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I miei articoli politici

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Terra santa, Lager di Gaza

“Sono sinceramente stupito per le dichiarazioni lette sulla stampa internazionale, secondo cui Israele si farà carico di consegnare alla popolazione palestinese gli aiuti umanitari che si trovano a bordo delle imbarcazioni della ‘Freedom Flotilla', dato che per tre anni ci hanno impedito di consegnare cibo e medicine alle famiglie palestinesi”. Chris Gunness, portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) non nasconde lo stupore nel riferire alla MISNA le informazioni relative al carico di aiuti contenuto nelle stive delle navi attaccate dalla Marina israeliana nella notte tra Domenica e Lunedì. “Da quando, oltre tre anni fa, è iniziato l’embargo totale da parte di Israele sulla Striscia di Gaza – afferma Gunness – abbiamo avuto problemi infiniti anche a far passare i nostri stessi camion. Carichi di materiali per l’edilizia, medicinali e beni di uso comune sono rimasti bloccati per settimane ai valichi. E adesso sostengono che distribuiranno le oltre 10.000 tonnellate di aiuti contenuti nelle stive delle navi?”. Per quanto riguarda l’attuale carico di aiuti “non ci sono informazioni di alcun genere - dice alla MISNA Mary Hughes, portavoce dell’organizzazione pacifista 'Free Gaza' - Posso dirle che a Giugno dello scorso anno, quando la Marina israeliana intercettò due delle nostre navi contro l'embargo, né le imbarcazioni né il loro carico ci sono mai stati restituiti”. Negli ultimi tre anni, dal Giugno 2007, la distribuzione di aiuti, cibo, medicine, e prodotti essenziali per la popolazione di Gaza è stata fatta filtrare “con il contagocce” secondo le recenti dichiarazioni del Commissario Unrwa Filippo Grandi, “con un sistema che non garantisce alla popolazioni le condizioni minime per la sopravvivenza”. Oltre ai medicinali, le organizzazioni umanitarie denunciano il divieto di importare beni come la frutta sciroppata, i succhi di frutta, cioccolato, lampadine, candele, fiammiferi, strumenti musicali, materassi, coperte, shampoo e balsamo per capelli. A questo si devono aggiungere i carburanti (cherosene, benzina, petrolio) e i materiali edili che avrebbero permesso la ricostruzione delle case e dei palazzi distrutti durante l’offensiva ‘Piombo Fuso’ di un anno e mezzo fa, che causò la morte di oltre 1400 palestinesi. “L’economia del territorio è stata strangolata dall’assedio e su una popolazione di un milione e mezzo di persone oltre 300.000 vivono in condizioni di povertà degradante” aggiunge Gunness. Molte famiglie, in questi anni, sono sopravvissute anche grazie ai prodotti contrabbandati a Gaza attraverso i tunnel sotterranei scavati alla frontiera con l’Egitto che, di fatto, sostiene l’embargo mantenendo chiuso il confine con il territorio palestinese.
E poi gli ebrei hanno il coraggio di fare le vittime per quello che hanno sofferto per l’olocausto, allora la loro è solo vendetta verso un popolo che non vogliono che sia aiutato.
Il detto: “Sei peggio di un ebreo” è verità lapalissiana!

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