Gli ebrei vadano a comandare in Israele
Una parte del mondo ebraico ha sempre mostrato avversità nei confronti di Pacelli, accusandolo di aver taciuto di fronte all'Olocausto. Alcune organizzazioni ed anche autorevoli rabbini hanno chiesto la moratoria alla beatificazione, fino a quando non saranno pubblicati i documenti degli archivi vaticani relativi al pontificato pacelliano.
Le polemiche. Benedetto XVI, da sempre grande ammiratore di Pio XII, da lui ritenuto un «precursore» del Concilio Vaticano II, ha deciso di non aspettare oltre. La «leggenda nera» alimentata su Pacelli negli anni sessanta da una piece teatrale intitolata Il Vicario, aveva le sue origini - hanno ripetuto sempre il Vaticano - non in una verità storica, ma nel fermo anti-comunismo di Pio XII e anche nel suo sostegno ai diritti dei palestinesi e dei popoli arabi. Sta di fatto che nel museo della Memoria a Gerusalemme, lo Yad Vashem, vi è una targa su Pio XII che il Vaticano ha chiesto inutilmente di rimuovere, anche in occasione della visita di Benedetto XVI in Terra Santa avvenuta nel maggio scorso. Sotto la foto di Pacelli, la didascalia, di una decina di righe, racconta che «eletto nel 1939, il Papa mise da parte una lettera contro l'antisemitismo e il razzismo preparata dal suo predecessore. Anche quando i resoconti sulle stragi degli ebrei raggiunsero il Vaticano, non reagì con proteste scritte o verbali. Nel 1942, non si associò alla condanna espressa dagli Alleati per l'uccisione degli ebrei. Quando vennero deportati da Roma ad Auschwitz, Pio XII non intervenne». Le polemiche sulla sua figura sono dunque destinate a proseguire, nonostante il riconoscimento della santità spirituale di Pio XII siglato oggi da papa Ratzinger.
La critica degli ebrei romani. «Se la decisione di oggi dovesse implicare un giudizio definitivo e unilaterale dell'operato storico di Pio XII ribadiamo che la nostra valutazione rimane critica». Così in una nota congiunta il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, il presidente dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane Renzo Gattegna e il presidente della comunità ebraica romana, Riccardo Pacifici, rispondono alla decisione del Papa di firmare il decreto sulle «eroiche virtù» di Pio XII, passo precedente alla sua beatificazione. In apertura della dichiarazione congiunta i due rappresentanti della Comunità romana e quello della Comunità ebraica italiana - che tra meno di un mese accoglieranno Papa Ratzinger nella sua visita alla sinagoga di Roma il 17 gennaio del prossimo anno - precisano di «non poter in alcun modo interferire su decisioni interne della Chiesa che riguardano le sue libere espressioni religiose». I tre ricordano però che «la Commissione congiunta degli storici del mondo ebraico e del Vaticano è ancora in attesa di accedere agli archivi di quel periodo». «Non dimentichiamo - aggiungono - le deportazioni degli ebrei dall'Italia ed in particolare il treno di 1021 deportati del 16 ottobre 1943 che partì verso Auschwitz alla stazione Tiburtina di Roma nel silenzio di Pio XII».
Ma non è ora di finirla con questo olocausto e il vittimismo degli ebrei che si sono arricchiti continuando con la solita solfa de”gli ebrei sono bravi e tutti gli altri cattivi”? Quanto denaro hanno chiesto a tutta Europa per l’olocausto e continuano ancora dopo più di mezzo secolo?
Ma come si permettono di giudicare e condannare Papa Pacelli, un grande Papa che, oltretutto, durante la guerra ha aiutato gli ebrei?
Si lamentano di non essere ben visti, ma di chi la colpa? Se la smettessero di intromettersi in affari che non li riguardano, anche se vivono in Italia, forse sarebbero sopportabili, anche se non certo persone con cui dialogare.
Si credono i prediletti da Dio, forse hanno dimenticato chi ha ucciso Gesù!
ERCOLINA MILANESI