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I miei articoli politici

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Il texano sceglie il nemico del suo secondo mandato: l'Iran

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Evidentemente convinto che la guerra in Iraq è stata vinta dagli Usa ed il petrolio assicurato, il cow boy parte in quarta verso l’Iran.

Da gran signore quale è, Bush, non bada alle piccolezze: migliaia di soldati americani morti, strage di poveri iracheni, distruzione di città e villaggi e…non è ancora finita, dato che la guerra continua ed è pura utopia pensare ad uno stop.

Ora,Washington chiederà all’Onu sanzioni contro il programma nucleare ma, senza attendere risposta alcuna, invaderà l’Iran, come nei suoi progetti ed idee fumose che sono insite nella sua natura.

“La nostra posizione è che l’Iran non avrà un’arma nucleare e tutte le opzioni per impedirlo sono sul tavolo”.Parole di Bush.

In una intervista rilasciata alla tv Fox, il 27 settembre, durante la fase finale della campagna elettorale, George Bush ha preannunciato che l’Iran sarebbe stato in cima all’agenda del suo secondo mandato, al fine di impedire il possesso dell’atomica ad uno Stato inserito dal 2002 nell’”Asse del Male” delle nazioni compromesse con il terrorismo. E così subito dopo l’Iraq di Saddam c’è l’Iran dei mullah.

La tensione tra Washington e Teheran trova origine nella rivoluzione khomeinista del 79, quando il più potente alleato degli Stati Uniti, lo Shah Reza Pahlavi, che era divenuto ufficialmente il Gendarme del Golfo (e delle Sette Sorelle del petrolio), viene defenestrato dal popolo scalzo dei “ mostazafin” e l’Iran diviene il focolaio di resistenza contro l’egemonia che, agli occhi dei popoli della Umma islamica, l’America ed Israele vogliono imporre alle terre della Mezzaluna.

L’invasione dell’Ambasciata americana di Teheran e con la cattura di 52 ostaggi, tenuti prigionieri per 444 giorni, fa reagire l’America che congela tutti gli investimenti iraniani nelle banche di Wall Street, promuovendo un embargo commerciale all’esportazioni iraniane e tentando un blitz per liberare gli ostaggi che si risolverà in un fallimento che porterà alla fine rapida di Carter.

Da quei giorni sono passati più di venti anni, gli ostaggi liberi, Khomeini è morto, quattro presidenti americani sono cambiati, eppure per Teheran l’America resta sempre il Grande Satana, e per Washington i mullah stanno ora nel primo segmento dell’Asse malefico.

Non è causa di immutabili risentimenti religiosi o in insanabili orgogli nazionalistici, ma tre cause evidenti e profonde: il petrolio, l’equilibrio strategico regionale, la bomba atomica.

Le tre cause sono naturalmente interconnesse e possono essere classificate in un ordine che varia secondo le circostante congiunturali. Semplicemente tutte e tre sono elementi vitali di coinvolgimento in quella che Bush ha definito Dottrina della sicurezza nazionale.

L’Iran è il secondo grande esportatore petrolifero del Golfo dopo l’Arabia Saudita ( 3.600.000 barili al giorno, con riserve per 90 miliardi di barili, ossia il 10 % delle riserve mondiali).

Nel Grande Medioriente, l’Iran dei mullah è un elemento di forte eterogeneità, potenzialmente destabilizzatore per il radicalismo della sua teocrazia, e pericolosamente minaccioso verso gli equilibri interni di sceiccato e monarchie per l’alta quota di fedeli sciiti tra le popolazioni di quei piccoli domini petroliferi. La politica dei prezzi alti del greggio, praticata da Teheran, non è solo una pressione sulle società dell’occidente, ma è, soprattutto, la sua capacità di intervento strategico diretto negli equilibri del Golfo che assegna all’Iran un rilievo politico straordinario.

Ma è la bomba atomica che accentua la tensione tra Iran e Usa. Le procedure avanzate di arricchimento dell’uranio, secondo l’Iran sono per scopi civili; per gli Usa per arrivare alla realizzazione di un armamento nucleare.

Francia, Germania e Inghilterra che hanno investimenti rilevanti in Iran hanno tentato una mediazione che salvasse il diritto dell’ispezione a sorpresa pur accettando la buona fede iraniana. Ma l’Iran dopo la minaccia delle sanzioni allontana la soluzione negoziata e ha riaperto il rischio di una possibile nuclearizzazione del Golfo.

Per ora l’Iran non possiede l’atomica  e Bush dovrebbe avere cautela e misura prima di aprire un altro fronte di crisi militare, anche perché una escalation oggi scatenerebbe, veramente, lo “ scontro di civiltà” di Huntington.

L’ayatollah Ali  Khamenei , leader supremo di Teheran , ha ribadito che le accuse rivolte dagli Stati Uniti all’Iran sono dettate dall’obiettivo di impedire il progresso tecnologico.

“Ci accusano di cercare di sviluppare armi nucleari. No signori. Non stiamo pensando a costruire arsenali atomici” ha spiegato Khamenei a centinaia di migliaia di fedeli riuniti in preghiera per ascoltare il suo sermone “La nostra arma nucleare è questo Paese, è la nostra gioventù. Un sistema che ha talmente tanti giovani devoti e una nazione unita non ha bisogno di armi nucleari”

Il texano è convinto che il paese nasconda un programma illecito per la proliferazione, è convinto che l’Iran sia un covo di terroristi, non ha il coraggio di dire che la prossima invasione dell’Iran porterà molto petrolio e ricchezza agli Usa.

D’altronde il suo unico scopo è quello di divenire il “padrone del pianeta” forse per rivalsa dei suoi antenati arrivati in America deportati dalle prigioni inglesi perché ladri ed assassini, prostitute e pezzenti, antesignani di invasioni  di terre indiane e relativo genocidio di una etnia. Il tempo è passato, ma il marchio è rimasto!


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