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I miei articoli politici
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L’OSTACOLO
AL CALIFFATO DI OSAMA E’ L’0R0
NERO DELLA TRIBU’ SAUD “ Nella
terra del Profeta, nei deserti austeri della vita di Maometto, nei
luoghi sacri della sua rivelazione e della sua morte, là dove la
Qaba’a suggella per ogni credente il legame tra la terra e il cielo,
Bin Laden vede il territorio ideale dove realizzare la palingenesi della
storia e la rinascita di quel potere che l’ Occidente ateo e
degenerato aveva saputo abbattere. E’
Riad la culla preziosa e ambiziosa nella quale lo sceicco immagina
l’insediamento del nuovo Califfato, che dovrebbe restituire alla
Mezzaluna Fertile la centralità della storia del pianeta. Tra
Bin Laden e il suo sogno c’è però la tribù di Ibn Saud, che governa
il paese con 5.000 principi e con quella montagna di petrodollari che la
volontà onnipotente di Allah ha voluto donare alle casseforti di re
Fahd piazzandogli sotto i picchetti delle sue bianche tende del deserto
e poi sotto gli scantinati dei suoi bianchi palazzi di Riad e di Jedda,
uno sterminato mare di idrocarburi. E questi petrodollari significano
anche congiunzioni (giudicati da Bin Laden “contro natura”) con gli
odiati crociati cristiani e con i loro alleati giudei. Per far nascere
il nuovo Califfato occorre, perciò, sbarazzarsi del potere dei Saud ma
anche di quegli alleati contro natura. Questa
alleanza, nata in qualche forma approssimativa negli anni 30 ( quando
Londra mette le mani sul petrolio iracheno e gli americani si
risarciscono allora nella penisola arabica) , trova la sua sanzione
politica
nell’incontro che il Presidente Roosevelt ha con il capostipite
dei Saud, a bordo di una cannoniera a stelle e strisce, di ritorno dal
viaggio di Yalta. Gli americani proteggeranno per sempre i Saud , ed
essi in cambio gli concedono via libera sulla ricchezza del petrolio. L’eternità
dell’impegno di Roosevelt è però una cronologia di cui la politica
impone principi doverosi di revisione. E quando l’11 settembre rivela:
che 15 dei 19 terroristi suicidi delle Torri sono sauditi; che un fiume
rovinoso di dollari nasce in Arabia saudita e finisce nelle casse di Al
Qaeda; che la terra del Profeta è divenuta una organizzazione
solidaristica con il fondamentalismo islamico, allora la firma tracciata
nel 1945 comincia s sbiadire. E il forte insediamento in Arabia Saudita
di basi militari, di aerei, di truppe dello zio Sam, viene smontato
progressivamente. Il rapporto di fiducia si è incrinato, gli interessi
petroliferi americani debbono cercare un’altra localizzazione, per
esempio l’Iraq. Non per questo il sogno di Bin Laden pare sia ora più
prossimo a realizzarsi. Anzitutto
la corona dei Saud ha provveduto a un profondo repulisti di tutte quelle
zone ambigue dove la solidarietà anti-yankee andava trasformandosi in
appoggio concreto alla rete terroristica di Al Qaeda Nello
stesso giorno in cui il messaggio in rete di Bin Laden lodava
l’assalto al consolato americano di Jedda, in quel giorno stesso a
Londra il “Movimento per la riforma islamica”guidato dall’esule
saudita Saad al Faqih chiamava i sauditi del regno a unirsi per
abbattere una monarchia ormai segnata dalla corruzione e
dall’apostasia. Un
ferreo sbarramento di polizia ha impedito ogni protesta di piazza,
quanto meno a Riad e Jedda, ma certamente i rischi di una saldatura tra
il sogno ambizioso di Bin Laden e il progetto politico di Saad al Faqih
non sono inesistenti. Tutte
queste dinamiche politiche si mostrano evidenti nel Grande Gioco che si
è rimesso in moto nelle terre della Mezzaluna. Ma,
proprio quel mare nero di petrolio, che dorme sotto queste terre fa ben
capire come non vi sia dinamica al mondo che possa sperare di
contrastare l’interesse che l’Occidente conserva in quest’area. La
predicazione di Bin Laden continuerà certamente, tuttavia il suo sogno
per ora
è destinato a restare un sogno. A meno d’una guerra che, al
confronto questa dell’Iraq apparirà allora soltanto come una
schermaglia. |
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