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NELLA NUOVA SARAJEVO PROIBITO BABBO NATALE

Deda Mraz, alias Nonno Gelo, l’equivalente di Babbo Natale, è stato cancellato dai decreti di un’ oscura funzionaria. Da quest’anno non metterà piede negli asili di Sarajevo, non porterà regali, né carbone ai bimbi bosniaci. A metterlo al bando da tutte le scuole infantili di Sarajevo e paesi limitrofi ha pensato Arzija Mahmutovic, un ayatollah in velo e gonnella, responsabile dell’amministrazione di 24 asili pubblici della capitale e di altri distretti bosniaco musulmani.
Per questa intransigente esegeta della nuova ortodossia religiosa il povero Babbo Natale non rientra nella tradizione islamica e va cancellato dalle scuole pubbliche, rimosso dall’immaginario delle nuove generazioni.
I bambini lo aspettavano, l’80 per cento dei genitori di questa città liberale e multietnica considera ingiusta e pretestuosa la sua circolare, ma alla signora Arzija poco importa.
Per lei Babbo natale non deve più bussare alle porte della città, deve scomparire assieme a tutto quel che ricorda l’Occidente e una tradizione secolare.
Nel 1996, nel primo Natale senza guerra della Bosnia e della sua capitale martire, il presidente “ padre della patria” tentò di abolire le celebrazioni della fede cristiana e i festeggiamenti per l’anno nuovo. A dare retta a Izetbegovic il povero Babbo Natale era solo una invenzione del comunismo, mentre celebrazioni e festeggiamenti servivano solo a far aumentare i consumi di alcolici e a compromettere l’identità islamica del nuovo stato.
Gli abitanti di Sarajevo non ci fecero molto caso e ignorarono i proclami del “padre patria”, addobbarono abeti e presepi e continuarono a brindare a calici di vino e rakia.
Dodici anni dopo la circolare di un’oscura funzionaria rischia di riuscire là dove aveva fallito il venerato “ padre della patria” Izetbegovic.
Oggi la solidarietà dell’Occidente è un ricordo fievole, l’eco di una storia lontana smorzato dai rimbombi cupi della propaganda radica islamica. E allora Babbo Natale può anche morire, scomparire, venir cancellato dal tratto di penna di una direttrice neotalebana e nelle intenzioni delle autorità locali vi è l’introduzione di corsi di religione islamica nelle scuole materne.
Sarajevo, ora, è una città in mano agli islamici.

ERCOLINA MILANESI


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