Il futuro Presidente della Repubblica: Gianfranco Fini
Applausi, foto ricordo, autografi e tanti complimenti. Una giornata da star tra gli elettori, per il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Elettori non suoi, però: Fini è stato per un lungo pomeriggio lo “special guest” alla festa nazionale del Pd, al Porto Antico di Genova. Dove è stato accolto da un’ovazione, interrotto una decina di volte da una salva di applausi e ha costretto il suo contraddittore, l’ex presidente del Senato Franco Marini, che doveva giocare in casa, a fargli da spalla.
Il trionfo di Gianfranco
Insomma, un trionfo: un trattamento da campione, da “vecchio amico” dei Democratici. Che, per assurdo, l’ex leader di An possa diventarne il nuovo leader, si ironizza da un po’. Di fatto, le sue aperture, la sua laicità, i suoi distinguo dalle coordinate della maggioranza a di cui fa parte, le sue prese di posizione anche aspre (frutto di una sincera, e forse anche sofferta, maturazione personale) in chiave anti leghista, lo hanno nei mesi trasformato agli occhi degli elettori Pd in “nuovo Fini”, come lo definisce L’Unità. Tanto che riesce a strapare consensi persino quando, qui a Genova, plaude alla sentenza della Corte Europea sul caso Giuliani: “So che probabilmente non sarete d’accordo. Ma io sono felice che sia stato definitivamente riconosciuto che quel carabiniere ha agito solo per legittima difesa”. E invece in tanti si sono trovati d’accordo e lo hanno applaudito.
Le altre ovazioni, più scontate, a sottolineare i passaggi più salienti delle risposte di Fini al direttore del Tg2 Mario Orfeo: l’ex leader aennino ha parlato - bacchettando la Lega - di politiche sull’immigrazione, di laicità dello Stato, di superamento delle contrapposizioni ideologiche.
Affondo anti leghista
L’affondo nei confronti del Carroccio è sull’immigrazione, ma a ben guardare l’intervento del presidente della Camera è tutto teso a ridimensionare il ruolo della Lega, perché su temi delicati il Pdl non può limitarsi a “copiare” le camicie verdi (”Mi auguro che il Pdl comprenda che se sul tema si limita a produrre una fotocopia della politica dell’originale, dove per originale si intende la Lega Nord, è naturale che l’originale sia sempre più gradito”). Il tema dell’immigrazione, afferma Fini, non va affrontato né con un approccio segnato “dall’emotività”, né guidato solo dalla “pur necessaria” volontà di “garantire la sicurezza dei cittadini”, perché questo rappresenterebbe un “approccio parziale, miope e sbagliato”. “È positivo” dice il presidente della Camera “che la Lega abbia smentito la Padania, dicendo che il Concordato non c’entra nulla: e ci mancherebbe”. Eppure, l’attacco al Carroccio va avanti.
“Ripugna la coscienza” aggiunge poi il presidente della Camera “non considerare che chi arriva in Italia, regolare o no, è prima di tutto una persona. Se si parte dal presupposto che è una persona alcune politiche non dovevano essere inserite in un provvedimento legislativo”, ha aggiunto Fini.
Affondo anti clericale
Per Fini l’Italia non è più quella di vent’anni fa. Neanche nelle ideologie. Le “gabbie ideologiche” tra destra e sinistra non esistono più e “di una società tutta ideologica” sostiene l’ex leader di An “francamente non so che farmene”. Un proclama che spiega perchè Fini non trovi nulla di strano nel fatto che spesso le sue posizioni siano più vicine a quelle dell’opposizione che a quelle di maggioranza. Come, ancora, sul testamento biologico, che il presidente della Camera si impegna a modificare, la sua idea combacia con quella dei laici del Pd. “La polemica laici-cattolici” sostiene quasi in tono di sfida” è artefatta e chi lo fa inquina il dibattito. Non si tratta di fare crociate ma chi dice che sui temi della vita e della morte decide la Chiesa e non il Parlamento per me è un clericale e io dico no”. Mentre il Pd anche sui temi eticamente sensibili fatica a trovare una bussola, il popolo democratico applaude il presidente della Camera.
Ma quante ideologie ha già cambiato Fini?
Non stupiamoci se un giorno lo vedremo con il distintivo di “falce e martello”, qualsiasi partito accetta, basta arrivare alla carica di Presidente della Repubblica. D’aldronde è notorio che Fini non ha mai avuto ideali ne mai li avrà. E’ troppo opportunista e avido di potere e la dignità per lui è parola arcana.
ERCOLINA MILANESI - Sintesi tratta da Panorama