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I miei articoli politici

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POVERA MILANO! CHE FINE HAI FATTO! 

 

Inutile nasconderlo, la Milano di un tempo non esiste più.  Chi ha vissuto a Milano tanti anni fa capirà la delusione, il rammarico di trovarsi, ora, in una città ( considerata un tempo una delle migliori d’Europa) sconosciuta, tutto è cambiato, grazie al “progresso”.

I giardini pubblici di corso Venezia, con lo zoo, ove le mamme portavano i loro piccoli, felici di dare le noccioline alle scimmie, i cammelli che portavano sulla loro groppa gli audaci che non avevano paura dell’altezza, le automobiline a pedali che permettevano ai bambini  di passare un’ora scorazzando sulle stradine in mezzo a folta vegetazione facendo le gare per chi arrivava prima al posto prefissato, le femminucce che portavano sulle carrozzelle le loro bambole preferite e giocavano alle “signore”, tutto questo non è più. Di questa grande area è rimasto solo più, almeno quello, il Planetario ove le scuole portavano i ragazzini a vedere il cielo stellato.

Si dirà che è necessario rinnovare una città ma, prima, bisogna distruggere per rifare. E’ il progresso che lo ritiene e non sempre i risultati sono positivi.

La stazione Centrale, un’opera immensa, l’orgoglio dei milanesi di un tempo, ora è divenuta un ricettacolo di barboni, extracomunitari che hanno fatto delle sale d’aspetto la loro casa. Ma non solo, pure nei vari angoli si vedono persone, forse ubriache, drogate ( lo spaccio di droga funziona a  meraviglia in una stazione con il via vai continuo di viaggiatori) con accanto relativa immondizia, di qualsiasi genere.

E che dire della famosa piazza del Duomo? Sulla scalinata di una delle più antiche e prestigiose cattedrali del mondo, bivaccano, continuamente, extracomunitari di colore che, non avendo nulla da fare, tracannano lattine di birra a gogò, poi lasciate sugli scalini con mozziconi di sigarette. Un vero porcile, davanti alla Casa di Dio. Non solo, l’enorme piazza è difficile e pericolosa da attraversare data la moltitudine di immigrati sdraiati per terra che suonano, cantano e bevono. Giovani, bambini e vecchi. Uno spettacolo, veramente, affascinante, specie per gli stranieri che, con ragione, sono disgustati da tale vista.

Dall’altra parte del Duomo vi è un Mac Donald’s, ora quasi tutto frequentato da immigrati di colore ed evitato dai milanesi.

Nel centro di corso Lodi vi è una specie di bar di colombiani, frequentatissimo e sul marciapiede sosta una folla immensa di loro con bambini piccoli che suonano la chitarra, cantano, tracannano birra come al solito in grande quantità e questo edificante spettacolo dura non solo di giorno, ma anche a tarda notte.

Se poi si passa in via Paolo Sarpi, la Chinatown, pare di essere in Cina, di italiani se ne vedono pochi, il quartiere è quasi tutto dei cinesini. Però fanno la loro vita, non ti degnano di uno sguardo, molti non parlano e non capiscono l’italiano, si sono ghettizzati da soli e non procurano fastidio alcuno.

Ai semafori solita storia. I rom, specie bambini, insistono per lavarti i vetri dell’automobile e se si vuole lasciare una mancia conviene tenere il finestrino appena aperto con una fessura, poiché se tiri fuori il braccio ed hai un bracciale, un anello o un orologio, in un attimo scompare.

In alcune vie del centro vi sono i “ culi  in aria” che, all’ora delle preghiere ( ben 5 volte al giorno) occupano le strade, i marciapiedi, con grande gioia dei negozianti che non possono ricevere clienti e vendere le loro merci.

Folcloristico è vedere le donne con il chador ( con questo caldo poi sono ammirevoli…) e i burka, questi però sono rari.

Meglio non toccare il tasto dell’hinterland milanese che è divenuto proprietà dei rom. Come li scacciano e demoliscono le loro baracche, subito le ricostruiscono a poche centinaia di metri.

Tirando la somma a Milano risiedono: extracomunitari di colore, cinesi, musulmani ( questi sono coloro che pretendono sempre di più, tra moschee, scuole e case, in compenso vietano ai milanesi i crocifissi nelle scuole, negli ospedali e se potessero farebbero delle nostre chiese loro abitazioni, come già hanno fatto a Bologna e altre città che hanno invaso e bivaccato sino a che non li hanno sbattuti fuori) , albanesi, rumeni e chissà quanti altri pure clandestini.

Tutta questa brava gente non ci pensa nemmeno lontanamente ad integrarsi con noi, anzi vogliono il contrario. E fra non molto ci riusciranno!

Ecco la Milano di oggi, una città irriconoscibile, ove regna una  criminalità da far concorrenza a Napoli che, oltre gli extracomunitari ha pure la camorra.

I milanesi sopportano, ma sino a quando?

Chi dovrebbe governare la città non è all’altezza di prendere decisioni drastiche o dorme sugli “allori”.

L’Europa ci sta a guardare e ciò che pensa degli italiani non è certo edificante.

Addio Milano, un tempo grande metropoli, ora città senza più splendore!

 

ERCOLINA MILANESI

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