pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei articoli politici
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“ LE PROVINCE DELL’EX IMPERO “
Dopo la rivolta delle rose in Georgia, la rivoluzione arancione in Ucraina e quella dei tulipani in Kirghizistan quali altre ex province dell’Urss cercheranno di affrancarsi dall’influenza di Mosca ? Ecco la situazione nelle repubbliche più a rischio: Ucraina – Bielorussia – Georgia – Kazakistan – Uzbekistan – Kirghizistan – Tagikistan e Turkmenistan. Secondo Richard Pipes, lo storico dell’Urss che da consigliere alla Casa Bianca incitò il presidente Reagan a chiedere l’abbattimento del muro di Berlino, l’ex impero sovietico” è come una foresta in preda alle fiamme della democrazia” e l’incendio potrebbe propagarsi anche alla Russia. Dopo l’Europa dell’est, dichiara Pipes, “adesso è il turno dell’Asia centrale colpita da un effetto domino.” Ma la nascita della democrazia nei Paesi asiatici, e in Bielorussia, ultima dittatura europea, rischia di essere violenta, non pacifica come in Ucraina e il presidente americano Bush e il russo Putin” non devono intervenire, ma hanno il dovere di farle da balia.” Sempre secondo l’opinione di Pipes la situazione nel Kirghizistan è ancora troppo incerta perché la democrazia canti vittoria. Ma dopo la svolta a Tbilisi e Kiev era quasi inevitabile che le strade di questo paese si infuocassero. E’ l’effetto di una repressione continuata nonostante il crollo dell’Urss e senza dubbio l’effetto della dottrina di Bush per diffondere la democrazia. L’attuale momento in Asia ricorda il 1989 nell’Est europeo e il 1848 in Europa. Quando un popolo vede un altro conquistare la democrazia e la libertà, ovvio che la pretenda per se stesso. A medio termine la stessa Russia potrebbe cambiare regime; ma per ora la maggioranza dei russi identifica la democrazia con la corruzione e il crimine, e Putin, diamone atto, riesce a neutralizzare ogni dissenso. Ma si sta formando di nuovo un’opposizione e se fra tre anni Putin tentasse di ricandidarsi cambiando la Costituzione forse scoppierebbe la rivoluzione. Tra un anno si voterà in Kazakistan e il suo presidente Nazarbaiev, che governa col pugno di ferro, potrebbe cadere. In Turkmenistan e Uzbekistan è più difficile perché la repressione è molto maggiore come in Bielorussia. Non tutte le tirannie scompariranno, ma una parte sì. Mosca e Washington dovrebbero smettere di chiudere gli occhi davanti ai dittatori, o peggio appoggiarli, solo perché ospitano le loro truppe o lottano contro il terrorismo. La lezione dell’Ucraina sembra essere servita a Putin che ha smesso d’interferire. Ma rimane aperta la questione del ritiro delle sue truppe dalla Georgia. In questa regione il rischio di radicalismo islamico è secondario perché in questa zona i fanatici religiosi sono una minoranza. Quei Paesi devono inoltre fare i conti con i vicini, colossi come India e Cina. Pechino, tra l’altro, seguirà gli eventi con molta preoccupazione, libertà e democrazia stanno bussando anche alla sua porta.
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