ADDIO NAPOLI, VITTIMA DELLA CAMORRA
Finalmente il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, nella celebrazione organizzata per il 50°anniversario dalla firma del Trattato di Roma, si è accorta che “ lo stato di emergenza non si può escludere a priori”, riguardo all’ultimo scontro a fuoco a Napoli. Meglio tardi che mai!
Tanti e tanti anni fa esisteva una città denominata Napoli, il sogno di tutti i turisti del mondo.
Era stupenda. La lunga via Caracciolo, sul mare, con i suoi meravigliosi alberghi di lusso: il Grand Hotel, il Vesuvio e tutto un susseguirsi di bar, hotel di varie categorie ma quasi tutte lussuosi, famosi ristoranti come Zi Teresa, sul mare, Castel dell’Ovo, detto Maschio Angioino e numerose opere d’arte, impossibile descriverle tutte. Posillipo e il Vomero, altre attrattive turistiche visitate da migliaia di persone.
Era stupendo passeggiare per i vicoli ristretti di Napoli, ove vedevi porte aperte e donne che cucinavano, i bambini belli nei loro panni sporchi , capelli arruffati che giocavano per terra, senza timore alcuno di sciupare i loro stracciati vestiti.
Si poteva circolare liberamente, senza pericolo alcuno, i taxista erano di una gentilezza e ironia stupenda, il loro idioma, a volte un po’ incomprensibile ma che rifletteva tutta l’arguzia e la scaltrezza del verace napoletano. Se ti fregavano sul tassametro si accettava con un senso di allegria, perché Napoli era tutta gioia di vivere, di risate, di allegria.
Ora non più! Da parecchi anni è ritornata la camorra, anzi, forse, non se ne era mai andata.
La camorra, il terrore di questi tempi, è una parola di origine spagnola = contesa, rissa, oppure da chamarra, veste grossolana preferita dai camorristi napoletani, è una organizzazione di uomini del popolo, sorta sotto il dominio dei Borboni nelle Due Sicilie, allo scopo di ottenere dai vili, dai viziosi e dai prepotenti, col mezzo dell’intimidazione, contributi in denaro o in gioielli da devolversi a profitto di determinate cause o persone.
Dal 1830 al 1848 fu utilizzata dai Borboni per servizi bassi di pubblica polizia. Durante la reazione borbonica molti camorristi passarono al campo liberale; dopo il 1860, adoperata come polizia ufficiale, la camorra divenne così prepotente che Silvio Spaventa, capo della polizia del regno, le tolse con la prigionia e col confino ogni influenza e la sostituì con le guardie di pubblica sicurezza. Di qui una lotta senza quartiere fra i superstiti camorristi ( che si volsero alle cospirazioni, al brigantaggio, ai crimini e ai furti, organizzandosi in una vera associazione ferramente governata ) e la pubblica autorità. Lotta che, dopo alterne vicende e varia sorte, si concluse verso il 1912 con la completa vittoria della legge.
Già da parecchi anni, però, ha ripreso in modo travolgente e inarrestabile.
Non passa giorno che i giornali o le televisioni ci rendano edotti delle lotte continue delle cosche camorriste che si uccidono per vendette, per sgarbi ( come dicono loro anche per una mancanza di riverenza) , per il senso di potere che continua a prevaricare da una famiglia all’altra, uccidono donne, bambini, e pure anche un povero passante, estraneo alla camorra.
Le nostre forze d’ordine continuano a dare caccia spietata ai criminali ma inutilmente, perché morto il re, viva il re. Se un capoccia è ucciso da regolamento di conti o arrestato dalla polizia, non cambia , assolutamente, nulla, perché vi è subito il sostituto a prenderne il posto. Non vi è pericolo di posti vacanti, tale e quale come nel governo. Appena un deputato se ne va verso altri lidi più preziosi, subito scatta, come una molla, un nuovo sostituto. Così la conta è sempre esatta.
Bisogna ammettere che le donne dei camorristi, veraci napoletane, i loro uomini li difendono come una belva con i suoi cuccioli, attaccano le guardie, scendono in piazza ad urlare parole non molto edificanti, proibiscono perfino ai loro figli di andare a scuola perché hanno paura delle forze dell’ordine, non dei boss e sicari della camorra che, per errore, hanno ucciso anche qualche loro figlio. Ora sono cambiati i tempi dell’onorata società, tipo la mafia, che le donne e i bambini erano intoccabili e solo gli uomini potevano agire e comandare ed erano temutissimi dalle loro femmine al punto di non lasciarle uscire, parlare con estranei e fare domande. Erano delle povere vittime, allora, mentre adesso le lady hanno un ruolo sempre più importante all’interno del clan, come è stato dimostrato da Pupetta Maresca , vedova del boss Pascalone di Nola, che vendicò in maniera plateale il marito uccidendo il suo killer; Rosetta Cutolo che tenne in mano le redini del clan durante la latitanza del fratello don Raffaele, e le napoletane, ora, finalmente, non soggiacciono più sotto il marito padrone, bensì sono pari agli uomini. Stessi diritti, stessi doveri.
La bella Napoli ora non è più ! A causa della criminalità che dilaga a vista d’occhio, ogni giorno sparatorie nelle principali vie della città, con relativi morti, non è più una attrazione turistica, il popolo napoletano ha paura e si ribella, rari i visitatori di questa meravigliosa città che è divenuta invivibile.
Addio bella Napoli ! Addio al popolo napoletano così arguto e simpatico, addio alle pizzerie con i suonatori di mandolino che ti commuovevano con le belle canzoni dei tempi andati.
Potremo rivedere la Napoli di un tempo o è pura utopia ?
ERCOLINA MILANESI