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Mauritania: ora comincia l'era del petrolio

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La Mauritania ha scoperto il petrolio e i primi pozzi diverranno operativi nel 2007.

Il paese africano ha finora vissuto di ferro e pesca ed ora, tra mille rischi parte la corsa all’oro nero.

Se il Masai Mara, il Serengeti e gli altri parchi del Kenia, della Tanzania e del Sudafrica sono  celebri nel mondo, il Banc d’Arguin, in Mauritania, è praticamente sconosciuto.

L’abbondanza e la varietà degli uccelli, degli invertebrati e dei pesci ne fa invece uno dei più importanti d’Africa e il Banc d’Arguin è uno straordinario territorio di pesca per i tonni e gigantesche corvine ( alcune superano il quintale di peso), tartarughe marine, delfini che in estate aiutano i pescatori spingendo i pesci verso terra e la foca monaca.

Trecento chilometri più a est, dove la Mauritania si affaccia sull’immensità del Sahara, altre dune e altri porti raccontano una storia diversa. Oggi remote, diroccate, in parte inghiottite dalla sabbia, le antiche città di Chinguetti,  Guadane, Atar e Tichitt sono servite da approdo, per secoli, alle carovane di cammelli che solcavano il più grande deserto del mondo. Da qui, con viaggi di settimane o di mesi, ci si poteva dirigere a nord verso Marrakech, a nord-est verso Ghadamès e la Libia, a sud-est verso Timbuctù. Alcune carovane traversavano il Sahara fino alle oasi dell’Egitto.

Con le carovane sono arrivate la cultura e la fede.

Chinguetti, fondata nel 777, ottenne nel 1262 il titolo di Città Santa dell’Islam. Rinomata per le sue undici moschee e per le sue scuole coraniche, ha visto nascere nei secoli decine di biblioteche dove antichi volumi su carta si affiancano a manoscritti su pelle di gazzella. Oggi, assieme agli edifici, anche questo patrimonio va in rovina. Seif Islam Ahmed Mahmoud spiega che la maggioranza dei testi ha ispirazione religiosa ma non mancano opere di astronomia, astrologia, scienze naturali e letteratura e tutti i libri erano considerati sacri; i nomadi li tenevano in mano o nelle tasche delle selle. Oggi l’antica sapienza di Chinguetti e delle sue biblioteche è messa in pericolo dalla sabbia, dall’esaurimento dei pozzi, dal crollo degli edifici, dalle capre e dai tarli che mangiano pagine e rilegature. Anche il mondo ricco finora non ha fatto una bella figura. Se dagli anni 80 l’Unesco, alcuni Paesi dell’Europa e del Golfo, oltre importanti istituzioni culturali francesi hanno iniziato a censire gli antichi volumi, gli interventi concreti tardano. Qualche studioso, si racconta, ha addirittura fatto sparire dei volumi.

Viaggiando da Chinguetti verso nord, il presente ha un volto ben diverso.

Sulle montagne di Zouérat, dagli anni sessanta, è entrata in funzione una delle più grandi miniere di ferro del mondo. I treni, molto lunghi, che contano fino a 155 vagoni, trasportano il minerale al porto di Nouadhibou. Giganteschi camion fanno la spola tra i pozzi all’aperto e la ferrovia.

Grazie alla miniera, la Mauritania è cresciuta, spiega Moulay Rashid, ingegnere della Smim , la Società mineraria nazionale e aggiunge che si estraggono tra i 10 e i 12 milioni di tonnellate di minerale ogni anno. All’investimento partecipano la Banca Mondiale e la Banca Europea di Investimenti e l’Italia è uno dei loro migliori clienti. Il loro bilancio si regge sul pesce e sul ferro, ma in futuro, con il petrolio, le cose potrebbero cambiare ed anche il loro modo di vivere.

Per i nomadi, da millenni, il vero inno alla vita di questa zona sono le rocce di Aisha, un gigantesco monolito che ricorda, nella forma, il sesso femminile. Da sempre meta di pellegrinaggi e preghiere, Aisha ha ospitato per il capodanno del 2000 artisti provenienti dall’Europa, dalle Americhe e dall’Africa, che hanno scolpito le loro opere sui massi ai piedi della montagna: figure umane, immagini astratte, animali.

Un grande museo all’aria aperta che è anche un inno alla pace e all’incontro tra culture diverse.

 


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