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I miei articoli politici
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CACCIA AL BIANCO “
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Rudi
Botes, 47 anni, rinvenuto con gli occhi cavati nella fattoria Genbade
presso Bultonfontein. Adriana Van der Riet, 86 anni, uccisa con 20
pugnalate in una fattoria nelle Rocklands. Martmarie de Bruin, 18 anni,
stuprata in un lago di sangue nel suo letto a Honeydew. Roelof
Gottschalck, 34 anni, impiccato a Rustenburg. Hanno antichi nomi europei
questi martiri del nuovo Sud Africa. Sono gli ultimi caduti di luglio,
in un lugubre bollettino aggiornato di mese in mese. Il totale coi 3
morti del 10 agosto ha raggiunto 1679 unità. 93 da inizio 2004,
quest'anno sforeranno i 160, accelerando ancora. 9000 gli attacchi gravi
dal '94, decine di migliaia quelli (si fa per dire) meno distruttivi. A
subirli, sempre e solo loro, gli 85000 agricoltori bianchi Afrikaaner
discendenti di Boeri olandesi (e ugonotti francesi), abbandonati a se
stessi dal crollo del regime bianco. Per coglierne la portata basta il
confronto col tasso mondiale di omicidi, 7 su 100.000 abitanti: nel
Natal o nel Limpopo 313 su 100.000. A compierli, sempre e solo gli
altri, i membri di 700 bande e milizie irregolari di giovani neri armati
che spadroneggiano nelle campagne sotto l'occhio indulgente delle
autorità. Le avanguardie del terrore, Azapo/Apla e Pac in testa, le
autodefinisco "Campagne di popolo", basate su comizi d'odio,
radio razziste e sulla predicazione anti-uomo -bianco a opera dei
guaritori tradizionali nelle scuole tribali. Il motto è mutuato dal
terrorista Peter Mokaba, "un Boero, una pallottola", o
"uccidi il Boero, uccidi l'agricoltore". Si
inizia con minacce via posta, "se non ve ne andate bruciamo la
casa". Poi classificano le fattorie da colpire con 3 colori: il
verde di una Sprite indica target facile, un cartone di lagge bianco
all'uscio rischio medio, una lattina rossa di Coca vuol dire offlimits
(troppo sorvegliata). Il metodo è scientifico, al pari del viedo che
insegna a spiare un insediamento e farne fuori i proprietari, oppure
attaccargli l'Aids. Certe gang offrono premi da 250$ a boero. A poco
servono ai latifondisti abbienti cancelli elettrificati, sensori laser,
guardie del corpo, gas lacrimogeni, Neels Moolman, criminologo dell'universita
di Sovenga, ha evidenziato la premeditazione dei delitti, accanto
all'assenza di repressione della polizia e a una brutalità standard.
Agli eredi degli Zulu non basta uccidere e depredare, per vendicare i
loro avi vogliono umiliare. Da qui gli stupri, le impiccagioni con filo
del telefono, il rogo dei corpi rantolanti, le teste segate a metà, e
la raccapricciante fine di una vecchia in carrozzella bollita viva in un
pentolone. Ma
tanta barbarie non nasce dal nulla. Era anzi prevedibile nel contesto
della politica razzista intrapresa dal governo nero di Pretoria. L'anno
scorso il premier Thabo Mbeki, a capo di un monocolore dell'African
National Congress d'ispirazione comunista, ha varato un pacchetto di
leggi per il “Potenziamento economico dei neri “ (Bee laws). Che
nella sostanza rimuovono il diritto inviolabile alla proprietà privata,
cancellano ogni toponimo Afrikaaner, chiudono i loro centri culturali,
scolastici, radiofonici, completando la rimozione di ogni segno di
matrice europea del Programma per il rinascimento africano. Sulla china
del genocidio si arriva però con il programma di ridistribuzione della
terra, che consente a qualunque nero accampi un diritto su un podere
Afrikaaner, per quanto datato o velleitario, di appropriarsene tout
court: immaginate cosa accade quando i tribunali o gli interessati non
acconsentono. O quando gli imprenditori agricoli rifiutano le società
con azionisti neri, imposte dalla Bee. Dal
1° luglio l'assemblea nazionale ha fatto legge il "Firearm
controll bill", che annulla di fatto la prerogativa dei contadini
boeri sul possesso di armi per autodifesa. Ormai in molti danno per
scontato un "effetto Zimbabwe", un bis della pulizia etnica
contro i bianchi condotta nell'ex
Rhodesia dal dittatore Mugabe. Certo i bianchi in Sud Africa sono 3,5
milioni ma anche in Zimbabwe cominciò così, e prima ancora coi
tedeschi in Namibia. Chi può ha cominciato a scappare. Il rischio,
quando morirà l'estremo parafulmine Nelson Mandela è che venga meno
ogni freno e il genocidio contagi le città. Il problema è che i
bianchi sudafricani non hanno una madrepatria che li accoglierebbe
compensandone i danni: vivendo lì da tre secoli e mezzo sono oramai dei
nativi, quanto gli statunitensi in America. E dire che i primi a rimetterci dall'estinzione dei boeri sono giusto i neri. Il Sud Africa era il granaio del continente, grazie all'export sottocosto delle fattorie bianche. Molte delle 24 nazioni che ora soffrono la fame nella fascia subsahariana lo devono al crollo della produzione boera, che dava cibo a 130 milioni di africani. E persino in alcune zone del Sud Africa quest'anno è comparso lo spettro della fame. |
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