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I miei articoli politici
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IL MURO ISRAELIANO DELLA VERGOGNA “
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Il
quotidiano Ma’arev, israeliano, ha pubblicato il 24 giugno 2002 gli
esiti di un referendum dove l’opinione pubblica israeliana si è detta
favorevole al 69% per la costruzione del muro. Per
ordine del governo israeliano, il muro di separazione è stato costruito
in zone del territorio palestinese occupate dal 1967. Una buona parte
taglia in profondità il territorio palestinese, in modo da poter
controllare la Cisgiordania. Inoltre sarà costruito un altro muro
La
creazione del muro ha demolito oltre 100 edifici, molti dei quali erano
edifici commerciali e l’unica risorsa per molte famiglie. Parecchi
residenti palestinesi sono stati avvisati dall’IDF che le loro case o
uffici commerciali saranno demoliti. Nel villaggio di Jayyus, Distretto
di Qalqilyah, il 72% di terra coltivabile è stata espropriata insieme a
7 pozzi. Altra perdita di guadagno per numerose famiglie. Nell’aprile
del 2002 il governo israeliano ha deciso di costruire un muro che va dal
nord della Cisgiordania sino ai confini del Distretto di Gerusalemme. Già
nel giugno 2002 si era iniziato a confiscare terre e a tagliare alberi
nel villaggio di Salem, Distretto di Jenin. Nel mese di settembre fu
pubblicata la mappa iniziale della parte nord del muro, ma in seguito fu
cambiato il piano in modo da estendere il muro per un lungo tratto,
incorporando la Tomba di Rachele a Betlemme. Nel gennaio 2003
inaugurazione dei primi 4 km, ma a metà marzo, la mano rapace del
governo israeliano, si è appropriata degli insediamenti Ari’el e
Emmanuel. Il Partito Laburista e il Likud sono entrambi molto favorevoli
alla costruzione del muro, perché, secondo loro, la considerano come la
costituzione dei confini politici del futuro stato palestinese. Sempre
che ai palestinesi rimanga ancora una zolla di terra. Il
governo d’Israele ha deciso di espropriare come minimo il 10% della
Cisgiordania, ovvio per la costruzione del muro e già è stata
espropriata di 150.000 acri. Questa decisione è stata presa da Israele
solo per “ragioni militari e di sicurezza”. L’acqua,
uno dei beni più preziosi, con l’espropriazione della terra significa
deprivare i palestinesi ed i villaggi dalle loro risorse idriche. Oltre
30 pozzi saranno inclusi nel territorio espropriato usato per la
costruzione del muro. I palestinesi e la loro terra saranno esclusi da
molte loro risorse d’acqua. Mentre i lavori di costruzione continuano,
i bulldozer degli israeliani hanno già distrutto circa 35.000 metri di
condotte dell’acqua usate dai palestinesi sia per le loro case, sia
per irrigare i campi. Il
muro “della vergogna”, così definito da tutto il mondo, si estende
per 400 km. e tale lunghezza raggiungerà i 700 km. dopo la costruzione
del secondo muro nella Valle del Giordano. Il secondo muro supererà in
alcuni punti il confine del 1948 di circa 6 km. La
lunghezza del muro sarà tre volte più lunga del muro di Berlino e due
volte più alto. Ovviamente
gli israeliti, non volendo essere da meno dei russi, installeranno, sul
muro, torrette militari, filo elettrico, videocamere di controllo e
rivelatori di movimento. Inoltre, pattuglie mobili militari
controlleranno la lunghezza di questa area. Molte
parti del muro saranno costruite a ridosso delle case, negozi e scuole. Secondo
l’Ambasciatore Nemer Hammad, Delegato Generale Palestinese per
l’Italia, “ la costruzione del “ Muro del razzismo” che sta
facendo costruire Sharon sul territorio palestinese, in contraddizione
con la risoluzione dell’Onu, e mi sorprende anche leggere le critiche
dell’Amministrazione americana, indubbiamente amica di Sharon e
d’Israele…. Il
muro annette il 48% della Cisgiordania e imprigiona 400.000 palestinesi
in autentici ghetti. Già
da oggi, con 140 km di muro, tantissimi palestinesi vivono differenti
tipi di isolamento; alcuni non possono più andare a coltivare i loro
terreni; altri non possono più andare a scuola o in ospedale. Sul
sondaggio dell’Agenzia europea “Eurobarometro” è meglio dire un
bel “No comment”, dato che è fin troppo notorio come la pensa la
maggior parte del mondo. |
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