pagina web di Ercolina Milanesi

.

I miei articoli politici

.

La mafia sempre al primo posto

.

.

Si continua a parlare di terrorismo internazionale, dimenticando che noi abbiamo l’onorata società, rappresentata da “Cosa Nostra” e ‘N ndrangheta “ che, quanto a criminalità, detiene il primato.

La Mafia tratta organizzazioni estremamente duttili nell’adeguarsi alle diverse necessità. Da qualche tempo assistiamo ad una sorta di mutazione criminale in direzione della cosiddetta pax mafiosa. Questa stabilità potrebbe essere messa in discussione da tensioni derivanti dall’emergere di nuove leve criminali che cercano di colmare i vuoti provocati dai continui arresti di uomini d’onore.

Ma il rischio più rilevante , che potrebbe far insorgere guerre sanguinose, è legato ai contrasti, confermati dall’esito di parecchie inchieste in corso fra i mafiosi latitanti che costituiscono ancora il gruppo egemone, e quelli in carcere condannati a pene severe.

I metodi di esercizio di questo potere mafioso sono sempre quelli della corruzione  e dell’intimidazione che creano una simbiosi tra crimine ed economia e minano ad emarginare l’imprenditoria sana.

Accanto alle mafie di casa nostra c’è da registrare la presenza di quelle straniere. Il Procuratore generale della Cassazione insiste sul pericolo che la “ delinquenza di cittadini stranieri, soprattutto extracomunitari” possa sempre più aumentare” in linea con il generale andamento crescente della loro presenza sul territorio”. Presenza legata anche all’immigrazione clandestina che produce una area” criminogena allarmante”e “ del cui movimento è ancora poco conosciuta la dimensione.”

Ora, in Italia, abbiamo tre organizzazioni straniere: la mafia russa, la mafia albanese e la mafia cinese.

La prima tende a radicarsi in territori dalla presenza di un tessuto economico sano.

Caratteristiche pericolose di organizzazioni criminali coinvolte in operazioni finanziarie di riciclaggio accertate.

La mafia albanese si occupa di traffico di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione.

La mafia cinese si espande sempre più. Soprattutto “ nel sottobosco imprenditoriale di varie regioni italiane, attraverso l’emissione di centinaia e centinaia di schiavi senza volto, senza nome e senza voce, spesso rinvenuti a lavorare in condizioni inumane”.

Per ora abbiamo tre mafie straniere, ma quale sarà il nostro futuro? L’Italia è un bocconcino prelibato dalla criminalità, barriere non ne esistono, indi tutti possono entrare, specialmente con il buon cuore della magistratura che sembra divenuta cieca.

Chi si ricorda del famoso “ Prefetto di ferro”Cesare Mori, del ventennio tanto criticato?

Nel 1924 Mussolini si recò in Sicilia e fu accolto con tutti gli onori, però al ritorno a Roma chiese ai suoi fedelissimi se vi fosse una persona valida per debellare la mafia. Le adulazioni ricevute furono per Lui la prova della falsità ed il pericolo che rappresentava la mafia.

A Palazzo Chigi, il 27 maggio 1924, De Bono fece il nome del Prefetto Mori di Bologna, anche se non era fascista, però noto come il “Prefetto di ferro” che aveva già lavorato in Sicilia.

Mussolini accettò quel nome e lo nominò “Super Prefetto” in Sicilia.

Mori ebbe a disposizione 800 uomini e setacciò tutti i paesi, città e catturò diversi pezzi da novanta come Don Calogero Vizzini , il numero uno dell’onorata società e Russo.

Mori fece ampio uso dei confidenti, oggi denominati pentiti.

Fece parecchie confische, sequestrò bestiame, lo fece macellare sulla pubblica piazza e lo distribuì ai poveri. Parecchi processi sommari, condanne a centinaia, arresti continui e i mafiosi presero il via per l’America perché continuamente braccati dal “ Prefetto di ferro”.

Un motto famoso del Prefetto Cesare Mori fu:

“ SE I SICILIANI HANNO PAURA DEI MAFIOSI LI CONVINCERO’ CHE IO SONO IL MAFIOSO PIU’ FORTE DI TUTTI”.

Don Calogero Vizzini, numero uno dell’onorata società, disse di Mori: “ MA OMMO ERA “!

Lo rispettava perché uomo d’onore, anche se lo mise in galera e poi lo condannò al domicilio coatto su una isola.

Ora la parola onore non esiste più, sia per i mafiosi che per chi li deve condannare.

 


torna alla pagina degli articoli politici

torna alla home page