I 'vu cumpra''
hanno fatto carriera
All’inizio il loro negozio era la spiaggia, oggi
invece sono dotati di veri e propri esercizi
commerciali oppure sono divenuti artigiani.
Secondo la Charitas e Migrantes sono oltre
187.000 i cittadini stranieri che in Italia sono
diventati titolari di impresa , soprattutto di
botteghe artigiane ed attività connesse.
Varie le dimensioni di queste attività, alcune
sono a carattere familiare, ma molte riescono
anche a dare lavoro ad altri immigrati, sempre
in base alle stime contenute nel rapporto si
parla di circa mezzo milione di persone che
percepiscono un reddito grazie a queste imprese
multi-etniche.
Se il 2008 per l’economia è stato tragico, con
molti italiani che si sono ritrovati senza un
lavoro, per gli immigrati è andata in modo molto
diverso, tanto che gli occupati nelle imprese
aperte agli stranieri sono aumentati di ben
duecentomila unità.
I lavoratori migranti che in Italia hanno
trovato quel posto fisso o precario che spesso
manca agli italiani, sono ormai quasi un decimo
degli occupati totali.
Questi numeri sono frutto della sempre crescente
presenza di stranieri nel nostro Paese con i
residenti che sono ormai a ridosso dei quattro
milioni, numero che ovviamente non tiene conto
dei tanti clandestini entrati irregolarmente nei
nostri confini e che rimangono fuori da ogni
statistica ufficiale; nonostante ciò l’Italia
ormai è in scia alla Spagna per numero di
immigrati e non troppo distante da Germania e
Gran Bretagna che in Europa guidano questa
particolare classifica.
A fare la parte del leone soprattutto i
cittadini di origine europea, circa la metà
proviene da Paesi comunitari, seguono gli
africani e gli asiatici.
Per quanto riguarda le imprese degli immigrati
il numero maggiore si registra in Lombardia,
Emilia Romagna, Toscana, Piemonte e Lazio, con
quest’ultima che è la regione italiana che ha
fatto registrare il maggior incremento di
imprese aperte da cittadini stranieri. In
particolare nell’ultimo triennio questa Regione
ha fatto misurare una crescita del 63,2% contro
una media nazionale di poco superiore al 40%.
Il settore che più attira gli immigrati è quello
del commercio, basti pensare ai tanti negozi di
alimenti tipici che si vanno via via diffondendo
nelle città, seguito a ruota da quello delle
costruzioni, molti gli stranieri che appena
arrivano nel Belpaese lavorano in questo
comparto e che quindi subito dopo tentano il
grande salto diventando imprenditori di se
stessi ed offrendo prezzi molto più bassi
rispetto a quelli proposti dagli italiani e
finiscono così per accrescere il loro giro
d’affari.
Il crescente volume d’affari mosso dagli
immigrati di Roma e dintorni ha fatto sì che nel
2008 da questa provincia sia partito oltre un
quarto, più di un miliardo e mezzo di euro,
dell’importo nazionale complessivo delle rimesse
inviate dagli stranieri nei paesi d’origine.
Se da un lato è positivo il fatto che in Italia
vengano aperte nuove imprese, dall’altro il
fatto che questa abbia come titolari degli
immigrati lo è di meno.
Questo infatti fa sì che gli stranieri mettano
sempre più radici nel nostro Paese rendendo poi
l’immigrazione sempre più selvaggia e andando a
produrre mutazioni nel nostro tessuto sociale.
Ma questa non è altro che una delle conseguenze
del liberismo dilagante.
Un ringraziamento speciale a chi ha tolto le
frontiere ed ha permesso l’invasione selvaggia
degli immigrati. Ora li abbiamo e chi li manda
più via? Saremo noi, italiani, a raccogliere i
nostri stracci ed emigrare….ma dove? Neppure più
l’Australia ci rimane perché invasa anche lei da
extracomunitari e in special modo dai musulmani.
Poveretti i nostri connazionali che a fine
guerra sono emigrati in Australia e si erano
fatti una posizione, ora sono succubi degli
invasori e devono sottostare come schiavi.
“O tempora, o mores!”