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I miei articoli politici

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Liberismo

A Londra, nel giugno del 1933, ebbe luogo la conferenza economica mondiale dei capi di stato e di governo di 66 paesi del mondo per cercare di trovare le soluzioni per rivitalizzare il commercio mondiale, stabilizzare i mercati valutari e uscire dalla grande depressione che stava devastando il globo esattamente come adesso e finì tragicamente in un clamoroso fiasco. La conferenza fu letteralmente demolita dalla posizione intransigente che il Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt tenne a dispetto delle richieste che arrivavano soprattutto dall’Europa.
Il ritorno al sistema aureo (Gold Standard), che avrebbe allentato le tensioni valutarie tra gli stati fu ritenuto non accettabile dall’amministrazione americana, la quale perseguì invece una politica monetaria inflattiva attraverso nuove emissioni di moneta, questo portò ben presto ad un inasprimento delle politiche protezioniste e dette il via alla conseguente corsa al riarmo e quindi al secondo conflitto mondiale.
Ieri come oggi, a Londra si ritrovano per la conferenza del G-20 i capi di stato e di governo delle maggiori potenze economiche del mondo per cercare di trovare le soluzioni alla odierna depressione economica che nei numeri non ha assolutamente niente da invidiare a quella degli anni ‘30 del secolo scorso ed anche oggi la posizione americana si scontra con quella del resto del mondo, Europa, Cina e Russia in testa.
L’amministrazione americana, preceduta da quella britannica, nei giorni scorsi ha dato vita alla emissione di nuova moneta, fresca di stampa, per acquistare i titoli di stato che sono stati emessi per i vari salvataggi del sistema finanziario ed economico interno e, grazie alla leva derivante dal meccanismo della riserva frazionaria, inondare di liquidità il sistema bancario risolvendo così sia il problema del finanziamento del debito pubblico che la mancanza di liquidità che ha inaridito il sistema del credito. Tutto questo chiaramente dopo avere praticamente azzerato il costo del denaro.
Questa manovra monetaria, chiamata “quantitative easing”, ovvero: l’aumento di offerta monetaria, ha però come conseguenza la progressiva svalutazione della valuta nazionale e un conseguente effetto inflattivo che, se da una parte ha un benefico effetto svalutativo sul debito, dall’altro porta come immediata conseguenza una spirale di tensioni valutarie, economiche e politiche.
La Cina che possiede un trilione di dollari di buoni del tesoro americani ed è in possesso del 30% delle riserve valutarie mondiali ha subito manifestato la sua preoccupazione e, seguita dalla Russia, ha richiesto la sostituzione del dollaro come valuta principale per gli scambi internazionali con una nuova valuta mondiale emessa dal Fondo Monetario Internazionale, basata su un paniere (Special Drawing Rights), composto da varie valute tra cui il dollaro, la sterlina, l’euro, lo yuan, il rublo ed anche l’oro. L’operazione riprende il progetto della nuova valuta mondiale “bancor” proposta da John Maynard Keynes durante la stesura degli accordi a Bretton Woods nel 1944 ma immediatamente stroncato. Addirittura la Russia, uno dei più grandi produttori d’ oro del mondo, ha richiesto la reintroduzione del sistema aureo, reintrodotto negli accordi di Bretton Woods del 1944 e sospeso nel 1971 in conseguenza di una decisione unilaterale degli Stati Uniti.
L’Europa ha apertamente criticato la politica monetaria espansiva troppo disinvolta da parte degli Stati Uniti, arrivando addirittura con il Presidente della Repubblica Ceca e Presidente di turno della Unione Europea Mirek Topolanek a definirla “strada per l’inferno”, poichè basata su un irresponsabile ricorso al debito che ha portato la valuta europea ad apprezzarsi sensibilmente nei confronti del dollaro provocando un aggravarsi del rallentamento industriale europeo, specialmente in economie, come quella italiana e tedesca, dove il settore manifatturiero è più forte e tradizionalmente più inclini all’esportazione.
La richiesta che viene da Berlino, supportata fortemente da Parigi e Roma, di una vasta riforma dei regolamenti finanziari mondiali che disciplini fortemente l’azione degli hedge funds, delle agenzie di rating, dei paradisi fiscali, che imponga requisiti minimi per l’erogazioni di mutui sia per le banche le quali dovranno avere un rapporto capitale/prestiti sostenibile che per gli utenti, che impedisca politiche protezionistiche incentrate sull’ eccessivo debito e su svalutazioni valutarie competitive. Tale richiesta si scontrerà certamente con le tesi americane che vanno tutte nella direzione opposta, quindi si arriverà ad un compromesso minimale che stabilirà una serie di limitazioni velleitarie ai principali attori del sistema finanziario mondiale, ma che non avranno nessun effetto nella risoluzione delle depressione economica in atto e quindi si procederà , come nel 1933, a soluzioni esclusivamente nazionali che porteranno a forti tensioni valutarie, a spinte protezionistiche ed ad un veloce programma di riarmo mondiale, come già annunciato dalla Cina, dalla Russia e dal Giappone.
Come nel 1933, quindi, il mondo è sull’orlo dell’abisso e le sue sorti sono come allora in mano al Presidente della prima potenza economica e industriale: gli Stati Uniti d’America, Barack Obama, oggi, come Franklin Delano Roosevelt ieri sono protagonisti di una conferenza mondiale che dovrà porre le basi per una nuova fase per l’economia mondiale, caratterizzata da assetti diversi e dovrà sancire la fine della politica muscolare e unilaterale esercitata fino ad oggi dagli Stati Uniti.
Ma la storia del secolo scorso ci testimonia che, come a Bretton Woods, nel 1944, una nuova regolamentazione degli assetti mondiali è possibile solo dopo una guerra mondiale, che determini nuove posizioni di forza tra i paesi e non prima. Dio non voglia che, proprio come a Londra nel 1933, il fallimento, come appare probabile, dell’attuale G20 apra scenari apocalittici di un nuovo conflitto mondiale.

ERCOLINA MILANESI


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