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I miei articoli politici

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“ DUE AMERICHE ALL’ULTIMO DUELLO: ROSSI CONTRO BLU “

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Un gruppo di studenti democratici hanno scritto un cartello: “ Votate Bush e riceverete un viaggio gratis in Iraq” e l’hanno realizzato per sostenere che se il presidente vincesse le elezioni, rimetterebbe la “leva obbligatoria” come ai tempi del Vietnam.

Al contrario gruppi di fedeli evangelisti si mobilitano casa per casa invitando a “ non votare Kerry” perché è pro-aborto, pro gay e a favore delle cellule staminali.

Preti e ministri dell’America “rossa” potrebbero divenire “l’arma letale” per la riconferma di Bush. Nel 2000 quasi 4 milioni di evangelici non andarono a votare perché non capivano bene il “ conservatorismo compassionevole del giovane W.Adesso che si è schierato senza indugi con gli oltranzisti della “cintura della Bibbia”lo stanno appoggiando in tutti i modi. Insieme a loro si è mosso il club dei pistoleri. La “ National Rifle Association”, altri 4 milioni di iscritti, un tempo guidata  dall’attore Charlton Heston, ha dato l’appoggio al presidente affinché non cambi il secondo emendamento della costituzione sul diritto alla difesa e sul libero porto d’armi.

Il fronte democratico negli stati chiave punta sui “sindacati” e sulla popolazione di colore. Il 79 per cento dei neri, secondo i sondaggi, sta con Kerry, mentre solo il 10 per cento appoggia Bush.

Hollywood, lenta e guardinga quando si tratta di schierarsi, adesso comincia ad uscire allo scoperto e mentre decine di star mandano soldi ai democratici e si impegnano nella battaglia per le cellule staminali, solo pochi interpreti muscolosi come Mel Gibson dimostrano simpatia per il presidente macho che fa campagna elettorale sempre in maniche di camicia come un ragazzo del bar.

Lo scrittore David Brooks con due parole secche ha descritto queste Americhe contrapposte: “Retro” in quanto antica quella di Bush; “Metro” più cittadina, meno rurale e confessionale quella di Kerry.

L’una e l’altra hanno camminato insieme per decenni di fatto senza mai parlarsi. Sono sempre state divise dalla valutazione degli anni Sessanta e della guerra in Vietnam.

Per i “Retro” sono stati il segno dell’immorale trasgressione “liberal”. Per i “Metro” la spinta verso l’America moderna. Indipendentemente dal vincitore ci sarà comunque un grande sconfitto: la famosa “American bipartisan”.

Se quella “rossa” si sentiva minoranza senza voce negli anni di Clinton, quella “blu” che vota per Kerry non si sente rappresentata ne in guerra ne in pace dagli uomini di Bush e non potrebbe che lavorare dal giorno dopo per una rabbiosa rivincita.

Da 18 che erano gli stati in bilico sembrano ridotti a 10, ma con un numero di voti elettorali tali da rendere possibile qualsiasi pronostico.

La “formula” del dibattito in Arizona è tornata quella della prima notte della Florida con le sole domande del moderatore, che vide Kerry prevalere nettamente.

Miami, St.Louis e Tempe, per i due sfidanti, non hanno voluto essere non solo tre ring su cui combattere ma l’esposizione di altrettanti spaccati di una America in costante trasformazione.

Se gli Arcivescovi sono tutti con Bush, le suore, non molte del convento di Santa Margherita a Boston, stanno con Kerry.

Se Bush nei giorni a venire avrà i “pistoleri” pronti a pagare gli spot tv, il regista Michael Moore di “ Farenheit 9-11 “ ha iniziato 40 conferenze spettacolo già tutte esaurite in altrettante città in bilico che stanno mobilitando decine di migliaia di giovani.

Sanità, lavoro, tasse i temi del duello finale. Iraq e terrorismo in lontananza rimangono il grande incubo.


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