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I miei articoli politici

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Berlino, i cui punti cardinali sono soltanto due

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Quindici anni fa, il 9 novembre 1989, il Muro è caduto, brevi tratti sono stati mantenuti per ragioni turistiche ma è rimasta una linea invisibile che divide in due la capitale della Germania. Ora vi sono palazzi nuovi, piazze in vetro e cemento, ma i continui rivolgimenti urbani hanno fatto si che anche i veri berlinesi facciano fatica a ricordarsi dove passava precisamente il Muro e oggi è praticamente impossibile ricostruire con esattezza il suo percorso.

Ora i berlinesi vivono come uno strano privilegio la possibilità di scegliere,  a seconda della serata o dell’umore, se hanno più voglia di Est o Ovest. Da una parte esiste più confusione, i locali aprono e chiudono nell’arco della stessa settimana e dall’altra si può ancora gustare quell’atmosfera un pò passè  di quando Berlino era Berlino e avere la certezza che gli attori della Schaubuehne, dopo lo spettacolo, andranno a mangiare da Bovril, dove i camerieri e il servizio sono gli stessi da sempre.

Anche l’immigrazione è diversa: l’Ovest è storicamente territorio dei turchi, lì ci sono i venditori di Kebab, gli alimentari notturni, i ristoranti finto-italiani. Le donne sono rigorosamente velate e i bar sono pieni di uomini che giocano a backgammon.

Quando il partito cristiano democratico tedesco si è opposto all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, la satira si è scatenata, in special modo sul quotidiano Tagesspiegel con allegre vignette.

Come si attraversa l’Alexander Platz, in direzione del quartiere Mitte, si nota lo sparire della presenza turca e percepire i segni dell’Asia. Vietnamiti, tailandesi, cinesi e coreani hanno, poco alla volta, popolato la parte Est di Berlino: i ristoranti, gli alimentari notturni ed i negozi di fiori sono tutti loro.

Sia la comunità turca sia quella asiatica difendono con forza le loro tradizioni e i territori sono segnati con chiarezza, come se a marcare il segno ci fosse ancora un muro.

Il berlinese dell’Ovest è abbonato al Tagesspiegel, quello dell’Est compra la Berliner Zeitung: grafiche, gusti e modi di leggere la realtà completamente diversi.

Il Muro, per esempio, per un berlinese dell’Est è ancora percepito come qualcosa nato per segnare i confini dell’antifascismo. Un berlinese dell’Ovest pensa invece che si sia trattato di un modo per tagliare fuori i Westberliner dal resto del mondo.

Sul territorio federale i tedeschi dell’Ovest considerano i fratelli dell’Est più poveri, più pigri, meno eleganti e in fondo un po’ sfortunati, mentre a Berlino la situazione si rovescia.

La parte Est della città è senza dubbio più vivace, più bella, più alla moda. E poi vi è il fattore estetico: i palazzi, le strade, i monumenti di Berlino Est sono i più antichi della città (questo perché i russi sono arrivati prima e si sono presi la parte migliore), e il restauro dei vecchi palazzi mostra, ogni giorno, un pezzo nuovo. La strategia degli urbanisti è stata quella di colorare tutto quello che era grigio; il risultato sono strade con case gialle, arancioni, azzurre e rosa. Tra le altre meraviglie di Berlino Est c’è il fattore demografico e il quartiere di Prenzlauer Berg è quello in cui nascono più bambini in tutta Europa e in genere la popolazione è molto giovane. Per lo più studenti, artisti e giovani in cerca di lavoro che si sono trasferiti a Est quando era ancora tutto da colonizzare.

Una cosa, però, accomuna le due parti della città ed è la cronica mancanza di denaro e lavoro.

Berlino è la capitale con le cifre più in rosso di tutta Europa: 315 mila disoccupati, 50 miliardi di euro di debiti, scuole e ospedali ai limiti degli standard nazionali, teatri e istituzioni culturali sotto costante minaccia di chiusura.

Vivere a Berlino, d’altra parte, è molto più economico che in qualsiasi altra capitale europea e con 400 euro al mese ci si può permettere un atelier di cento metri e un appartamento grande.

Ed è per questo che artisti e ragazzi in cerca di avventura sbarcano, ogni giorno, in città con le valige piene di idee.


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