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I miei articoli politici

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“ IL MURO ISRAELIANO DELLA VERGOGNA “

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Il quotidiano Ma’arev, israeliano, ha pubblicato il 24 giugno 2002 gli esiti di un referendum dove l’opinione pubblica israeliana si è detta favorevole al 69% per la costruzione del muro.

Per ordine del governo israeliano, il muro di separazione è stato costruito in zone del territorio palestinese occupate dal 1967. Una buona parte taglia in profondità il territorio palestinese, in modo da poter controllare la Cisgiordania. Inoltre sarà costruito un altro muro che si estende dalla parte settentrionale della Valle del Giordano verso sud.

La prima fase di costruzione del muro è stata completata a nord della Cisgiordania, intorno alle città di Qalqilyah, Tulkarem e Jenin dove circa 35.000 palestinesi vivono in villaggi e piccole zone nelle vicinanze. Secondo dati ufficiali 14.000 persone, provenienti da 17 aree differenti, finiranno tra il muro, la Green Line ed il confine del 1948. Inoltre 20.000 persone si sono trovate nel lato orientale del muro, separate dai loro terreni agricoli che rimangono nel lato ovest. L’espropriazione della terra e le restrizioni imposte portano alla perdita di 6.500 posti di lavoro.Le coltivazioni di ulivi nel nord della Cisgiordania, trovandosi, ora, nella parte occidentale del muro, daranno una perdita di tonnellate di olio d’oliva, frutta e vegetali.

La creazione del muro ha demolito oltre 100 edifici, molti dei quali erano edifici commerciali e l’unica risorsa per molte famiglie. Parecchi residenti palestinesi sono stati avvisati dall’IDF che le loro case o uffici commerciali saranno demoliti. Nel villaggio di Jayyus, Distretto di Qalqilyah, il 72% di terra coltivabile è stata espropriata insieme a 7 pozzi. Altra perdita di guadagno per numerose famiglie.

Nell’aprile del 2002 il governo israeliano ha deciso di costruire un muro che va dal nord della Cisgiordania sino ai confini del Distretto di Gerusalemme. Già nel giugno 2002 si era iniziato a confiscare terre e a tagliare alberi nel villaggio di Salem, Distretto di Jenin. Nel mese di settembre fu pubblicata la mappa iniziale della parte nord del muro, ma in seguito fu cambiato il piano in modo da estendere il muro per un lungo tratto, incorporando la Tomba di Rachele a Betlemme. Nel gennaio 2003 inaugurazione dei primi 4 km, ma a metà marzo, la mano rapace del governo israeliano, si è appropriata degli insediamenti Ari’el e Emmanuel. Il Partito Laburista e il Likud sono entrambi molto favorevoli alla costruzione del muro, perché, secondo loro, la considerano come la costituzione dei confini politici del futuro stato palestinese. Sempre che ai palestinesi rimanga ancora una zolla di terra.

Il governo d’Israele ha deciso di espropriare come minimo il 10% della Cisgiordania, ovvio per la costruzione del muro e già è stata espropriata di 150.000 acri. Questa decisione è stata presa da Israele solo per “ragioni militari e di sicurezza”.

L’acqua, uno dei beni più preziosi, con l’espropriazione della terra significa deprivare i palestinesi ed i villaggi dalle loro risorse idriche. Oltre 30 pozzi saranno inclusi nel territorio espropriato usato per la costruzione del muro. I palestinesi e la loro terra saranno esclusi da molte loro risorse d’acqua. Mentre i lavori di costruzione continuano, i bulldozer degli israeliani hanno già distrutto circa 35.000 metri di condotte dell’acqua usate dai palestinesi sia per le loro case, sia per irrigare i campi.

Il muro “della vergogna”, così definito da tutto il mondo, si estende per 400 km. e tale lunghezza raggiungerà i 700 km. dopo la costruzione del secondo muro nella Valle del Giordano. Il secondo muro supererà in alcuni punti il confine del 1948 di circa 6 km.

La lunghezza del muro sarà tre volte più lunga del muro di Berlino e due volte più alto. Sarà usato cemento (8 metri di altezza) e filo spinato per la costruzione.

Ovviamente gli israeliti, non volendo essere da meno dei russi, installeranno, sul muro, torrette militari, filo elettrico, videocamere di controllo e rivelatori di movimento. Inoltre, pattuglie mobili militari controlleranno la lunghezza di questa area.

Molte parti del muro saranno costruite a ridosso delle case, negozi e scuole. Il risultato sarà, come prevedibile, che circa un centinaio di migliaia di palestinesi saranno costretti a vivere in enclave isolate fuori dal muro, una volta terminato. Più di 200.000 palestinesi saranno tagliati fuori dal resto della Giordania, mentre la destra d’Israele e i coloni hanno proposto una nuova revisione del tracciato del muro in modo da includervi più terreno palestinese.

Secondo l’Ambasciatore Nemer Hammad, Delegato Generale Palestinese per l’Italia, “ la costruzione del “ Muro del razzismo” che sta facendo costruire Sharon sul territorio palestinese, in contraddizione con la risoluzione dell’Onu, e mi sorprende anche leggere le critiche dell’Amministrazione americana, indubbiamente amica di Sharon e d’Israele….

Il muro annette il 48% della Cisgiordania e imprigiona 400.000 palestinesi in autentici ghetti.

Già da oggi, con 140 km di muro, tantissimi palestinesi vivono differenti tipi di isolamento; alcuni non possono più andare a coltivare i loro terreni; altri non possono più andare a scuola o in ospedale.

Sul sondaggio dell’Agenzia europea “Eurobarometro” è meglio dire un bel “No comment”, dato che è fin troppo notorio come la pensa la maggior parte del mondo.


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