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I miei articoli politici

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L'Italia non è più una potenza

L'ambasciatore Spogli ci bacchetta

L’ambasciatore americano, Ronald Spogli, nel suo discorso d’addio ai giornalisti, ha affermato che l’Italia non può mantenere lo status di potenza economica se i risultati rimarranno sempre così bassi come adesso. Spogli ha rivelato di essersi più volte chiesto in questi anni come mai gli italiani non reagiscano nel vedere costantemente il proprio Paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale.
Anche prima di questa crisi l’Italia registrava ritmi di crescita molto inferiori rispetto a quella degli altri membri dell’UE. Una crescita lenta nel lungo periodo risulta molto più seria della recessione in atto. Forse ha ipotizzato, il vero problema sta nelle politiche dei governi e nel clima economico generale che non spinge a rischiare e ad investire.
Inoltre, c’è una burocrazia pesante, un mercato del lavoro rigido, una criminalità organizzata, una vasta corruzione, una giustizia lenta, la mancanza di riconoscimento del merito ed un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del ventunesimo secolo.
Per tutti questi motivi, che forse Spogli pensa gli italiani non abbiano ben presenti, sono necessari i cambiamenti per far crescere il Paese e cercare di costruire un consenso attorno ad essi. Ma queste sfide, ha ammonito, vanno affrontate con spirito unitario e convergendo su obiettivi sui quali sia possibile ottenere un consenso nazionale ed un sostegno dai partiti, dai gruppi sociali, dalle diverse regioni e dai governi che si succedono negli anni.
Insomma, un autentico libro dei sogni all’insegna del consociativismo.
Lo stesso che da decenni i nostri padroni esteri continuano a indicarci come la panacea di tutti i mali e come la via giusta per cercare di imitare il sogno americano.


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