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I miei articoli politici
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“ L’ ONU VUOLE CAMBIARE ABITO “
Il Segretario Generale Kofi Annan ha presentato all’ Assemblea Generale del Palazzo di Vetro un’ambiziosa bozza di riforma delle Nazioni Unite ed è in gioco una posta altissima. Il documento si compone di 63 pagine e recepisce molte delle proposte avanzate lo scorso anno dal comitato dei 16 saggi che ha delineato, fra l’altro, due diversi scenari per riformare il Consiglio di Sicurezza. Nel negoziato sulle modifiche al braccio esecutivo dell’Onu , l’Italia è protagonista di una delicatissima operazione di mediazione. La bozza di Annan, introduce tra l’altro nuove regole sull’uso della forza nella lotta al terrorismo, ed è cruciale tentativo di arrestare la deriva e la perdita di credibilità dell’organismo internazionale, scosso dalle accuse di corruzione che hanno caratterizzato il programma di aiuti umanitari all’Iraq di Saddam Hussein, le violente polemiche interne su irregolarità e abusi nella gestione del personale e, soprattutto, dal ruolo marginale delle Nazioni Unite alla vigilia dell’azione militare contro l’Iraq. Gli elementi di maggiore interesse dal punto di vista dell’amministrazione statunitense convinta assertrice della necessità di riformare l’Onu, saranno la proposta di un trattato internazionale contro il terrorismo che imporrà punizioni severe per arginare gli attentati suicidi e la promessa di voltare pagina dopo gli scandali che hanno caratterizzato la gestione dell’alto Commissariato per i diritti umani. Ma Annan, un difensore della Corte Penale Internazionale, toccherà anche corde delicatissime per la Casa Bianca nella sua presentazione. “ Ci sono riforme a portata di mano – scrive Annan – se agiremo con determinazione e se agiremo tutti insieme, riusciremo a rendere i cittadini di tutto il mondo più sicuri e prosperi e maggiormente in grado di godere dei propri diritti fondamentali”. Nel documento di Annan, che si intitola: “ Una libertà più estesa per lo sviluppo, la sicurezza e i diritti umani per tutti” viene invocato l’allargamento del numero di nazioni che fanno parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in assoluto l’elemento più problematico dell’intero progetto di riforma dell’organismo internazionale. “Una modifica nello statuto del Consiglio – spiega Annan – è necessaria per renderlo rappresentativo della comunità internazionale nella sua interezza”. Le principali proposte di riforma sono per il momento due, la cosiddetta ipotesi A ( che prevede l’aumento del numero di seggi permanenti nel Consiglio ) o l’ipotesi B ( che suggerisce di elevare il numero dei cosiddetti seggi semi-permanenti ). L’Italia, favorevole alla seconda opzione si è fatta promotrice di una terza via che si pone l’obiettivo di superare le divisioni consolidando il consenso sui valori e i principi condivisi dalla maggioranza dei Paesi membri. Alla fine di febbraio il governo italiano ha presentato la propria iniziativa direttamente al segretario generale dopo averla illustrata di fronte all’Assemblea Generale. L’ambasciatore italiano al Palazzo di Vetro, Marcello Spatafora, ha guidato una delegazione composta da oltre venti capi missione che ha discusso con il Segretario generale del futuro Consiglio di Sicurezza. La terza via, riassunta in un documento intitolato “ Uniting for Consensus “è sottoscritta, tra gli altri, dagli ambasciatori di Spagna, Turchia, Messico, Argentina, Colombia, Kenya, Ghana, Corea del Sud, Pakistan, Marocco, Algeria, Lega Araba, Bangladesh, Emirati Arabi e Mauritius. |
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