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I miei articoli politici

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“ IL LIBRO “ MEIN KAMPF “ SEDUCE L’ISLAM “

 

 

 

Il “ Mein Kampf “ va a ruba nelle librerie turche e appare sulle bancarelle di Baghdad.

Il mito di Adolf Hitler è ricomparso con il suo testo più conosciuto e forse anche il meno letto.

Anche nell’islamica Turchia il “ Mein Kampf” è da diverse settimane in vetta alle classifiche dei libri più venduti. Da gennaio ne sono state vendute circa 50 mila copie e la settimana scorsa il testamento politico di Hitler appariva in quarta posizione nella classifica dei libri più venduti nel Paese. Fenomeno curioso, se si pensa che il regime militare di Ankara è stato un alleato storico di Gerusalemme, ma non sorprendente da quando il partito islamico moderato Akp ha preso il potere, riaccendendo le speranze anche tra i fondamentalisti.

Silvyo Ovadya, capo della comunità ebraica della Turchia, che conta 22 mila membri su una  popolazione di 71 milioni, si dichiara “irritato”da questo improvviso interesse per un libro che getta le basi di una politica razzista e antisemita e si stupisce del “ fatto che un libro di 500 pagine si possa vendere a un prezzo basso”.

Ovadya dice di aver trasmesso le sue preoccupazioni alle case editrici senza successo. La maggioranza degli ebrei turchi vive a Istanbul, che conta 18 sinagoghe e nel novembre 2003, due di esse sono state obiettivo di attentati islamici nei quali morirono 25 persone.

Siccome le idee producono fatti, il successo dei “classici” del nazismo nel mondo islamico appare un segnale d’allarme. Tanto più che, nei piani di studio di alcune università saudite e persino all’Al-Azhar del Cairo, le tesi sulla sottomissione degli infedeli conoscono da tempo una grande fortuna.

Ma l’opera di penetrazione culturale comprende le teorie del complotto e non si ferma alla élite intellettuali fondamentaliste.

A fianco delle ristampe del falso storico “I Protocolli dei Savi di Sion “, crescono altri piccoli editori dello stesso orientamento. Alla Fiera del Libro del Cairo, nel 2004 comparivano rievocazioni storiche negazioniste come “Gli ebrei furono bruciati nei forni ?”di Muhammad Nimr-al Mada-ni, edizioni Al Manara, Beirut 2001, o “Scagionare Hitler dall’accusa dell’Olocausto” di Muhammad Jarbu’a, pubblicato in Libano da An-Nida nel 2002. Sugli stessi scaffali si trovavano “L’Enciclopedia dei crimini ebraici” di Dib’Ali Hasan, edito a damasco da At-Takwin, oppure “La bomba: gli ebrei che Dio trasformò in scimmie e maiali”, pubblicato da Madbuli as-Saghir nel 2003 e scritto da Muhammad’Isa Da’ud.

Da anni questo ultimo autore, considerato ormai una specie di Wilbur Smith della Mezzaluna, produce a ripetizione volumetti di genere popolare tra il giallo e l’avventura, dove narra di complotti ebraico-statunitensi.

Sugli autobus  e sulle metropolitane del mondo islamico, le spy-story islamiche, a uscita settimanale e mensile, circolano in decine di migliaia di copie, tanto da interessare anche il mondo accademico occidentale.


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