Gli stranieri
che comandano in Italia
Ma cosa è divenuta l’Italia, forse la terra di
tutti? Appena arriva uno straniero nel nostro
paese subito si sente padrone e pretende di
cancellare la nostra cultura, la
nostra religione perché differente dalla sua e
questo lo irrita.
Ed allora perché non se ne ritornano al loro
paese così noi potremmo respirare aria pura e
non contaminata dal veleno che ci sputano in
faccia?
No al crocifisso nelle aule scolastiche. La
Corte europea dei diritti dell'uomo con sede a
Strasburgo, esaminando il ricorso presentato
dalla signora Soile Lautsi, di Abano Teme, ha
stabilito che l'esposizione del crocifisso in
classe "è contraria al diritto dei genitori di
educare i figli in linea con le loro convinzioni
e con il diritto dei bambini alla libertà di
religione".
"La presenza del crocifisso, che e' impossibile
non notare nelle aule scolastiche - si legge
nella sentenza dei giudici di Strasburgo -
potrebbe essere facilmente interpretata dagli
studenti di tutte le età come un simbolo
religioso, che avvertirebbero così di essere
educati in un ambiente scolastico che ha il
marchio di una data religione". Tutto questo,
proseguono, "potrebbe essere incoraggiante per
gli studenti religiosi, ma fastidioso per i
ragazzi che praticano altre religioni, in
particolare se appartengono a minoranze
religiose, o che sono atei".
Ancora, la Corte "non e' in grado di comprendere
come l'esposizione, nelle classi delle scuole
statali, di un simbolo che può essere
ragionevolmente associato con il cattolicesimo,
possa servire al pluralismo educativo che e'
essenziale per la conservazione di una 'società
democratica così come e' stata concepita dalla
Convenzione (europea dei diritti umani), un
pluralismo che e' riconosciuto dalla Corte
costituzionale italiana".
"L'esposizione obbligatoria di un simbolo di una
data confessione in luoghi che sono utilizzati
dalle autorità pubbliche, e specialmente in
classe, limita il diritto dei genitori di
educare i loro figli in conformità con le
proprie convinzioni - concludono i giudici della
Corte europea dei diritti umani - e il diritto
dei bambini di credere o non credere. La Corte,
all'unanimità, ha stabilito che c'e' stata una
violazione dell'articolo 2 del Protocollo 1
insieme all'articolo 9 della Convenzione".
Il ricorso a Strasburgo era stato presentato il
27 luglio del 2006 da Solie Lautsi, moglie
finlandese di un cittadino italiano e madre di
Dataico e Sami Albertin, rispettivamente 11 e 13
anni, che nel 2001-2002 frequentavano l'Istituto
comprensivo statale Vittorino da Feltre. Secondo
la donna, l'esposizione del crocifisso sul muro
e' contraria ai principi del secolarismo cui
voleva fossero educati i suoi figli.
Dopo aver informato la scuola della sua
posizione, la Lautsi, nel luglio del 2002, si e'
rivolta al Tar del Veneto, che nel gennaio del
2004 ha consentito che il ricorso presentato
dalla donna venisse inviato alla Corte
Costituzionale, i cui giudici hanno stabilito di
non avere la giurisdizione sul caso. Il
fascicolo e' quindi tornato al Tribunale
amministrativo regionale, che il 17 marzo del
2005 non ha accolto il ricorso della Lautsi,
sostenendo che il crocifisso e' il simbolo della
storia e della cultura italiana, e di
conseguenza dell'identità del Paese, ed e' il
simbolo dei principi di eguaglianza, libertà e
tolleranza e del secolarismo dello Stato. Nel
febbraio del 2006, il Consiglio di Stato ha
confermato questa posizione.
Di qui la decisione della donna di ricorrere
alla Corte europea di Strasburgo.
Il Vaticano esprime ''rammarico e stupore” per
la sentenza della Corte europea per i diritti
umani di Strasburgo e lamenta il pesante
intervento in una materia che attiene
profondamente alla tradizione spirituale e
culturale del nostro Paese. E' quanto si legge
in una dichiarazione diffusa nella serata di
oggi da padre Federico Lombardi, direttore della
Sala stampa della Santa Sede.
''Il Crocifisso - ha detto Lombardi - e' stato
sempre un segno di offerta di amore di Dio e di
unione e accoglienza per tutta l'umanità.
Dispiace che venga considerato come un segno di
divisione, di esclusione o di limitazione della
libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire
comune della nostra gente”. ''In particolare -
ha aggiunto il portavoce vaticano - e' grave
voler emarginare dal mondo educativo un segno
fondamentale dell'importanza dei valori
religiosi nella storia e nella cultura italiana.
La religione da' un contributo prezioso per la
formazione e la crescita morale delle persone,
ed e' una componente essenziale della nostra
civiltà. E' sbagliato e miope volerla escludere
dalla realtà educativa”.
Di decisione che "suscita amarezza e non poche
perplessità" parla la Cei. In una nota, la
conferenza episcopale italiana spiega che "fatto
salvo il necessario approfondimento delle
motivazioni, in base a una prima lettura, sembra
possibile rilevare il sopravvento di una visione
parziale e ideologica. Risulta ignorato o
trascurato il molteplice significato del
crocifisso, che non e' solo simbolo religioso ma
anche segno culturale. ''Non si tiene conto del
fatto che, in realtà - si legge ancora nel testo
- nell'esperienza italiana l'esposizione del
crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il
riconoscimento dei principi del cattolicesimo
come parte del patrimonio storico del popolo
italiano, ribadito dal Concordato del 1984''.
Non solo gli stranieri ma pure anche alcuni
italiani vogliono far scomparire il nostro
crocefisso, il nostro simbolo sacro, il nostro
Cristo che è morto per darci la resurrezione.
A questi auguro malattie incurabili, sofferenze
atroci e tutto il male possibile.
Passerò per una donna perfida, razzista ma non
importa. Chi male fa, male riceve e Gesù Cristo
non merita di essere trattato come un rifiuto da
scartare.
ERCOLINA MILANESI