pagina web di Ercolina Milanesi

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I miei articoli politici

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In questa pagina:

- Chirac chiede scusa ad Israele

- La telenovela di Axum

- Siamo rovinati: ritorna la DC!

- Il muro di cui nessuno parla.

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Chirac chiede scusa ad Israele

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I nostri cuginetti francesi non vogliono essere da meno degli italiani e…incominciano pure loro a genuflettersi e chiedere perdono o scuse, come preferite.

Mesi fa nel nostro paese vi è stata una crisi ossessionante di scuse, tutti i quotidiani non parlavano d’altro e la causa erano le leggi razziali.

I nostri parlamentari sia di destra che di sinistra e, ovvio, di centro, più esatto dire i santi democristiani, il caro Gianfy ( per gli amici, per gli altri Fini ) presi dai rimorsi di tali leggi, che poi non hanno fatto loro, si sono profusi in reiterate scuse agli ebrei e credo anche con una visitina in una sinagoga per ottenere il perdono dal rabbino.

Giorni fa era scoppiata una crisi diplomatica tra Tel Aviv e Parigi a seguito delle dichiarazioni di Sharon sulla necessità che gli ebrei francesi si trasferissero in Israele a causa dell’insorgente antisemitismo in Francia. Chirac aveva reagito irosamente bloccando i preparativi di una visita in Francia del premier israeliano e il suo ministro degli esteri aveva definito “inaccettabile” il linguaggio di Sharon. Ora radio Israele ha rivelato che il presidente francese ha fatto consegnare da un suo sottosegretario un messaggio di scuse e ..pace fatta.

Questi sono i termini esatti della dichiarazione di Ariel Sharon che ha scatenato le ire di Chirac e dell’establishment francese: “ Io propongo a tutti gli ebrei di venire in Israele, ma è assolutamente necessario per gli ebrei di Francia, ed essi devono muoversi immediatamente.

 In Francia sta riprendendo un antisemitismo scatenato. Il governo francese ha preso delle misure, ma il fatto che il 10% della popolazione francese sia costituita da musulmani offre il terreno a una nuova forma di antisemitismo”. 

Ora, che Israele sia uno stato nato con lo scopo esplicito di convincere tutti gli ebrei del mondo a venire a vivere nel proprio territorio non è nuovo ma, che gli ebrei siano tutti dell’idea, questo è da appurare. Chi è abituato a vivere, nato e cresciuto in uno stato , gode di agiatezza, non credo sia così bambetta di andare in un paese dove i kamikaze si sollazzano a farsi saltare in aria in lieta compagnia.

Sharon si preoccupa per il futuro del suo paese anche se, ora, gli ebrei superano per 5,4 milioni  a 4,9 gli arabi, gli studi demografici prevedono il sorpasso tra 10 o 20 anni per il diverso tasso di nascite nelle due comunità.

Il ritorno alla terra promessa ebbe un forte afflusso nel 1990, con il collasso del blocco dei paesi comunisti : l’anno prima ci furono 24.000 immigranti , ma il crollo del Muro di Berlino provocò il trasferimento record di 200.000 ebrei, per lo più dalla Russia. Da allora l’est europeo è stato il maggior bacino di nuovi arrivi, ma con il passare del tempo il numero si è ristretto.

In Francia, come è noto, esiste un’antica tradizione antisemita con radici intellettuali illustri, sono spesso nell’area cattolica e di destra, ma anche la sinistra è ben rappresentata da quel deputato del Terzo Stato che nel 1791 tentò invano di opporsi all’emancipazione degli ebrei proposta da un nobile e un membro del clero, al protosocialista Pierre Joseph- Proudhon, per cui gli ebrei erano una”razza infernale”; fino al terzomondismo negazionista espresso nello scorso decennio da Roger Garaudy  o dall’abbè Pierre e che sfocia in certe posizioni oggi correnti nella galassia no global. E vi è poi la caricatura insistita dell’usuraio ebreo che a livello letterario compare in autori insospettabili, da Balzac a Jules Verne fino a Georges Simenon.

Giscard d’Estaing disse:” Tutto agli ebrei come individui, niente come nazione”.

Era d’altronde la stessa linea espressa al tempo dell’illuminismo da autori come Voltaire e Diderot  che bollavano l’ebraismo nel suo complesso come “ignoranza” e “ superstizione”.

Riepilogando quanti sono i paesi a cui dovremmo chiedere scusa? Se si pensasse per un attimo a quella povera Africa, torturata, allo stremo delle sue forze, ai milioni di bambini morti per mancanza di cibo, per malattie contagiose, abbandonati da tutto il mondo e da chi dovrebbe intervenire solo per un atto umanitario, ma sul loro territorio non esiste né petrolio, né diamanti e perciò sono abbandonati al loro triste destino.

Però come mai gli ebrei italiani o che abitano in Italia non obbediscono al loro premier e se ne vanno nella loro vera patria? Le scuse dal governo italiano le hanno avute ed allora perché rimangono in un paese che, a sentir loro, siamo razzisti ed abbiamo fatto le leggi raziali?

Certe fortune capitano agli altri, chissà perché mai a noi !


La telenovela della stele di Axum

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Progresso ? No, regresso !

In questi giorni si fa un gran parlare della stele di Axum, di come si può rispedirla in Etiopia dopo averla smontata pezzo a pezzo e finita in un magazzino, dove rimarrà ancora a lungo ( o forse per sempre) dato che l’invio in quelle terre lontane costa troppo e non riescono a trovare il sistema di trasporto.

Che tecnici vi sono al giorno d’oggi…E pensare che la famosa stele giaceva in terra, divisa in cinque parti tra i tukul di Axum, città santa di antica civiltà, fra altre steli molto più piccole, dato che quella trovata, non bottino di guerra, sia ben inteso, aveva una altezza di 23 metri ed era molto bella. Era l’anno 1937 e l’obelisco venne trasportato a pezzi , restaurato ed eretto di fronte al Circo Massimo a Roma. La presenza italiana ha lasciato, però, ancora oggi in uso, strade, ponti, case ed ospedali in Etiopia.

L’Imperatore d’Etiopia, Haile Selassie, dopo la guerra richiese la restituzione della stele, però come la vide eretta nella sua grandiosità, decise di lasciarla in Italia, ma volle in cambio un ospedale nel suo paese che fu fatto. Indi tutti felici e contenti, ma… il governo etiopico l’8 gennaio 2001 ha chiesto la restituzione del famoso obelisco ed il governo ubbidì.

Per poco a Vittorio Sgarbi non venne un coccolone e cercò, con ogni mezzo, di contrastare questo ritorno della stele perché sapeva quanto sarebbe stato ostico il trasferimento e poi per amore dell’arte. A nulla valsero le proteste sue e di molti amanti della cultura, la stele venne smontata pezzo a pezzo e sistemata in un magazzino in attesa di partire. Sono passati ben tre anni e la stele, giustamente mortificata di essere nuovamente tornata alle antiche origini di rottame, è sempre in attesa che i tecnici odierni arrivino a capire come in passato ( “il vergognoso passato del ventennio”) siano stati all’altezza di smontarla e rimontarla.

Che strano, però, che il secolo passato e specialmente durante “il male assoluto”, siano state fatte molte cose buone, anche se non si voglia ammettere.

Benito Mussolini, per esempio, un giorno disse:” Costruiremo dieci città in dieci anni, non un giorno di più” Difatti furono costruite le seguenti: Latina, Aprilia, Sabaudia, Pomezia, Guidonia, Ardea, Ostia Lido, Fregene, Carbonia, Ladispoli e tutte nelle date premesse. Inoltre mille e più borghi, migliaia di case coloniche sparse in tutta Italia e borghi oggi vere cittadine dell’Agro Romano e aggiunse ben altre 16 province. Mi fermo perché impossibile enumerare ciò che fu fatto a quei tempi e che tutt’ora è funzionante.

Ora, con il progresso, grazie a” Striscia la notizia” di Ricci possiamo vedere quante opere sono state incominciate, quanti ospedali pronti ad ospitare malati ma abbandonati ai vandali che hanno persino rubato i gabinetti e la sporcizia regna sovrana,  quanti ponti costruiti a metà, quante autostrade che se uno si sbaglia ad infilarne una dopo breve tragitto si accorge che se non frena di colpo può finire in un precipizio perché manca un ponte o si trova in un bel prato erboso e può raccogliere dei bei fiorellini; case, anzi bei palazzoni terminati e vuoti, forse perché pensano essere abitati da spiriti e siccome il governo ha il cuore d’oro non vuole che gli affittuari si spaventino, indi chiusi e non se ne parla più. Che marciscano, tanto siamo ricchi e possiamo fare a meno delle necessità primarie. La bufala più eclatante è il famoso, vagheggiato ponte che dovrebbe collegare la Sicilia al continente che, se sarà costruito lo potranno usare i nostri pronipoti, diciamo verso la fine del secolo o nei primi anni del 3.000.

Le male lingue dicono che si facciano dei lavori compiuti o meno solo per lucro, per tangenti, per poter rimpinguare il salvadanaio, io non credo a ciò, penso che desiderino solo fare delle costruzioni per divertirsi, perché giocherelloni e per passare il tempo, dato che il lavoro stanca e bisogna prendersi qualche svago.

Ritornando alla restituzione (che non avverrà mai) della stele di Axum, perché i nostri grandi uomini politici non richiedono la “Gioconda” che i francesi, gentilmente e con gran tatto, ci hanno fregato? E le nostre innumerevoli opere d’arte dei nostri pittori, unici al mondo, che riempiono musei di mezzo mondo perché non farceli ridare?

D’accordo che noi italiani siamo “gran signori”, altruisti, che non badiamo a certe piccolezze, sempre pronti a dare, smaniosi di farci vedere superiori a tutti, però, chiedo venia, anche un po’ bamba. Ma questo è un difettuccio prettamente da addebitare a chi ci governa, non al popolo che deve sottostare e ingoiare amaro le bravate, meglio dire i disastri, gli sprechi vergognosi che sono all’ordine del giorno.

Allora, cari governanti, invece di continuare a far ridere anche i polli con le vostre continue pagliacciate, tipo dimettere un fiscalista come Tremonti per prendere Siniscalco, suo uomo di fiducia, Fini, che ogni minuto cambia parere, Follini che sicuramente deve avere avuto una crisi tremenda per non aver ottenuto carica alcuna, la Camera ed il Senato che sono divenuti campi di battaglia e tra un poco vedremo apparire spade, alabarde e scimitarre, per non far torto agli arabi, vi do un consiglio gratuito: andate in ferie e stateci a lungo, almeno avremo un po’ di pace e voi riposerete le stanche meningi.

Carpe diem !


Siamo rovinati, ritorna la DC!

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E’ proprio vero che le disgrazie ti capitano quando meno te lo aspetti.

Veramente lo si doveva prevedere che la Balena Bianca prima o poi sarebbe ritornata, perché i democristiani sono come l’ edera, dove si attacca non si stacca più.

Onore e gloria a Follini, democristiano fin dalle più profonde viscere che, finalmente, è riuscito nell’intento di creare nuovamente caos, mangiatoia sempre colma per saziare l’appetito vigoroso dello scudo crociato, delle panzane che hanno inculcato agli italiani del terrore del comunismo per ottenere voti.

Sì, Follini merita un serto d’alloro come i più grandi eroi !

E’ notorio che la Prima Repubblica è salita agli onori grazie anche alla Chiesa che, durante i sermoni, invece di parlare di Gesù e illustrare il Vangelo, i parroci tenevano comizi.

I giovani non lo sanno, ma chi è della mia età ricorderà il continuo sentire date il voto alla Democrazia Cristiana, altrimenti se votate il Partito comunista andrete tutti all’Inferno.

E gli italiani, in verità un po’ pecoroni, giù a dar voto alla DC.

Ora, dopo vari governi, la DC quasi scomparsa, ecco che arriva Follini, piuttosto bruttino e non affatto simpatico, almeno a me, che spera di essere eletto al posto di Berlusconi e l’ingrigito Casini Presidente della Repubblica. Questa è mia personale opinione e dato che sono una Cassandra del terzo millennio, son certa di essere creduta.

Difatti basta leggere le pretese di Follini che ha scritto sui giornali  in una lettera aperta al Presidente Berlusconi, per rendersi conto che la DC , pur passando al centrosinistra, è convinta di poter governare il nostro paese.

Cari lettori, pensate per un attimo che succederebbe se ritornassimo ai tempi del dopo guerra, quando la Balena Bianca era al potere, pazzesco. In verità, ora i giovani sono istruiti, ma allora, colmo dei colmi, al governo erano salite persone con la quinta elementare, che sapevano appena fare la loro firma, tranne i pochi, rari capoccia che avevano una certa istruzione e comandavano i poverelli ignoranti con la frusta, da bravi domatori di leoni. In verità avrei voluto dire un’altra parola, ma ci vuole un po’ di pietà ed io, come sapete, sono molto umana e comprensiva.

I ricatti sono all’ordine del giorno e non solo Follini pretende, ma molti altri della Casa delle Libertà non sono da meno.

Il bruttino Follini ha scritto un libro per raccontare le pretese, le accuse al Governo Berlusconi nel 2003 e già allora si erano spalancati i sepolcri e gli scheletri ritornati alla luce dopo un passato trascorso al buio, ma lo si era capito da anni ciò che il suo partito Democrazia Cristiana voleva ed ha sempre rivoluto: il potere assoluto.

Ora gli scudi crociati tireranno, nuovamente, fuori il comunismo. Via Cossutta, via Diliberto, via Bertinotti, la mia simpatia perché l’unico deputato coerente. Anche se fascista, mica sono scema e so apprezzare chi si comporta da persona che non abiura le sue radici.

Sono i democristiani che spaventano per la loro ingordigia, la presunzione di essere i migliori, coloro che potrebbero portare l’Italia alla salvezza. Salvezza di chi e di cosa? Ricorderò a chi è giovane e non conosce il triste passato che gli antichi deputati erano arrivati a Roma con una valigia di cartone, senza una lira, compresi vari leader, ma mangia oggi, mangia domani, dopo poco la trasformazione è avvenuta: begli abiti firmati, automobili, ville e conti in banca che Dio solo sa come hanno fatto ad essere sempre in nero e talmente pesanti da far crollare la cassaforte.

Ed ora, hanno il coraggio , meglio la faccia tosta di criticare chi è ricco di casato, tipo Berlusconi, e danno troppo spesso del ruba galline a chi non la pensa come loro.

Eppure quanti soldi sono passati di mano, il famoso passa mano, nella Prima Repubblica? Tanti, troppi, ed ora dato che, forse, dico forse ma non ci credo, i loro risparmiucci  si sono decurtati con l’usura è naturale che debbano rimpinguare i loro forzieri, giusto ?

Caro on. Follini, quella lettera comparsa su Libero non la doveva scrivere, si è scoperto troppo, la sua avidità è lampante, il suo desiderio spasmodico di divenire Presidente del Consiglio è meschino e se io fossi Presidente della Repubblica, vi manderei, voi dissidenti, tutti quanti, a scaricare carbone, poiché l’UE non ci stima per nulla e con ragione, poiché è ora di smetterla con queste diatribe che sono una vergogna che l’Italia non merita.


Il muro di cui nessuno parla

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I lavori sono iniziati nel 1980 e mai interrotti, si sviluppa per 3 mila km. ed è in un territorio occupato dal Marocco e serve a confinare gli indipendentisti del Polisario ( Frente popular para la liberatiòn de Saggia el Hamra de Rio de oro ).

Per i marocchini è una “ Berm”(barriera)difensiva, ma per il popolo Saharawi è il “ muro della vergogna”, eretto da arabi per soffocare altri arabi e benché l’Onu abbia riconosciuto il diritto dei Saharawi all’indipendenza nel 75, mai c’è stata una risoluzione contro il muro. Cessate il fuoco virtuale in vigore dal 91.

Insieme alla Muraglia cinese, che batte in lunghezza, è il solo manufatto visibile dallo spazio, e non si trova stavolta in Israele.

Tifatiti, un triangolo d’Africa al confine marocchino, di cui i grandi media non ne parleranno mai. Perché il cattivo non è bianco, ricco, ebreo o filo occidentale, bensì un paese islamico di aspiranti “vù cumprà”, il Marocco appunto, che da 15 anni tiene rinchiusa un’altra nazione, anch’essa islamica, in una striscia di sterile deserto maghrebino. La nazione è la Repubblica araba Saharawi democratica , nata nel 76 e riconosciuta da 74 Paesi tra cui la Spagna. Gli abitanti sono 200 mila.

Da Tifariti il muro si intravede già all’orizzonte. Dalle tendopoli e dalle casupole di sabbia seccata dove i Saharawi sopravvivono da quando l’esercito reale marocchino, nel 1975 li cacciò a furia di napalm dal Sahara Occidentale, l’ex colonia spagnola loro patria per secoli. In seguito all’invasione, 200.000 profughi abbandonati a se stessi fuggirono nel più ostile dei deserti, creando al contempo un movimento di resistenza armata, il Fronte Polisario, con l’obiettivo di liberare i territori occupati.

Il risultato fu una guerriglia determinata quanto efficace, tanto da costringere all’impasse la ben più folta armata dell’invasore e venne l’idea di stroncare per sempre, erigendo un muro, i sanguinosi attacchi condotti dal Polisario in territorio marocchino o contro i coloni inviati da Rabat nelle nuove terre attraverso la cosiddetta Marcia verde. In pratica rinunciare ad una porzione delle terre usurpate desertiche per meglio difendere il resto del territorio, fertile e pescoso in quanto bagnato dal mare, ricco di petrolio e miniere di fosfati le più grandi del mondo.

La barriera di separazione, in arabo Berm, prese il via nell’agosto 1980 e con data di consegna dell’opera nell’aprile del 1987. In realtà non è ancora terminata e i lavori mai interrotti. Peggio del Duomo di Milano dal cantiere perpetuo.

I finanziamenti iniziali giunsero dall’Arabia e mantenerla costa al governo di Rabat un milione di dollari al giorno: un totale di 2720 km (1600 alla fine il controverso muro israeliano) per 3-4 metri di altezza di un misto di roccia e muratura, inframezzato da reti elettrificate, filo spinato (rotolo da 20.000 km) e guardiole a distanza regolare. A vigilare sul Berm 160.000 soldati marocchini, 240 batterie d’artiglieria, mille veicoli blindati, decine di postazioni radar a largo e medio raggio. Inoltre batterie di missili, mortai e dall’alto un’aviazione tra le più potenti del continente. In prossimità del muro in zona Saharawi 5 milioni di mine proibite antiuomo e anticarro anche a frammentazione, gran parte di vecchia fabbricazione italiana.

Per i Sahawari è divenuto impossibile anche solo avvicinarsi all’area del muro, chi ci ha provato, in centinaia, è finito in pasto agli scorpioni.Si trovano letteralmente sigillati tra esso e il sorvegliato confine mauritano. In una terra di nessuno ribattezzata dal 1976 “Rasd”, tra deserto e campi profughi di là dal confine algerino i “ rasdiani” conducono una vita da primato dell’indigenza. Tutto deve essere portato da fuori, acqua, cibo, combustibile. Le case di sabbia, unico materiale disponibile, possono crollare alla minima tempesta e ai 60° estivi si liquefanno. Moltissime le famiglie spezzate dalla costruzione del muro, con genitori, figli o fratelli che non si vedono da oltre 30 anni e, a volte, si parlano al telefono, in dialetto hassaniya una volta ogni due, dato che le autorità marocchine cercano di scoraggiare futuri ricongiungimenti.

Mentre i bambini si allenano giocando al “salto della mina” gli uomini sono tutto l’anno al fronte, o meglio a pattugliare su jeep rattoppate un fronte ormai virtuale da deserto dei tartari. Soltanto lo stoicismo delle loro donne, le più emancipate dell’Islam, permette alle comunità (dayre) di tirare avanti, sopperendo in prima persona all’assenza di ospedali, scuole, strutture politiche, lavoro. Uniche entrate qualche aiuto internazionale,ma sempre meno, e qualche commessa di tappeti artigianali.

E l’Onu che fa ? Nel 91 inviò osservatori in vista di un referendum tra Saharawi e coloni che avrebbe sancito l’indipendenza del Sahara Occidentale. Si chiamava missione “ Minurso”, però in prossimità della scadenza dal marocco partì una seconda Marcia verde con 255.000 coloni, al fine di alterare la bilancia demografica in chiave referendaria. Al Palazzo di vetro rimasero a guardare, senza intervenire come per il muro. Un silenzio assordante che ha un responsabile nella Francia con diritto di veto , supporter incondizionato del regime marocchino.

Se il muro salva vite israeliane e la lotta di liberazione è quella palestinese, allora il caso arriva all’Aja e alle Nazioni Unite, ma se invece i murati vivi sono arabi non Wahabbiti e gli usurpatori beneficiati sono fidi alleati sullo scacchiere nord africano, allora non è il caso di intervenire.


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