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I miei articoli politici
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L’IDOLO DI QUESTI GIORNI
L’idolo di questi giorni è stato Gino Strada, il fondatore di Emergency. Tutte le massime istituzioni dello Stato agli esponenti del governo e dell’Unione gli hanno dato atto di essere stato “decisivo” nella liberazione del giornalista di Repubblica. Paolo Cento, sottosegretario dei Verdi dice che” per la vicenda di Mastrogiacomo va fatta una riflessione sul fatto che uno dei mediatori è stato una delle figure più nobili del pacifismo umanitario”. C’è uno strano caso di “ silenzio stampa” nel nostro paese: quello riguardante il passato violento del dottor Gino Strada. Il pacifista, il missionario laico che va in soccorso degli oppressi, l’uomo che fa del bene, è lo stesso che dirigeva il servizio d’ordine del famigerato Movimento Studentesco della Statale di Milano, quello dei terribili e mai dimenticati “ katanghesi”. Era il capo del servizio d’ordine di Medicina e Scienze e il suo gruppo o squadra aveva questo inequivocabile nome: Lenin. Rispetto ai capi degli altri servizi d’ordine, ( ad esempio Martucci per la Bocconi e il suo gruppo Stalin, o Franco Origoni per la squadra di Architettura, o Roberto Luminelli, l’erede delle famose scuole private per il recupero-anni) il gruppo guidato da Strada si distingueva per la più cieca obbedienza e fedeltà a quel fior di democratico e di amante dei diritti civili che rispondeva al nome di Luca Cafiero, capo supremo di tutti i Servizi d’Ordine. Al suo comando c’erano i gruppi Stalin, Dimitroff e tanti altri, ma era il Lenin di Gino Strada che si distingueva per la prontezza e la capacità di intervento dove occorreva. Ben lontano dallo scoprire il suo animo pacifista, Gino Strada era uno degli uomini di punta di quel Movimento dichiaratamente marxista-leninista-stalinista-maoista che aveva i suoi uomini guida in Mario Capanna, Salvatore “Turi” Toscano e Luca Cafiero, poi divenuto deputato del PCI, candidato a Napoli, dove superò in fatto di preferenze l’on. Giorgio Napolitano. Ora Cafiero è ritornato a fare il docente universitario alla facoltà di Filosofia della Statale. I milanesi, e non solo loro, ricordano benissimo quegli anni e, soprattutto, quei sabati di violenza, di scontri, di disordini. E i loro avversari non erano solo i Tommaso Staiti sul fronte della destra, ma anche i “ compagni” di Avanguardia Operaia ( molti dei quali oggi sono esponenti dei Verdi), Lotta Continua (dei Sofri, Mario Deaglio, Gad Lerner) e Lotta Comunista (memorabile e indimenticabile lo scontro di inaudita violenza) e perfino con i primi gruppi di Comunione e Liberazione. Anche quelli di sinistra erano i” nemici” di Strada al pari di Staiti e dei suoi. Il servizio d’ordine del Movimento Studentesco era uno dei corpi più militarizzati, una autentica banda armata che incuteva terrore e seminava odio in quegli anni. Si trattava di una autentica falange macedone di 300-500 persone, ( Strada e Leghissa ne guidavano una cinquantina) che non arretravano di un millimetro nemmeno di fronte agli scudi della polizia in assetto di combattimento. Semmai, purtroppo avveniva, talvolta, il contrario. Che si trattasse di un corpo militarizzato, in tutti i sensi, strumenti di violenza compresi, è fuor di dubbio. Così come è indubitabile l’autentica ed elevata ferocia che caratterizzava quei gruppi che attaccavano deliberatamente la polizia come quando si trattò di arrivare alla Bocconi per conquistare il diritto dei lavoratori ad avere aule per i loro corsi serali. E non possono certo essere le attuali conversioni di Sergio Cusani, di Alessandro Dalai, di Gino Strada, di Ugo Volli ( considerato l’erede di Umberto Eco) o di Ugo Vallardi ( al vertice del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera) a far dimenticare quegli anni, quelle violenze, e quelle “squadre di propaganda” di cui faceva parte anche un certo Sergio Cofferati, in qualità di studente-lavoratore della Pirelli. Si ricorderà il dottore pacifista di quei giorni, di quegli scontri, di quelle spranghe, di quei ragazzi poliziotti o studenti rimasti sul selciato quando caricavano al ritmo di “ kata-kata-katanga”?
ERCOLINA MILANESI |
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