LE CARCERI ITALIANE SONO IN ESUBERO DI CARCERATI
Di questa grande ed eccessiva abbondanza ne faremmo a meno ma, visto che la possediamo, cerchiamo di sfruttarla.
Prendiamo ad esempio Milano e il carcere di San Vittore che dovrebbe accogliere 874 persone ma ve ne sono ben 500 in più. Ovvio che le celle siano stipate all’inverosimile e passare 24 ore su 24 rinchiusi e, forse, non filando il perfetto amore tra coabitanti, non è certo un bel vivere.
Ora hanno in cella televisione, alcuni anche il computer, libri da leggere, il cibo è vario ma, far passare tutto il giorno in ozio, tranne le poche ore di aria, non è certo piacevole.
Se poi si pensa che il 75% dei detenuti sono stranieri, che solo rarissimi parlano o capiscono l’italiano, hanno diversi usi e costumi, la situazione si presenta pesante. Sette su dieci non sono italiani. L’ozio è il padre di tutti i vizi che può scatenare risse fra detenuti per reazione logica.
Ma esiste un sistema per alleviare la condanna: il lavoro.
Perché non prendere ad esempio il sistema carcerario cinese? In Cina tutti lavorano, compresi i carcerati se vogliono vivere a lungo. Sarà un sistema drastico ma efficiente.
Il carcere di san Vittore, essendo molto vecchio, ha necessità di riparazioni, dunque la mano d’opera esiste ed allora, invece di poltrire in cella, si mettano al lavoro tutti quanti.
Altri potrebbero fare diversi lavori da muratori, intrecciare canestri, costruire piccoli oggetti della loro patria e alcuni sono veramente bravi. Per farla breve lavorare otto ore al giorno come se fossero liberi, si sentirebbero ancora esseri viventi, non più apatici manichini.
I meno pericolosi, cioè non criminali incalliti, potrebbero, sempre accompagnati e sorvegliati, pulire le strade, i parchi insozzati da rimasugli di cibi e lattine lasciate da turisti e maleducati, per loro dovrebbe essere sempre meglio che vivere rinchiusi in cella tutto il giorno a far nulla.
Si dovrebbe passare loro una paghetta per invogliarli sempre più al lavoro.
Questa prassi dovrebbe essere instaurata in tutte le carceri italiane e sono certa sarebbe apprezzata anche dai carcerati.
Se ci potessimo fidare, cosa assai improbabile, perché non inviare dei carcerati a Napoli e in Campania per pulire le strade dalla “monnezza”? Forse sto esagerando con i miei suggerimenti non richiesti e sicuramente bocciati. Su dieci stranieri otto se la filerebbero…..
I veri criminali, assassini e violenti li manderei su un’isola a spaccare pietre, procurarsi cibo da soli coltivando un orto e andando a pescare. Il carcere dell’Asinara era l’ideale ma è stato chiuso il 27 dicembre 1997e proclamato Parco Naturale. Ma con un po’ di buona volontà si potrebbe avere l’Isola di Montecristo, perfetta perché per poter scappare bisognerebbe essere Edmondo Dantes.
Ora ho finito, spero chi mi leggerà si sia divertito per i miei suggerimenti.
La realtà? Tutto rimarrà come sempre: i carcerati non lavoreranno mai perché il lavoro costa fatica, le carceri apriranno le porte per far posto ad altri nuovi arrivati, la criminalità regnerà sovrana perché i nostri magistrati sono colmi di pratiche e ci vorrebbero ben dieci anni per smaltirle tutte, aggiungiamo la decorrenza dei termini e i criminali , ormai liberi, partono alla riscossa.