pagina web di Ercolina Milanesi
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I miei articoli politici
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In questa pagina:
- Chirac chiede scusa ad Israele
- La telenovela di Axum
- Siamo rovinati: ritorna la DC!
- Il muro di cui nessuno parla.
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Chirac chiede scusa ad Israele . I nostri cuginetti francesi non vogliono essere da meno degli italiani e…incominciano pure loro a genuflettersi e chiedere perdono o scuse, come preferite. Mesi
fa nel nostro paese vi è stata una crisi ossessionante di scuse, tutti
i quotidiani non parlavano d’altro e la causa erano le leggi razziali.
I
nostri parlamentari sia di destra che di sinistra e, ovvio, di centro,
più esatto dire i santi democristiani, il caro Gianfy ( per gli amici,
per gli altri Fini ) presi dai rimorsi di tali leggi, che poi non hanno
fatto loro, si sono profusi in reiterate scuse agli ebrei e credo anche
con una visitina in una sinagoga per ottenere il perdono dal rabbino.
Questi
sono i termini esatti della dichiarazione di Ariel Sharon che ha
scatenato le ire di Chirac e dell’establishment francese: “ Io
propongo a tutti gli ebrei di venire in Israele, ma è assolutamente
necessario per gli ebrei di Francia, ed essi devono muoversi
immediatamente. In
Francia sta riprendendo un antisemitismo scatenato. Il governo francese
ha preso delle misure, ma il fatto che il 10% della popolazione francese
sia costituita da musulmani offre il terreno a una nuova forma di
antisemitismo”. Ora,
che Israele sia uno stato nato con lo scopo esplicito di convincere
tutti gli ebrei del mondo a venire a vivere nel proprio territorio non
è nuovo ma, che gli ebrei siano tutti dell’idea, questo è da
appurare. Chi è abituato a vivere, nato e cresciuto in uno stato , gode
di agiatezza, non credo sia così bambetta di andare in un paese dove i
kamikaze si sollazzano a farsi saltare in aria in lieta compagnia. Sharon
si preoccupa per il futuro del suo paese anche se, ora, gli ebrei
superano per 5,4 milioni a
4,9 gli arabi, gli studi demografici prevedono il sorpasso tra 10 o 20
anni per il diverso tasso di nascite nelle due comunità. Il
ritorno alla terra promessa ebbe un forte afflusso nel 1990, con il
collasso del blocco dei paesi comunisti : l’anno prima ci furono
24.000 immigranti , ma il crollo del Muro di Berlino provocò il
trasferimento record di 200.000 ebrei, per lo più dalla Russia. Da
allora l’est europeo è stato il maggior bacino di nuovi arrivi, ma
con il passare del tempo il numero si è ristretto. In
Francia, come è noto, esiste un’antica tradizione antisemita con
radici intellettuali illustri, sono spesso nell’area cattolica e di
destra, ma anche la sinistra è ben rappresentata da quel deputato del
Terzo Stato che nel 1791 tentò invano di opporsi all’emancipazione
degli ebrei proposta da un nobile e un membro del clero, al
protosocialista Pierre Joseph- Proudhon, per cui gli ebrei erano
una”razza infernale”; fino al terzomondismo negazionista espresso
nello scorso decennio da Roger Garaudy
o dall’abbè Pierre e che sfocia in certe posizioni oggi
correnti nella galassia no global. E vi è poi la caricatura insistita
dell’usuraio ebreo che a livello letterario compare in autori
insospettabili, da Balzac a Jules Verne fino a Georges Simenon. Giscard
d’Estaing disse:” Tutto agli ebrei come individui, niente come
nazione”. Era
d’altronde la stessa linea espressa al tempo dell’illuminismo da
autori come Voltaire e Diderot che
bollavano l’ebraismo nel suo complesso come “ignoranza” e “
superstizione”. Riepilogando
quanti sono i paesi a cui dovremmo chiedere scusa? Se si pensasse per un
attimo a quella povera Africa, torturata, allo stremo delle sue forze,
ai milioni di bambini morti per mancanza di cibo, per malattie
contagiose, abbandonati da tutto il mondo e da chi dovrebbe intervenire
solo per un atto umanitario, ma sul loro territorio non esiste né
petrolio, né diamanti e perciò sono abbandonati al loro triste
destino. Però
come mai gli ebrei italiani o che abitano in Italia non obbediscono al
loro premier e se ne vanno nella loro vera patria? Le scuse dal governo
italiano le hanno avute ed allora perché rimangono in un paese che, a
sentir loro, siamo razzisti ed abbiamo fatto le leggi raziali? Certe fortune capitano agli altri, chissà perché mai a noi ! La telenovela della stele di Axum . Progresso
? No, regresso ! In
questi giorni si fa un gran parlare della stele di Axum, di come si può
rispedirla in Etiopia dopo averla smontata pezzo a pezzo e finita in un
magazzino, dove rimarrà ancora a lungo ( o forse per sempre) dato che
l’invio in quelle terre lontane costa troppo e non riescono a trovare
il sistema di trasporto. Che
tecnici vi sono al giorno d’oggi…E pensare che la famosa stele
giaceva in terra, divisa in cinque parti tra i tukul di Axum, città
santa di antica civiltà, fra altre steli molto più piccole, dato che
quella trovata, non bottino di guerra, sia ben inteso, aveva una altezza
di 23 metri ed era molto bella. Era l’anno 1937 e l’obelisco venne
trasportato a pezzi , restaurato ed eretto di fronte al Circo Massimo a
Roma. La presenza italiana ha lasciato, però, ancora oggi in uso,
strade, ponti, case ed ospedali in Etiopia.
Per
poco a Vittorio Sgarbi non venne un coccolone e cercò, con ogni mezzo,
di contrastare questo ritorno della stele perché sapeva quanto sarebbe
stato ostico il trasferimento e poi per amore dell’arte. A nulla
valsero le proteste sue e di molti amanti della cultura, la stele venne
smontata pezzo a pezzo e sistemata in un magazzino in attesa di partire.
Sono passati ben tre anni e la stele, giustamente mortificata di essere
nuovamente tornata alle antiche origini di rottame, è sempre in attesa
che i tecnici odierni arrivino a capire come in passato ( “il
vergognoso passato del ventennio”) siano stati all’altezza di
smontarla e rimontarla. Che
strano, però, che il secolo passato e specialmente durante “il male
assoluto”, siano state fatte molte cose buone, anche se non si voglia
ammettere. Benito
Mussolini, per esempio, un giorno disse:” Costruiremo dieci città in
dieci anni, non un giorno di più” Difatti furono costruite le
seguenti: Latina, Aprilia, Sabaudia, Pomezia, Guidonia, Ardea, Ostia
Lido, Fregene, Carbonia, Ladispoli e tutte nelle date premesse. Inoltre
mille e più borghi, migliaia di case coloniche sparse in tutta Italia e
borghi oggi vere cittadine dell’Agro Romano e aggiunse ben altre 16
province. Mi fermo perché impossibile enumerare ciò che fu fatto a
quei tempi e che tutt’ora è funzionante. Ora,
con il progresso, grazie a” Striscia la notizia” di Ricci possiamo
vedere quante opere sono state incominciate, quanti ospedali pronti ad
ospitare malati ma abbandonati ai vandali che hanno persino rubato i
gabinetti e la sporcizia regna sovrana,
quanti ponti costruiti a metà, quante autostrade che se uno si
sbaglia ad infilarne una dopo breve tragitto si accorge che se non frena
di colpo può finire in un precipizio perché manca un ponte o si trova
in un bel prato erboso e può raccogliere dei bei fiorellini; case, anzi
bei palazzoni terminati e vuoti, forse perché pensano essere abitati da
spiriti e siccome il governo ha il cuore d’oro non vuole che gli
affittuari si spaventino, indi chiusi e non se ne parla più. Che
marciscano, tanto siamo ricchi e possiamo fare a meno delle necessità
primarie. La bufala più eclatante è il famoso, vagheggiato ponte che
dovrebbe collegare la Sicilia al continente che, se sarà costruito lo
potranno usare i nostri pronipoti, diciamo verso la fine del secolo o
nei primi anni del 3.000. Le
male lingue dicono che si facciano dei lavori compiuti o meno solo per
lucro, per tangenti, per poter rimpinguare il salvadanaio, io non credo
a ciò, penso che desiderino solo fare delle costruzioni per divertirsi,
perché giocherelloni e per passare il tempo, dato che il lavoro stanca
e bisogna prendersi qualche svago. Ritornando
alla restituzione (che non avverrà mai) della stele di Axum, perché i
nostri grandi uomini politici non richiedono la “Gioconda” che i
francesi, gentilmente e con gran tatto, ci hanno fregato? E le nostre
innumerevoli opere d’arte dei nostri pittori, unici al mondo, che
riempiono musei di mezzo mondo perché non farceli ridare? D’accordo
che noi italiani siamo “gran signori”, altruisti, che non badiamo a
certe piccolezze, sempre pronti a dare, smaniosi di farci vedere
superiori a tutti, però, chiedo venia, anche un po’ bamba. Ma questo
è un difettuccio prettamente da addebitare a chi ci governa, non al
popolo che deve sottostare e ingoiare amaro le bravate, meglio dire i
disastri, gli sprechi vergognosi che sono all’ordine del giorno. Allora,
cari governanti, invece di continuare a far ridere anche i polli con le
vostre continue pagliacciate, tipo dimettere un fiscalista come Tremonti
per prendere Siniscalco, suo uomo di fiducia, Fini, che ogni minuto
cambia parere, Follini che sicuramente deve avere avuto una crisi
tremenda per non aver ottenuto carica alcuna, la Camera ed il Senato che
sono divenuti campi di battaglia e tra un poco vedremo apparire spade,
alabarde e scimitarre, per non far torto agli arabi, vi do un consiglio
gratuito: andate in ferie e stateci a lungo, almeno avremo un po’ di
pace e voi riposerete le stanche meningi. Carpe
diem ! Siamo rovinati, ritorna la DC! . E’
proprio vero che le disgrazie ti capitano quando meno te lo aspetti. Veramente
lo si doveva prevedere che la Balena Bianca prima o poi sarebbe
ritornata, perché i democristiani sono come l’ edera, dove si attacca
non si stacca più. Onore
e gloria a Follini, democristiano fin dalle più profonde viscere che,
finalmente, è riuscito nell’intento di creare nuovamente caos,
mangiatoia sempre colma per saziare l’appetito vigoroso dello scudo
crociato, delle panzane che hanno inculcato agli italiani del terrore
del comunismo per ottenere voti.
E’
notorio che la Prima Repubblica è salita agli onori grazie anche alla
Chiesa che, durante i sermoni, invece di parlare di Gesù e illustrare
il Vangelo, i parroci tenevano comizi. I
giovani non lo sanno, ma chi è della mia età ricorderà il continuo
sentire date il voto alla Democrazia Cristiana, altrimenti se votate il
Partito comunista andrete tutti all’Inferno. E
gli italiani, in verità un po’ pecoroni, giù a dar voto alla DC. Ora,
dopo vari governi, la DC quasi scomparsa, ecco che arriva Follini,
piuttosto bruttino e non affatto simpatico, almeno a me, che spera di
essere eletto al posto di Berlusconi e l’ingrigito Casini Presidente
della Repubblica. Questa è mia personale opinione e dato che sono una
Cassandra del terzo millennio, son certa di essere creduta. Difatti
basta leggere le pretese di Follini che ha scritto sui giornali
in una lettera aperta al Presidente Berlusconi, per rendersi
conto che la DC , pur passando al centrosinistra, è convinta di poter
governare il nostro paese. Cari
lettori, pensate per un attimo che succederebbe se ritornassimo ai tempi
del dopo guerra, quando la Balena Bianca era al potere, pazzesco. In
verità, ora i giovani sono istruiti, ma allora, colmo dei colmi, al
governo erano salite persone con la quinta elementare, che sapevano
appena fare la loro firma, tranne i pochi, rari capoccia che avevano una
certa istruzione e comandavano i poverelli ignoranti con la frusta, da
bravi domatori di leoni. In verità avrei voluto dire un’altra parola,
ma ci vuole un po’ di pietà ed io, come sapete, sono molto umana e
comprensiva. I
ricatti sono all’ordine del giorno e non solo Follini pretende, ma
molti altri della Casa delle Libertà non sono da meno. Il
bruttino Follini ha scritto un libro per raccontare le pretese, le
accuse al Governo Berlusconi nel 2003 e già allora si erano spalancati
i sepolcri e gli scheletri ritornati alla luce dopo un passato trascorso
al buio, ma lo si era capito da anni ciò che il suo partito Democrazia
Cristiana voleva ed ha sempre rivoluto: il potere assoluto. Ora
gli scudi crociati tireranno, nuovamente, fuori il comunismo. Via
Cossutta, via Diliberto, via Bertinotti, la mia simpatia perché
l’unico deputato coerente. Anche se fascista, mica sono scema e so
apprezzare chi si comporta da persona che non abiura le sue radici. Sono
i democristiani che spaventano per la loro ingordigia, la presunzione di
essere i migliori, coloro che potrebbero portare l’Italia alla
salvezza. Salvezza di chi e di cosa? Ricorderò a chi è giovane e non
conosce il triste passato che gli antichi deputati erano arrivati a Roma
con una valigia di cartone, senza una lira, compresi vari leader, ma
mangia oggi, mangia domani, dopo poco la trasformazione è avvenuta:
begli abiti firmati, automobili, ville e conti in banca che Dio solo sa
come hanno fatto ad essere sempre in nero e talmente pesanti da far
crollare la cassaforte. Ed
ora, hanno il coraggio , meglio la faccia tosta di criticare chi è
ricco di casato, tipo Berlusconi, e danno troppo spesso del ruba galline
a chi non la pensa come loro. Eppure
quanti soldi sono passati di mano, il famoso passa mano, nella Prima
Repubblica? Tanti, troppi, ed ora dato che, forse, dico forse ma non ci
credo, i loro risparmiucci si
sono decurtati con l’usura è naturale che debbano rimpinguare i loro
forzieri, giusto ? Caro
on. Follini, quella lettera comparsa su Libero non la doveva scrivere,
si è scoperto troppo, la sua avidità è lampante, il suo desiderio
spasmodico di divenire Presidente del Consiglio è meschino e se io
fossi Presidente della Repubblica, vi manderei, voi dissidenti, tutti
quanti, a scaricare carbone, poiché l’UE non ci stima per nulla e con
ragione, poiché è ora di smetterla con queste diatribe che sono una
vergogna che l’Italia non merita. Il muro di cui nessuno parla . I lavori sono iniziati nel 1980 e mai interrotti, si sviluppa per 3 mila
km. ed è in un territorio occupato dal Marocco e serve a confinare gli
indipendentisti del Polisario ( Frente popular para la liberatiòn de
Saggia el Hamra de Rio de oro ). Per
i marocchini è una “ Berm”(barriera)difensiva, ma per il popolo
Saharawi è il “ muro della vergogna”, eretto da arabi per soffocare
altri arabi e benché l’Onu abbia riconosciuto il diritto dei Saharawi
all’indipendenza nel 75, mai c’è stata una risoluzione contro il
muro. Cessate il fuoco virtuale in vigore dal 91. Insieme
alla Muraglia cinese, che batte in lunghezza, è il solo manufatto
visibile dallo spazio, e non si trova stavolta in Israele.
Da
Tifariti il muro si intravede già all’orizzonte. Dalle tendopoli e
dalle casupole di sabbia seccata dove i Saharawi sopravvivono da quando
l’esercito reale marocchino, nel 1975 li cacciò a furia di napalm dal
Sahara Occidentale, l’ex colonia spagnola loro patria per secoli. In
seguito all’invasione, 200.000 profughi abbandonati a se stessi
fuggirono nel più ostile dei deserti, creando al contempo un movimento
di resistenza armata, il Fronte Polisario, con l’obiettivo di liberare
i territori occupati. Il
risultato fu una guerriglia determinata quanto efficace, tanto da
costringere all’impasse la ben più folta armata dell’invasore e
venne l’idea di stroncare per sempre, erigendo un muro, i sanguinosi
attacchi condotti dal Polisario in territorio marocchino o contro i
coloni inviati da Rabat nelle nuove terre attraverso la cosiddetta
Marcia verde. In pratica rinunciare ad una porzione delle terre usurpate
desertiche per meglio difendere il resto del territorio, fertile e
pescoso in quanto bagnato dal mare, ricco di petrolio e miniere di
fosfati le più grandi del mondo. La
barriera di separazione, in arabo Berm, prese il via nell’agosto 1980
e con data di consegna dell’opera nell’aprile del 1987. In realtà
non è ancora terminata e i lavori mai interrotti. Peggio del Duomo di
Milano dal cantiere perpetuo. I
finanziamenti iniziali giunsero dall’Arabia e mantenerla costa al
governo di Rabat un milione di dollari al giorno: un totale di 2720 km
(1600 alla fine il controverso muro israeliano) per 3-4 metri di altezza
di un misto di roccia e muratura, inframezzato da reti elettrificate,
filo spinato (rotolo da 20.000 km) e guardiole a distanza regolare. A
vigilare sul Berm 160.000 soldati marocchini, 240 batterie
d’artiglieria, mille veicoli blindati, decine di postazioni radar a
largo e medio raggio. Inoltre batterie di missili, mortai e dall’alto
un’aviazione tra le più potenti del continente. In prossimità del
muro in zona Saharawi 5 milioni di mine proibite antiuomo e anticarro
anche a frammentazione, gran parte di vecchia fabbricazione italiana. Per
i Sahawari è divenuto impossibile anche solo avvicinarsi all’area del
muro, chi ci ha provato, in centinaia, è finito in pasto agli
scorpioni.Si trovano letteralmente sigillati tra esso e il sorvegliato
confine mauritano. In una terra di nessuno ribattezzata dal 1976 “Rasd”,
tra deserto e campi profughi di là dal confine algerino i “ rasdiani”
conducono una vita da primato dell’indigenza. Tutto deve essere
portato da fuori, acqua, cibo, combustibile. Le case di sabbia, unico
materiale disponibile, possono crollare alla minima tempesta e ai 60°
estivi si liquefanno. Moltissime le famiglie spezzate dalla costruzione
del muro, con genitori, figli o fratelli che non si vedono da oltre 30
anni e, a volte, si parlano al telefono, in dialetto hassaniya una volta
ogni due, dato che le autorità marocchine cercano di scoraggiare futuri
ricongiungimenti. Mentre
i bambini si allenano giocando al “salto della mina” gli uomini sono
tutto l’anno al fronte, o meglio a pattugliare su jeep rattoppate un
fronte ormai virtuale da deserto dei tartari. Soltanto lo stoicismo
delle loro donne, le più emancipate dell’Islam, permette alle comunità
(dayre) di tirare avanti, sopperendo in prima persona all’assenza di
ospedali, scuole, strutture politiche, lavoro. Uniche entrate qualche
aiuto internazionale,ma sempre meno, e qualche commessa di tappeti
artigianali. E
l’Onu che fa ? Nel 91 inviò osservatori in vista di un referendum tra
Saharawi e coloni che avrebbe sancito l’indipendenza del Sahara
Occidentale. Si chiamava missione “ Minurso”, però in prossimità
della scadenza dal marocco partì una seconda Marcia verde con 255.000
coloni, al fine di alterare la bilancia demografica in chiave
referendaria. Al Palazzo di vetro rimasero a guardare, senza intervenire
come per il muro. Un silenzio assordante che ha un responsabile nella
Francia con diritto di veto , supporter incondizionato del regime
marocchino. Se
il muro salva vite israeliane e la lotta di liberazione è quella
palestinese, allora il caso arriva all’Aja e alle Nazioni Unite, ma se
invece i murati vivi sono arabi non Wahabbiti e gli usurpatori
beneficiati sono fidi alleati sullo scacchiere nord africano, allora non
è il caso di intervenire. |
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