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I miei articoli politici
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Perché
intervenire in Iraq?
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Ci
sono diversi Paesi nel mondo che non hanno la nostra cultura, non perché
ne hanno una inferiore, ma perché ne hanno una alternativa. Perché
intervenire in Iraq? Per una questione di democrazia? Frottole, allora
si dovrebbe intervenire anche dalle altre parti, ad esempio in Cina,
dove negli ultimi due anni sono stati giustiziati 3.000 oppositori
politici.
Nulla
toglie che la Costituzione americana non sia buona, ma chi lo dice che
ciò è quello che gli iracheni vogliono? Si può adattare la
costituzione svedese allo Zaire? Ci
sono usi, costumi, tradizioni e peculiarità diverse fra Iraq ed
America. Ad
esempio, tanto per dirne una, gli USA hanno una Costituzione adatta per
una popolazione plurietnica, fatta di 4 secoli di immigrazione. Una
Costituzione che, naturalmente, non hanno quasi mai rispettato se si
pensa ai negri (KKklan) o allo sterminio degli indiani (non tanti, solo
qualche milione). Gli
Iracheni sono un popolo e
una nazione assai più antica , con 5.000 anni di storia, con una
cultura sociale radicata nelle loro antichità. Gli
americani, petrolio a parte, ritengono di essere i salvatori , di avere
la ricetta giusta e di essere i mandati da Dio per portare il bene sulla
terra. Ma non è così: ben a ragione Mussolini parlava di plutocrazie
occidentali. Noi
riteniamo che tutti i popoli debbano essere come noi, democratici. Ma
non è così. Ci sono popoli che vogliono essere presi per mano e
guidati, che hanno bisogno del loro Saddam. E per un oppositore, ci sono
centinaia di migliaia di sostenitori. L’Iraq,
embargo a parte, era un paese laico, con un buon funzionamento dello
stato sociale e dei servizi, il più decente dal Mediterraneo al
Giappone passando per la via della seta. Ma
sono arrivati gli americani: ci pianteranno i Mac Donalds e diranno di
aver portato la democrazia. La pace, non si sa: tutti ne parlano, ma
intanto stanno già parlando di iniziative contro la Corea, hanno un
fronte aperto in Iraq, uno in Afghanistan, si stanno armando contro
l’Iran, sono immischiati nelle guerriglie di mezzo pianeta. L’economia
e la politica americana hanno una caratteristica importante: devono
essere sempre in continua espansione, altrimenti implodono e c’è la
recessione. Non a caso fanno i salti mortali, e se ne fregano
dell’ONU, pur di litigare con qualcuno. Sulla
questione Iraq non si deve credere che questa nazione abbia avuto a che
fare con il terrorismo. Ora, dopo l’inizio della guerra, indubbiamente
è divenuto uno dei Paesi che adottano il terrorismo, ma non prima. E
non si creda neppure che la guerra sia stata voluta dagli Stati Uniti
per acquisire il petrolio iracheno, anche se il petrolio sia la vera
causa. La guerra è iniziata proprio quando stava finendo l’embargo
contro l’Iraq. Questo paese si rapporta con il petrolio per due
caratteristiche ed un fattore, ovvero che: -in
Arabia Saudita si è scoperto improvvisamente che i giacimenti di
petrolio non sono infiniti (fattore). Gli altri Paesi produttori (Russia
per prima) sono eternamente instabili dal punto di vista politico e,
soprattutto, imprevedibili. L’Iraq
è capace di produrre da solo un quarto del fabbisogno petrolifero
mondiale (caratteristica). Il
petrolio iracheno è molto raffinato, il migliore del mondo. Si dice che
ne esce quasi benzina, ma indubbiamente si tratta del petrolio più
pregiato (caratteristica). Quindi
agli Stati Uniti non interessa acquisire il petrolio iracheno, ma gli
basta controllarlo e controllare i prezzi, perché se entra in
circolazione a pieno ritmo il petrolio iracheno, la benzina vale 60
centesimi e l’economia statunitense ( e non solo ) salta per aria. Ne
beneficerebbero alcuni Paesi europei, fra i quali l’Italia, la Francia
e la Germania, che però hanno perso la seconda guerra o comunque hanno
necessitato dell’aiuto americano per vincerla. |
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