soldato Malco, che percosse Gesù, come risulta già da una cronaca del VII secolo; il calzolaio che cacciò Gesù che si era fermato per riposarsi sulla soglia della sua casa; Cartafilo, che percosse anch’egli Gesù, dicendogli: cammina, affrettati. La cronaca del convento di Ferraria, nell’Italia meridionale, narra che nel 1223 pellegrini, di ritorno dall’Armenia, raccontarono di aver veduto l’ebreo a cui Cristo, essendone stato percosso, aveva predetto che avrebbe dovuto attenderlo in eterno. Il cronista inglese Roger of Wendower ( morto nel 1237)riferisce come un vescovo armeno, vissuto in Inghilterra, gli abbia raccontato dell’episodio di Cartafilo il quale ogni cento anni crede di morire, ma poi riprende forza e continua il suo pellegrinaggio pentito della sua colpa e con la speranza di essere, un giorno, perdonato.
L’Ebreo errante è dunque ricordato come un vegliardo che invoca invano la morte nel suo desiderio di pace, nella disperazione di dovere eternamente sopravvivere a se stesso.
Cosa ne pensa di questa leggenda, Presidente?
E chi uccise Gesù Cristo?
Cogiti, Presidente, cogiti.
ERCOLINA MILANESI